Achilles: Survivor – Recensione
Abbiamo provato Achilles: Survivor, sviluppato da Dark Point Games, e fin dalle prime sessioni ci siamo accorti che non è semplicemente un clone di Vampire Survivor con una skin mitologica. È un titolo che, pur abbracciando molte delle regole del genere bullet heaven, prova a ridefinirle inserendo una componente strategica rara da vedere in questo filone. Qui non ci limitiamo a muoverci e a potenziare le nostre armi in attesa che il tempo scorra: dobbiamo anche gestire spazi, risorse e costruzioni in tempo reale, il che rende ogni run un esercizio di strategia oltre che di resistenza.
Il fascino dell'antica Grecia colpisce sempre
L'incanto dell'ambientazione è immediato, l'uso della mitologia greca non è un semplice sfondo estetico, ma plasma abilità, nemici e strutture disponibili. L'eroe che controlliamo, Achille, e gli altri personaggi evocabili si muovono in scenari che alternano campagne distrutte da assedi e pianure epiche, popolati da orde di mostri e guerrieri nemici. Questo contesto mitologico, unito a una direzione artistica curata, conferisce un'identità forte al gioco e lo distingue dai tanti titoli generici dello stesso genere.
Non ci troviamo davanti a una narrazione complessa. La storia funge principalmente da cornice: siamo un eroe mitologico che affronta ondate crescenti di avversari, sostenuto da poteri divini e armi leggendarie. Se lo paragoniamo al suo più famoso predecessore Vampire Survivor ciò che cambia è il tono: mentre il primo si affida a un'ironia volutamente caotica e a un cast di personaggi stravaganti, Achilles: Survivor adotta un registro più serio e coerente, puntando a farci sentire parte di un'epopea guerriera.
Questo approccio non appesantisce l'esperienza. Anzi, l'assenza di lunghi dialoghi o cutscene consente di tuffarsi subito nell'azione. L'elemento narrativo più tangibile è rappresentato dalle armi e dalle strutture che possiamo evocare, tutte ispirate a miti o oggetti iconici del mondo greco: il Cavallo di Troia che rilascia guerrieri, le torri che sprigionano fiamme divine, o trappole capaci di inchiodare i nemici a terra.

Sopravvivere per avanzare
Inutile dire che il confronto con Vampire Survivor è inevitabile. Anche in Achille Survivors dobbiamo sopravvivere per un certo periodo accumulando esperienza e potenziando le abilità. Tuttavia, qui il ritmo viene spezzato dal fatto che possiamo erigere strutture difensive o offensive, scegliendo attentamente dove posizionarle. È una meccanica che ricorda più un tower defense che un bullet heaven tradizionale. Questa scelta di design ci costringe a pensare in anticipo e a leggere il campo di battaglia in modo diverso rispetto a Vampire Survivor.
Se lì la strategia si concentra su quali armi combinare per ottenere build devastanti, qui dobbiamo anche considerare percorsi di attacco e difesa e come sfruttare il terreno a nostro vantaggio. Abbiamo sperimentato più approcci: partite in cui costruivamo subito molte torrette per difendere un'area centrale e attirare i nemici, oppure run in cui puntavamo a spostarci continuamente, piazzando trappole lungo la nostra rotta. Entrambi gli stili sono validi, ma richiedono adattamento alle mappe e agli obiettivi.
Sul fronte della tensione, Achilles: Survivor riesce a mantenere una pressione costante ma con un ritmo leggermente meno opprimente nelle fasi iniziali, grazie proprio alla possibilità di rallentare i nemici tramite costruzioni. Questo lo rende forse più accessibile ai nuovi giocatori, ma anche meno “adrenalinico” nei primi minuti per chi ama essere subito sommerso. Uno dei punti di forza più evidenti di Achilles: Survivor è la rigiocabilità. Il sistema di favori divini, che agisce come progressione sbloccandosi man a mano che si avanza, ci spinge a tornare in partita per sbloccare nuove abilità e potenziamenti permanenti e anche nuovi personaggi che ulteriori stimoli e variabilità alle diverse run.

Achille oltre che forte era anche bello
Dal punto di vista artistico, Vampire Survivor punta a un look volutamente retro e caricaturale, mentre Achilles propone una grafica più dettagliata e coerente, anche se questo comporta un carico tecnico maggiore e qualche calo di prestazioni nei momenti più intensi. La resa grafica è molto gradevole e sia i nemici che gli sfondi sono ben fatti. Possiamo quindi dire che tecnicamente il gioco si difende bene. Gli effetti sonori danno peso alle azioni, e la colonna sonora accompagna senza risultare invasiva.
Anche le abilità hanno un impatto visivo soddisfacente, con particellari curati e animazioni che restituiscono la potenza dei colpi. L'interfaccia è funzionale, ma nelle prime ore non sempre chiarissima. La gestione delle costruzioni, per esempio, potrebbe essere introdotta in modo più graduale per evitare che i nuovi giocatori si sentano sopraffatti da troppe opzioni. Fortunatamente, dopo qualche run l'organizzazione diventa più intuitiva e si può iniziare a ragionare in termini di macro-strategie. Dato il prezzo contenuto (siamo sui sette euro) vi consigliamo caldamente di dare una chance a questo titolo, molto simile ai suoi predecessori, ma con alcuni elementi che potrebbero tenervi compagnia per diverse ore.
Trofeisticamente parlando: tanti morti, tanta gloria
Conquistare il Platino di Achilles: Survivor sarà difficile, ma non un'epopea come quella affrontata all'originale Achille. Mettiamoci comunque di buona lena e prepariamoci a uccidere tantissimi nemici. Infatti dovremo mietere numerose vittime per raggiungere ogni obbiettivo della lunga lista trofei. Dovremo anche utilizzare diversi personaggi per ottenere specifici trofei ed in particolare Achille per terminare il gioco.
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