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Shame Legacy – Recensione Speedrun

In questo ultimo decennio, Outlast ha sicuramente giocato un ruolo cardine nel genere horror. Le sue meccaniche, la narrazione e la struttura hanno radicalmente condizionato molti degli sviluppatori postumi a raccontare la loro storia utilizzando quegli stilemi. I risultati ottenuti sono stati sia brillanti che non, e a questa seconda branca di titoli si aggiunge, purtroppo, Shame Legacy, il survival horror di Fairyship Games e Ravenant Games, si rifà molto all'acclamato titolo di Red Barrels, ma sbagliando quasi ogni cosa, specialmente nella componente tecnica. Per i cacciatori di trofei, però, il gioco è un'ottima occasione di aggiungere alla propria bacheca un Platino veloce e semplice.



Il villaggio degli orrori



In Shame Legacy il giocatore sarà chiamato a seguire le avventure di William Smith, rampollo di una ricca famiglia creatrice di una sorta di setta locale, alla quale si ribellerà, cercando di fuggire dai suoi doveri. L'avventura, raccontata sotto forma, di quello che sembra, un enorme flashback, farà passare il giocatore una notte da incubo in un villaggio del diciannovesimo secolo, inseguito dai suoi abitanti e da una strana creatura chiamata Mietitore.



La narrazione del gioco è astratta e confusionaria, con il giocatore che si ritroverà a vivere e fare cose assolutamente mai spiegate. Non ci saranno mai interazioni con i cittadini, tutti totalmente soggiogati dalla setta o dal volere degli sviluppatori, che non si scomoderanno assolutamente nel contestualizzare questa follia dilagante.



La creatura comparirà e scomparirà a caso, anch'essa senza avere un background o una motivazione nell'avercela così tanto con il protagonista. William sembra aver fatto qualcosa verso la sua famiglia, scatenando le ire dell'intero villaggio, ma anche leggendo le note sparse per il gioco o ascoltando i pensieri del protagonista, risulta difficile capire la causa scatenante degli eventi di gioco. Il caos è il padrone assoluto di Shame Legacy.



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Such a shame



Se dal lato narrativo il titolo non sembra brillare, stessa cosa avviene per il gameplay. Quest'ultimo ha la stessa idea di fondo di titoli come Outlast e Amnesia, in cui l'obiettivo non è combattere ma muoversi furtivamente tra una zona e l'altra evitando gli scontri. Il tutto risulta essere però decisamente sotto tono, a causa dei problemi di natura tecnica.



Nelle lunghe (e strane) fasi stealth, William si muoverà tra i paesaggi del villaggio, divisi in una foresta, un campo di battaglia e un cimitero. In questi ambienti, oltre ai nemici, ci saranno ostacoli ambientali che faranno incastrare più e più volte il giocatore, anche nelle fasi di fuga. Basterà prendere una misura sbagliata per bloccarsi nello spigolo di una staccionata o simili. Ostacoli che potrebbero essere tranquillamente bypassati, invece che essere calcolati dal gioco come enorme faraglioni impossibili da scavalcare.



I nemici, tutti uguali anche nella stessa zona di gioco, totalmente assatanati, avranno l'IA più stupida mai creata. Nella maggior parte dei casi, vi porterà comunque a morte certa a causa dell'insulso sistema di difesa creato. Utilizzando un bastone, elemento cardine del titolo e simbolo della famiglia di William, si entrerà in una sorta di QTE quando verrete afferrati dai nemici. La prova è troppo semplice da sbagliare e troppo complessa da completare fino in fondo, a causa dell'instabilità dei comandi.



I pochissimi enigmi ambientali del gioco, invece, si limiteranno a delle interazioni con il sopracitato bastone, che con l'ausilio di alcuni componenti estetici di esso, può sbloccare porte e meccanismi. Tutto il gameplay è caratterizzato dalla totale assenza di suggerimenti,. Potrebbe anche essere uno stimolo in più, se non fosse per il fatto che nella maggior parte dei casi si finisce a girare in tondo, senza meta e obiettivi, con quelli che dovrebbero essere gli oggetti chiave mal evidenziati e poco visibili. I lunghi caricamenti, anche su PlayStation 5, e i cali di frame rate, si uniscono al coro dei difetti del gioco, rendendolo un'esperienza altresì dimenticabile.



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Il Platino di Shame Legacy



Eccoci alla sezione più amata dai nostri lettori. L'elenco dei trofei di Shame Legacy risulterà rapido e semplice da portare a termine. Vi diciamo, innanzitutto che sono obbligatorie due run del gioco, come chiesto esplicitamente da un trofeo. A questi trofei si uniscono quelli di completare l'avventura in meno di due ore, senza essere uccisi e senza utilizzare tranquillanti.



Tutti i restanti trofei si sbloccheranno con il naturale proseguimento della storia, a cui si aggiungerà quello di non morire mai durante gli incontri con il Mietitore. Nel remoto caso doveste però finire catturati, prima della schermata di game over, vi basterà ricaricare il checkpoint per essere ancora in corso d'opera per le richieste di alcuni trofei. DING!




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3 luglio 2023 alle 17:00

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