Pragmata – Recensione
Finalmente ci siamo. Dopo anni di attesa, silenzi e numerosi rinvii pieni di curiosità, Pragmata è arrivato ed è, in un certo senso, esattamente quello che ci si poteva aspettare… ma anche qualcosa di più. Non perché rivoluzioni il medium, ma perché ha una direzione chiara, una personalità precisa e soprattutto un cuore enorme.
Pragmata è un gioco che sembra uscito da un'altra epoca, da quella generazione in cui i titoli non avevano bisogno di durare 50 ore per lasciare il segno, in cui bastava un'idea forte e ben sviluppata per costruire qualcosa di memorabile. È un gioco “alla vecchia maniera”, ma con una consapevolezza moderna, ed è probabilmente questo il suo punto di forza più grande. Capcom qui fa qualcosa di molto preciso: costruisce un'esperienza compatta, focalizzata, con un'identità forte. E lo fa prendendosi anche qualche rischio, perché non tutto è perfetto, ma tutto è pensato. Ed è una cosa che oggi si percepisce subito.
Tra la Terra e la Luna: chi siamo e perché siamo qui
La storia ci mette nei panni di Hugh Williams, un astronauta inviato sulla Luna nell'ambito di una missione che, almeno inizialmente, ha contorni piuttosto definiti. Il motivo per cui ci troviamo lì è una check sulla base, a seguito di un messaggio inviato alla base lunare, il personale interno non ha risposto e sospettando qualche problema sulla base o al centro di comunicazione, i vertici della terra hanno scelto di mandare una squadra di soccorso. Hugh e i suoi compagni, una volta allunati, rimangono estasiati (come noi giocatori) dallo scorcio che ci regala la superficie lunare e dalla sua stampante lunica. Addentrati nella base già da subito capiscono che qualcosa non va, nessuna accoglienza e nessun abitante sembra essere presente. Il gruppo poco dopo viene separato da un incidente causato dall'IDUS, l'intelligenza artificiale che governa la base e che sembra essersi ribellata al controllo.
Proprio a seguito dell'incidente Hugh entra in contatto con Diana, una bambina che però, fin da subito, si capisce non essere esattamente quello che sembra. Diana è un'androide, nello specifico una PRAGMATA che impareremo a conoscere in tutte le sue sfaccettature, un personaggio con una sua identità fortissima, con una sensibilità sorprendente e con un ruolo centrale non solo a livello narrativo, ma anche ludico.
Il contesto narrativo è affascinante, ma non sempre approfondito quanto avrebbe meritato, il gioco costruisce gradualmente il suo world building, partendo da una situazione apparentemente semplice per poi aprirsi a scenari più complessi, dove tecnologia, controllo e umanità si intrecciano in modo interessante. Le idee sono buone, in alcuni momenti anche molto potenti, ma il focus resta sempre e comunque su Hugh e Diana. Tutto il resto gira intorno a loro, senza mai davvero rubargli la scena.

Hugh e Diana tutto il resto è un contorno
Qui arriviamo al vero punto centrale del gioco. Il rapporto tra Hugh e Diana è qualcosa di raro. Non è costruito in modo forzato, non cerca mai di spingere troppo sull'acceleratore emotivo, ma cresce in maniera naturale, credibile, estremamente efficace.
C'è una dinamica quasi padre-figlia che si sviluppa progressivamente, fatta di piccoli momenti, di dialoghi, di gesti. È una relazione che si costruisce nel tempo e che il gioco riesce a trasmettere con una delicatezza notevole. E funziona talmente bene che, inevitabilmente, tutto il resto passa in secondo piano. Non perché sia debole, ma perché non riesce a raggiungere lo stesso livello. Il contesto narrativo è incisivo ma non allo stesso livello del loro rapporto, con un mordente in più avrebbe potuto dare ancora più valore a ciò che i due protagonisti vivono. Ma resta il fatto che, arrivati alla fine, quello che ti porti dietro è proprio questo legame. E non è poco, anzi.

Un'idea semplice, ma innovativa
Dal punto di vista del gameplay, Pragmata costruisce tutto su un'intuizione molto chiara: unire lo shooting in terza persona con un sistema di hacking attivo. In pratica, non basta sparare. Prima bisogna “aprire” il nemico, esporne le vulnerabilità attraverso una sorta di minigioco che si svolge in tempo reale, e solo dopo si può infliggere danno in maniera efficace. È una struttura non semplice a prima vista, ma che va padroneggiata e il risultato è incredibilmente funzionale.
Il ritmo che si crea è particolare, perché alterna momenti di pressione a fasi più ragionate, e riesce a mantenere una buona freschezza per gran parte dell'avventura. Anche grazie a una discreta varietà di armi e strumenti, che permettono di affrontare gli scontri in modi leggermente diversi.
L'hacking è senza dubbio l'elemento più originale, funziona molto bene unito allo shooting: quando mireremo un nemico si aprirà infatti sulla nostra destra la finestra di hacking e tramite la pulsantiera che diventerà una sorta di D-pad all'interno del minigioco. Il minigioco in base al nemico sarà più o meno ricco, il nostro obiettivo sarà quello di colpire quante più icone blu (debolezze del nemico) o gialle (nodi per l'indebolimento) e poi chiudere il percorso sull'icona verde, una volta fatto ciò il nemico esporrà i suoi punti deboli e con lo shooting classico potremo colpirlo. Questo sistema di combattimento per quanto innovativo e divertente ha un neo: durante le fasi più concitate, quando ci si trova circondati da più nemici, diventa difficile sfruttarlo davvero in modo strategico. Si tende ad andare d'istinto, a completare il percorso nel modo più rapido possibile senza soffermarsi troppo sugli effetti dei vari nodi.

