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Resident Evil Requiem: Abbiamo provato l'ultima fatica di Capcom

Il silenzio che avvolgeva lo sviluppo di Resident Evil Requiem era diventato quasi assordante. A novembre abbiamo avuto l'onore di provare con mano l'ultima fatica di Capcom, scoprendo la sorprendente duttilità di Nintendo Switch 2 e agli inizi di gennaio la versione per PlayStation 5. Quello che abbiamo provato non è solo il nono capitolo, ma un ambizioso punto di convergenza per una saga che, dal 1996, ha ridefinito il concetto stesso di paura.



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Il Dualismo come Scelta Creativa



La prima grande conferma di questa prova è la struttura narrativa. Capcom non ha optato per campagne separate alla Resident Evil 2, ma per un'unica, mastodontica trama che alterna i due protagonisti in modo cinematico e senza soluzione di continuità. È un “passaggio di testimone” che ricorda la fluidità di Code Veronica, ma elevato agli standard moderni.



Da un lato abbiamo Leon S. Kennedy, il veterano, l'uomo che ha visto Raccoon City bruciare e che ora si muove con la freddezza di chi non può più essere sorpreso. Dall'altro c'è Grace Ashford, una figura che incarna perfettamente il concetto di “nuova vittima” del survival horror: inesperta, terrorizzata, ma dotata di un istinto di sopravvivenza che la rende il personaggio più interessante per i puristi della serie.



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Gameplay



Impersonare Grace nella clinica Chronic Care Center di Rhodes Hill è un'esperienza logorante. Capcom ha lavorato meticolosamente sulla psicologia del personaggio riflessa nel gameplay. Quando Grace punta la sua arma d'ordinanza, la telecamera trema leggermente, il suo respiro si fa affannoso e ogni rumore nei condotti di aerazione sembra presagire una fine imminente.



In queste sezioni, il gioco è un omaggio ai classici: munizioni che si contano sulle dita, piantine verdi rare come oro e un level design che costringe a un backtracking intelligente e ragionato. Abbiamo affrontato puzzle che richiedono la decrittazione di documenti e fotografie, un ritorno gradito che però, dobbiamo ammettere, in questa demo ci è parso fin troppo guidato. La semplicità degli enigmi è forse l'unica nota stonata in un'architettura dei livelli altrimenti superba.



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Quando il controllo passa a Leon, la musica cambia. Letteralmente. Il ritmo accelera e quella stessa clinica che poco prima percorrevamo con Grace nel terrore, diventa il terreno di caccia di una macchina da guerra. Leon eredita il sistema di combattimento del remake di Resident Evil 4, ma lo potenzia: la possibilità di utilizzare un tomahawk per attacchi corpo a corpo brutali e la capacità di deflettere attacchi o usare armi ambientali lo rendono letale. Le sue sezioni sono una valvola di sfogo necessaria, dove il gore del RE Engine esplode in tutta la sua magnifica crudeltà.



La vera novità che abbiamo approfondito è il sistema di crafting basato sul sangue. Grace può estrarre sangue infetto dai nemici abbattuti. Questo fluido non è solo un collezionabile, ma la base per creare munizioni speciali, medicinali sperimentali o dardi stealth capaci di far esplodere i nemici dall'interno. È una meccanica che aggiunge uno strato strategico inedito.
Comparto Tecnico
PlayStation 5



Su PS5 Pro, Resident Evil Requiem è semplicemente il survival horror più bello da vedere di sempre. La modalità Fedeltà offre un 4K nativo con Ray Tracing completo che gestisce le luci della clinica in modo magistrale: i riflessi del sangue sulle mattonelle lucide e la luce volumetrica che filtra dalle finestre rotte creano un realismo fotografico. Per chi cerca l'azione pura, la modalità a 120fps rende i combattimenti di Leon fluidi come mai prima d'ora. Il DualSense fa il resto: sentire la resistenza del grilletto che si indurisce quando Grace è ferita, o la vibrazione aptica che simula il battito cardiaco accelerato nel controller, aumenta l'immersione a livelli quasi insostenibili.



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La Sorpresa Nintendo Switch 2



C'era molta curiosità per la versione Nintendo Switch 2 e, dobbiamo dirlo, Capcom ha compiuto un mezzo miracolo. Nonostante la natura portatile, il gioco mantiene il Ray Tracing in modalità docked a 1080p/30fps. La stabilità è sorprendente. Certo, si nota un calo nel dettaglio delle texture rispetto alla controparte Sony e una risoluzione più dinamica in modalità portatile, ma l'atmosfera resta intatta. Giocare un titolo di questa portata tecnica su un treno o su un divano, senza rinunciare agli effetti di luce avanzati, è la prova del salto generazionale compiuto da Nintendo.



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Analisi



  • Grafica: Il sistema di danni procedurali è stato portato all'estremo. Vedere uno zombie reagire a un colpo di fucile a pompa perdendo lembi di carne che restano attaccati alle pareti in modo persistente è tanto disturbante quanto tecnicamente impressionante.
  • Audio: L'audio direzionale è fondamentale. Durante la prova con le cuffie, siamo riusciti a localizzare un nemico semplicemente dal suono del suo trascinarsi nel piano superiore.
  • Immersione: Il passaggio tra prima e terza persona (sebbene Leon sia ottimizzato per la terza e Grace per la prima) permette di personalizzare l'esperienza.

Pro



  • Dualismo Perfetto: L'alternanza tra il survival horror di Grace e l'azione di Leon previene qualsiasi senso di noia o ripetitività.
  • RE Engine all'apice: Una resa visiva che rasenta il fotorealismo, specialmente nel sistema di illuminazione.
  • Sistema di Crafting: Il sangue infetto introduce una gestione delle risorse fresca e tesa.
  • Ottimizzazione Switch 2: Un debutto sulla nuova console Nintendo che lascia ben sperare per i futuri titoli terze parti.

Contro



  • Puzzle semplificati: Gli enigmi visti finora non offrono la sfida intellettuale che i fan dei primi capitoli potrebbero sperare.
  • Incognita bilanciamento: Speriamo che le fasi action di Leon non finiscano per cannibalizzare l'atmosfera horror di Grace sul lungo periodo.

È un Resident Evil?



Queste tre ore ci hanno lasciato con una voglia matta di giocare la versione completa. Capcom sembra aver capito che per chiudere un cerchio lungo trent'anni non serviva solo “più azione” o “più horror”, ma una sintesi perfetta di tutto ciò che è stato. Resident Evil Requiem ha il peso di un'eredità colossale sulle spalle, ma dopo aver visto come Leon e Grace cooperano (a distanza) per sopravvivere alla clinica di Rhodes Hill, siamo fiduciosi.



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Il 27 febbraio è vicino. L'orrore sta per tornare e, per la prima volta, sembra voler rispondere a ogni singola domanda rimasta in sospeso dal 1996. Perché alla fine, nonostante le novità e la tecnologia, le sensazioni non mentono: è un Resident Evil.


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