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Lost Soul Aside – Recensione

Lost Soul Aside non è solo un videogioco: è il manifesto di un sogno diventato realtà. Nato nel 2014 dalla mente di Yang Bing, allora studente ventiquattrenne, il progetto ha avuto un'evoluzione quasi mitologica. Da prototipo amatoriale realizzato in solitaria, è stato adottato dal China Hero Project di Sony, trasformandosi in un action RPG di respiro internazionale. Il risultato? Un titolo che mescola l'estetica di Final Fantasy, la frenesia di Devil May Cry e l'ambizione di un debutto che vuole lasciare il segno. Ma Lost Soul Aside è anche una creatura imperfetta, che vive tra le luci del palcoscenico e le ombre di una produzione travagliata.



Anime in conflitto, mondi in collisione



La narrazione di Lost Soul Aside si apre su un mondo devastato da una guerra arcana, dove la tecnologia futuristica convive con creature mitologiche e poteri sovrannaturali. Il protagonista, Kazer, è un giovane guerriero solitario che porta dentro di sé una creatura chiamata Arena, un'entità aliena simile a un drago, capace di trasformarsi in arma e compagno di battaglia. Il loro legame è il fulcro emotivo e metafisico della storia: non si tratta solo di una convivenza forzata, ma di un rapporto che evolve tra tensione, fiducia e sacrificio.



La trama si sviluppa attraverso una serie di eventi che mettono in discussione l'identità di Kazer, il suo passato e il vero scopo di Arena. Il mondo di gioco è frammentato, e ogni regione racconta un pezzo di storia attraverso ambientazioni, nemici e personaggi secondari. Tuttavia, la narrazione non è sempre fluida: la costruzione della lore è spesso affidata a documenti da raccogliere o dialoghi criptici, e manca una vera coerenza tra le missioni principali e quelle secondarie.



Il gioco tenta di esplorare temi profondi come la perdita, la redenzione e il libero arbitrio, ma lo fa con una scrittura che alterna momenti ispirati a passaggi più generici. I personaggi secondari, pur avendo design affascinanti, raramente lasciano un impatto emotivo duraturo. Alcuni antagonisti poi sembrano introdotti solo per giustificare una boss fight, senza un vero arco narrativo.



Ciò che salva la trama è la dinamica tra Kazer e Arena: i loro dialoghi, spesso punteggiati da sarcasmo e tensione, rivelano una chimica che evolve nel tempo. Arena non è solo una voce nella testa di Kazer, ma un'entità con una propria volontà, che mette in discussione le scelte del protagonista e lo costringe a confrontarsi con la sua umanità. Questo dualismo ricorda in parte la relazione tra Venom ed Eddie Brock, ma con una sfumatura più spirituale e meno comica.



In definitiva, la storia di Lost Soul Aside è ambiziosa e visivamente potente, ma avrebbe beneficiato di una sceneggiatura più coesa e di una regia narrativa più incisiva. Rimane comunque un viaggio interessante, soprattutto per chi ama le atmosfere post apocalittiche e i protagonisti tormentati.



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Frammenti di stile in un mosaico d'azione



Il gameplay di Lost Soul Aside è il vero cuore pulsante dell'esperienza, e rappresenta il punto in cui il gioco mostra tutta la sua ambizione tecnica e stilistica. Si tratta di un action RPG con forti influenze hack'n'slash, dove il combattimento è costruito attorno alla fluidità, alla spettacolarità e alla personalizzazione. Kazer può alternare fino a sei stili di combattimento, ciascuno legato a un'arma diversa: spada, doppie lame, lancia, guanti energetici, arco e persino una forma simile a un'arma da fuoco. Ogni stile ha combo uniche, abilità speciali e animazioni dedicate.



La transizione tra le armi è istantanea e incoraggia il giocatore a creare combo ibride, sfruttando le sinergie tra attacchi ravvicinati e a distanza. Arena, la creatura che accompagna Kazer, può essere evocata per attacchi speciali, trasformazioni temporanee e persino per modificare le proprietà delle armi. Questo sistema ricorda da vicino quello di Devil May Cry 5, ma con una maggiore enfasi sulla fluidità piuttosto che sulla precisione tecnica.



Il gioco premia lo stile: più il giocatore varia le combo, schiva con tempismo e sfrutta le abilità, più il punteggio finale di ogni scontro aumenta. Non c'è un vero sistema di ranking con lettere (tipo SSS o A), ma il design è chiaramente pensato per incoraggiare un approccio tecnico e creativo. Questo sistema di valutazione passivo poi non è solo cosmetico: influisce sull'esperienza guadagnata, sul drop degli oggetti e sull'accesso a missioni segrete. Tuttavia, il bilanciamento non è perfetto: alcune armi risultano nettamente più efficaci di altre, e il gioco tende a favorire un approccio aggressivo piuttosto che tattico.