Boss fight e progressione
Dove il gioco alza decisamente il livello è nelle boss fight. Sono ben costruite, varie, e soprattutto pensate per mettere davvero alla prova ciò che si è imparato. Non sono mai punitive, ma richiedono attenzione, comprensione delle meccaniche e un minimo di adattamento. È un equilibrio difficile, ma qui è stato trovato con buona precisione. Troveremo robottoni giganti e sfide più ragionate: Capcom da questo punto di vista ha accontentato i palati di tutti i giocatori.
La progressione è molto lineare e si basa su una struttura a zone chiuse, spesso costruite come vere e proprie arene da ripulire. È una scelta coerente con l'impostazione generale del gioco, ma che alla lunga mostra il fianco. Gli scontri tendono a ripetersi, gli spazi non sempre sono ideali per gestire il numero di nemici presenti e in alcuni momenti si avverte una certa ripetitività. Nulla di drammatico, sia chiaro, ma è giusto che venga sottolineato.
Uno degli aspetti più riusciti è il sistema di progressione del personaggio. Pragmata riesce a dare valore a tutto quello che propone. Esplorare ha senso, perché porta a ottenere materiali, potenziamenti, nuove possibilità. Le attività secondarie non sembrano mai messe lì per allungare il brodo, ma sono integrate in modo intelligente nel flusso di gioco. C'è sempre qualcosa da sbloccare, qualcosa da migliorare, qualcosa che ti spinge ad andare un po' oltre il semplice avanzamento della storia. Ed è una cosa che funziona, perché non pesa mai a fronte di una longevità che è esattamente quella che serve. Intorno alle 10 ore andando dritti, qualcosa in più se si decide di approfondire. Allungare artificialmente l'esperienza avrebbe solo evidenziato di più i limiti strutturali. In questo modo, invece, il gioco riesce a mantenere un buon ritmo dall'inizio alla fine, senza mai diventare pesante.

Una Terra dentro la Luna
L'impegno che team di sviluppo ha messo su questo progetto è indubbio, il titolo sotto il profilo tecnico è di altissimo livello. Soprattuto le prime ore colpiscono forte, con una direzione artistica molto ispirata e una resa visiva eccezionale. La Luna è viva e ci fa sentire davvero nello spazio, ma grazie alla stampante lunare sono stati implementati degli ambienti terrestri andando a creare un mix affascinante. Il design dei nemici è vario e particolare per non parlare dell'hub nel quale torneremo ogni volta per curarci e dove osserveremo Diana giocare. Questo è un gioco che ha dato peso ad ogni dettaglio.
Ottimo anche il comparto audio, con una colonna sonora capace di accompagnare i combat, l'esplorazione e di emozionare nei momenti più toccanti. Nota di merito anche per il doppiaggio italiano che aggiunge valore all'esperienza. Sotto questo aspetto, Capcom rimane un baluardo per noi italiani con un doppiaggio di altissimo livello soprattutto nel personaggio di Diana.
Dal Platino alla Luna
Il Platino di Pragmata richiede almeno due run complete e un'attenzione particolare al completamento totale delle aree. Durante la prima partita è possibile concentrarsi sulla storia, raccogliendo quanti più collezionabili possibile e iniziando a potenziare equipaggiamento e abilità. Nulla è realmente missabile, perché al termine dell'avventura si sblocca una modalità aggiuntiva che consente di tornare in tutti i settori. Questa modalità, chiamata “Segnali sconosciuti”, funge da epilogo e introduce una serie di sfide legate al completamento al 100% di ogni area. È un passaggio obbligato per il Platino, perché richiede di recuperare tutti i collezionabili e affrontare nuovamente alcune sezioni e boss in versioni potenziate, sbloccando anche contenuti aggiuntivi legati al finale.
Una seconda partita è necessaria per affrontare la difficoltà “Lunatic”, disponibile solo dopo aver completato il gioco una prima volta. In questo caso i nemici risultano più resistenti e aggressivi, rendendo fondamentale una buona gestione dei potenziamenti, in particolare quelli legati alla salute, al danno e all'efficacia dell'hacking di Diana. Nel complesso si tratta di un Platino accessibile, ma che richiede dedizione e una conoscenza completa delle meccaniche e della struttura di gioco.
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