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Un vero viaggio greco grazie ad Assassin's Creed Odyssey

Quattro anni. Sono passati quattro anni dalla mia ultima vacanza – e dall'ultima volta che ho visto il mare da vicino. Perché? Lavoro, covid, ancora lavoro. Tantissimi piani, troppi per deciderne uno in tempo. E un'insicurezza personale alla base di tutto ciò che è la mia giornata. Era da tanto che non vedevo il mare da vicino. Il vero mare, almeno, perché nei videogiochi ne ho visto fin troppo.



Tutto ‘sto maledetto fotorealismo deve avermi davvero fatto sentire la mancanza. Del mare e del mondo intero, che non si riesce mai a visitare tutto. Ma di nuovo, quando la grafica è fin troppo realistica e l'ambientazione è ladrata dal mondo reale qualcosa forse scatta nella testa.



window.RTBuzz.cmd.push("masthead1");Una malattia? Non so, si può chiamare malattia uscire di casa perché un gioco ti ha ispirato a farlo?



Ho giocato troppo a un gioco e ce l'ho ancora stampato in testa. Parte mille.



Ero davvero stanco. Stanco di tutto – lavoro, vita, anche dei videogiochi. Tanto più che io Odyssey non l'ho nemmeno mai finito, per quanto mi piacesse. Vertevo in una situazione di burnout che ritenevo quasi al limite dell'irrecuperabile, vivevo della volontà di far cose che poi non riuscivo a spingermi a fare.



window.RTBuzz.cmd.push("middlemobile2");Eppure le immagini di quel gioco non me le sono mai tolte dalla testa. La calma, i colori, i panorami. Pur non avendo mai ripreso in mano le redini della storia di Alexios io non ho dimenticato quanto mi aveva ispirato quel che avevo visto attorno a lui.



Così ho prenotato tutto. Su un'altra isola, certo, che sulla mappa di Odyssey non si vede nemmeno da lontano ma che è pur sempre la Grecia che mi aveva tanto ispirato. Ho preparato tutto e messo lo zaino in spalla, partendo da solo verso un posto mai visto solo perché un gioco m'aveva ispirato a farlo. Lo avevo scelto come un viaggio introspettivo – una sorta di reset, per ricominciare in qualche modo da capo. Osservare, pensare, capire. Eppure non ho trovato quasi nulla di quello che cercavo, né introspezione né risposte. Nulla oltre a un po' di altrettanto desiderato relax.



E ci ho trovato anche dei cairn, quelle strutture di pietre una sull'altra che in Valhalla creano momenti di concentrazione e riflessione immersi in un panorama spesso mozzafiato. Saranno sassi uno sull'altro, ma per me sono stati un messaggio. Sono stati la conferma che questo viaggio io lo dovevo fare, e farlo adesso. Che partire solo perché un gioco mi aveva “ispirato bene” non è stata una minchiata.



Che sta passione per i videogiochi che mi porto dietro da una vita come una palla al piede non è stata uno sbaglio.
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17 settembre 2022 alle 11:00