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Il level design è lineare ma ben costruito. Le mappe sono divise in macro aree, ciascuna con nemici specifici, ambientazioni tematiche e boss finali. Non esiste un vero open world, ma il gioco offre una discreta libertà di esplorazione, con zone segrete, collezionabili e sfide opzionali. Le missioni secondarie sono meno ispirate però, spesso ridotte a fetch quest o combattimenti ripetitivi, ma alcune introducono mini boss e dialoghi extra che arricchiscono il mondo.



Le boss fight meritano una menzione speciale: ogni scontro è coreografato con cura, con pattern complessi, fasi multiple e una regia visiva degna di un anime. Alcuni boss cambiano forma durante il combattimento, costringendo il giocatore a modificare strategia e stile. La difficoltà è scalabile, con tre livelli selezionabili, ma anche a livello normale il gioco richiede riflessi pronti e padronanza del sistema.



Infine, il sistema di progressione è semplice ma efficace: Kazer può salire di livello, migliorare le statistiche, sbloccare abilità passive e potenziare le armi. Non c'è un vero albero delle abilità, ma una serie di potenziamenti modulari che permettono di adattare lo stile di gioco. L'equipaggiamento inoltre è limitato, ma ogni arma ha varianti estetiche e funzionali.



In sintesi, il gameplay di Lost Soul Aside è un trionfo di stile e fluidità. Non è sicuramente perfetto: la telecamera è talvolta imprecisa, e alcune meccaniche sono sottoutilizzate. Ma quando tutto funziona, il gioco offre momenti di pura adrenalina, dove il giocatore si sente davvero il protagonista di un anime d'azione.



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Un sogno lucido tra anime e realismo



Visivamente, Lost Soul Aside è una meraviglia. L'estetica è un mix tra realismo e fantasy, con ambientazioni che sembrano uscite da un JRPG moderno. Le città in rovina, le foreste cristalline, i cieli tempestosi: ogni scenario è costruito con cura maniacale. Il ray tracing su PS5 Pro esalta riflessi, ombre e illuminazione globale, mentre le texture e gli effetti particellari raggiungono livelli da tripla A.



Il design dei personaggi è chiaramente influenzato dall'anime e dalla cultura visiva orientale. Kazer è l'archetipo del protagonista tormentato, mentre Arena incarna l'ambiguità tra alleato e minaccia. Le animazioni sono fluide, anche se talvolta la camminata appare goffa e i movimenti della telecamera poco armonizzati.



Il comparto artistico, così come il gameplay frenetico, sono i punti di forza del gioco, e riescono a trasmettere un senso di epicità che compensa le carenze narrative.



Sinfonia di battaglie e silenzi



La colonna sonora di Lost Soul Aside è epico-orchestrale, con brani che accompagnano perfettamente le fasi d'azione e i momenti più riflessivi. Le musiche evocano un senso di meraviglia e tensione, e riescono a immergere il giocatore nel mondo di gioco. Tuttavia, manca una vera identità musicale: i temi sono efficaci ma non memorabili.



Il doppiaggio è disponibile in più lingue, ma la recitazione non sempre è all'altezza. Gli effetti sonori, invece, sono eccellenti: ogni colpo, esplosione e incantesimo ha un impatto sonoro preciso e coinvolgente. Il supporto al feedback aptico e ai trigger adattivi del DualSense su PS5 aggiunge un ulteriore livello di immersione.



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La strada verso il Platino



Il sistema di trofei di Lost Soul Aside è ben strutturato e premia sia l'esplorazione che la maestria nel combattimento. Ottenere il Platino richiede di completare la campagna principale ad alte difficoltà, affrontare tutte le boss fight, raccogliere oggetti nascosti e padroneggiare le combo più complesse.



Alcuni trofei inoltre sono legati a obiettivi specifici, come sconfiggere boss senza utilizzare oggetti o completare una missione secondaria entro un tempo limite. Altri richiedono di esplorare ogni angolo del mondo di gioco, scoprendo segreti e lore nascosti. Il Platino non è impossibile, ma richiede dedizione e una buona dose di abilità, soprattutto per quanto riguarda le coppe da ottenere facendo la campagna a difficoltà nightmare. È pensato per chi vuole davvero padroneggiare il sistema di combattimento e vivere ogni sfumatura dell'esperienza.




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6 settembre 2025 alle 17:10