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The Guilty - recensione

Labili sono i confini della Giustizia, checché ne dicano i regolamenti, con le leggi che pensano di definire, irreggimentare ogni variante del comportamento umano, e di conseguenza sanzionare con precisione ogni errore, ogni deragliamento, ogni colpa. The Guilty è il titolo del bel thriller distribuito da Netflix, che arriva a farci interrogare, a seminare dubbi. Conosciamo Joe Baylor mentre è al centralino del 911, a raccogliere e smistare tutte le chiamate di soccorso. Dopo pochissimo capiamo che l'uomo era un agente su strada e soffre il demansionamento dietro una scrivania e che qualcosa di pesante è avvenuto, per ridurlo così, teso e sull'orlo di una crisi. Nella lontananza alienante dalle emergenze vere e fittizie che lo investono, gli viene richiesta la capacità di setacciare, distinguere, catalogare i casi.



Con rassegnata cupezza Joe uomo assolve il suo compito, con freddezza professionale, con il dovuto distacco. Finché prende una telefonata che poco alla volta lo coinvolge sempre più. Una donna lo chiama da una macchina, è stata sequestrata dal marito che la sta portando chissà dove, ci sono figli abbandonati in una casa, chissà dove, ci sono pochi indizi per trovarla, per evitare che la faccenda degeneri in tragedia. In Joe si risveglia il detective, gli addetti cui si rivolge si prendono carico della situazione ma lo invitano a lasciare che siano loro ad occuparsene da lì in avanti.



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3 ottobre 2021 alle 11:10