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Death Elevator – Recensione Speedrun

L'ascensore mortale di Death Elevator è pronto a fermarsi al piano di PlayStationBit per una recensione Speedrun. Sviluppato dal piccolo studio Games From The Abyss e pubblicato dall'esperta etichetta di QUByte Interactive, il gioco promette tanta azione senza fronzoli. Scoprite con noi se la salita è stata divertente o se era meglio prendere le scale.



Scusi, a che piano ferma?



A volte ci sono titoli che non necessitano di particolari raffinatezze per farsi apprezzare dai giocatori. Questo è il caso ad esempio di Superhot, opera diventata rapidamente un cult pur senza proporre un'esperienza trascendentale. Dietro una semplicissima trama si cela infatti uno sparatutto incentrato sullo slow motion molto intrigante, seppur con meccaniche classiche.



Nel corso degli anni, molte opere hanno tentato di emulare il gioco sviluppato dall'omonimo team, senza però mai far dimenticare l'originale Superhot. In questo panorama s'introduce anche Death Elevator, che dimostra però di non avere le pretese di altri prodotti simili: il titolo non vuole infatti scalzare qualche scomodo rivale, ma piuttosto prendere ispirazione per proporre un'esperienza roguelike immediata e frenetica.



Games From The Abyss mette in campo esattamente questi elementi. Dimenticatevi della trama, perché non servirà. Il giocatore sarà semplicemente chiamato a scalare i piani di un palazzo, uccidendo i cattivi con l'obiettivo di arrivare in cima. Nessun potenziamento, nessun colpo di scena, solo tanta azione FPS e la morte che sopraggiungerà al primo colpo che ci raggiungerà, quasi come nella realtà. Fortunatamente, il nostro eroe ha un asso nella manica.



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Il gameplay di Death Elevator



Solo Superman è più veloce di un proiettile, dunque difficile pensare che il protagonista di Death Elevator possa schivare i colpi in arrivo. Fortunatamente Games From The Abyss ha ideato una soluzione: l'eroe è dotato di riflessi felini che deformano persino il tempo. Quando un proiettile o un attacco staranno per raggiungerci, si attiverà uno slow motion che ci darà alcuni secondi per reagire.



Questo non significa certo che saremo immortali: soprattutto negli schemi avanzati, spostarsi potrebbe farci cadere dalla padella nella proverbiale brace. Dovremo quindi scegliere saggiamente se schivare, saltare o persino deviare i proiettili. Il tutto senza dimenticarci di rispondere al fuoco per sbarazzarci dei nemici. Death Elevator è di fatto tutto qui, con varianti legate all'ambientazione e a nemici sempre più agguerriti. Potremo anche ottenere nuove armi, come shotgun e fucili da cecchino, che offriranno una buona varietà al gunplay.



Completare il gioco, comunque, sarà tutt'altro che semplice. Preparatevi ad affrontare numerose run, quasi sempre con il sorriso sulle labbra. Nella sua compattezza, Death Elevator fa bene quello che propone, offrendo azione rapida e senza intermezzi. I più ardimentosi potranno inoltre lanciarsi nella modalità Hardcore, che rende la scalata ancora più tortuosa e riduce a zero i margini di errore.



A supportare la produzione troviamo un comparto tecnico piacevole ma ovviamente non clamoroso. La grafica low-poly si adatta bene allo stile dell'opera, così come una colonna sonora che batte sempre sul tasto della tensione. Insomma, un buon mix che intrattiene senza strafare e che regalerà agli amanti degli sparatutto arcade qualche ora di divertimento.



Il Platino di Death Elevator



Un po' a sorpresa, la breve lista trofei di Death Elevator include anche uno scintillante Platino. Purtroppo però sarà tutt'altro che facile da sbloccare: oltre a terminare il gioco in modalità Hardcore dovremo anche finire una run in meno di 666 secondi (circa 11 minuti). Insomma, difficoltà e speedrun, due dei più grandi nemici dei cacciatori. Riuscirete a portare a termine questa impresa?




L'articolo Death Elevator – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.

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18 gennaio 2025 alle 17:00