Umami Grove – Recensione
Dopo il suo debutto su PC e visori standalone, l'arrivo su PSVR2 di Umami Grove, sviluppato da Pomshine Games e pubblicato da DANGEN Entertainment, segna un momento importante: è qui che il gioco trova la sua forma più completa, più precisa e più immersiva. Non è un titolo da affrontare con la testa inclinata e il controller in grembo: è un invito a muoversi, a esplorare e a cucinare saltando tra i rami di un albero parlante. E se tutto questo suona assurdo, è proprio perché lo è. Ma è anche profondamente coerente con la natura di un gioco che fa della fisicità e dell'assurdo il suo linguaggio.
Una storia che non ha bisogno di parole
Umami Grove non ha una trama nel senso classico del termine. Non ci sono cutscene, non ci sono dialoghi articolati e non ci sono missioni epiche da portare a termine. Eppure, c'è un mondo. Un mondo che vive, che respira e che vi accoglierà con le sue regole strampalate e i suoi personaggi buffi. Il vostro compito sarà dunque aiutare diverse creature a cucinare piatti improbabili, raccogliendo ingredienti sparsi in ambienti sospesi tra il sogno e la natura. Ogni incarico è una piccola storia, ogni personaggio un accenno di carattere e ogni piatto una sfida che racconta qualcosa del luogo in cui vi troverete.
Non c'è un antagonista, non c'è un pericolo imminente e non c'è un conto alla rovescia. C'è solo la voglia di esplorare, di capire come funziona questo ecosistema gentile, di scoprire cosa succede se lanciate un frutto in un vulcano o se parlate con un'anatra che vive su una piattaforma galleggiante. È una narrazione ambientale, fatta di dettagli, di reazioni e di piccoli eventi che vi sorprenderanno quando meno ve lo aspettate. E in questo, Umami Grove riesce a essere più narrativo di tanti altri giochi pieni di parole.

Il corpo come controller
Il punto forte di Umami Grove è il suo sistema di locomotion. Si piegano le ginocchia, si allungano le braccia, si afferra un ramo e ci si tira su. Il corpo è il controller, e ogni movimento ha un peso, una conseguenza e una risposta. Il sistema di movimento è basato sulla fisica: ogni salto, ogni arrampicata e ogni dondolio tra le liane è frutto di un'interazione reale tra il vostro corpo e il mondo virtuale. È un'esperienza che può essere faticosa, certo, ma anche incredibilmente gratificante.
L'esplorazione è libera, non ci sono percorsi obbligati o limiti artificiali. Potete andare dove volete, quando volete, e spesso il gioco vi premierà per la vostra curiosità. Gli ambienti sono costruiti come piccoli playground verticali, pieni di segreti, scorciatoie e scorci da scoprire. La raccolta degli ingredienti è solo una scusa: il vero piacere sta nel muoversi, nel capire come raggiungere quel ramo lassù, come attraversare quel fiume o come usare una zucca come trampolino.
La cucina, poi, è un altro momento di pura interazione. Potete tagliare, mescolare, cuocere, lanciare e combinare i vari cibi. Ogni ingrediente ha un comportamento fisico coerente e ogni utensile reagisce come vi aspettereste. È una cucina che non premia troppo la precisione, ma piuttosto la creatività. E quando un piatto riesce, non è perché avete seguito una guida pari passo: è perché avete capito come funziona il mondo di gioco e ogni sua meccanica.

Un mondo che sorride
Visivamente, Umami Grove è un'esplosione di colori pastello, forme morbide e creature stilizzate. Non punta ovviamente al realismo, ma a un'estetica coerente, accogliente, quasi terapeutica. Gli ambienti sono isole sospese, foreste stagionali, grotte luminose e cucine nascoste tra le radici. Ogni luogo ha una sua identità visiva, una sua atmosfera o una sua logica interna. Non ci sono indicatori a schermo e nemmeno HUD invadenti: tutto è diegetico e immersivo.
Il design delle creature è un altro punto di forza. Sono buffe, ma mai troppo ridicole; sono stilizzate ma comunque molto espressive. Comunicano poi con animazioni curate, con suoni che sembrano usciti da un cartone animato e con reazioni che vi faranno sentire parte di un mondo vivo. Il comparto sonoro inoltre accompagna con leggerezza il tutto: musiche rilassanti, effetti buffi e voci stilizzate. È un sound design che non vuole stupire, ma accarezzare. E ci riesce molto bene.
Su PSVR2, tutto questo prende vita con una nitidezza e una fluidità che valorizzano ogni dettaglio. Il tracking dei controller è preciso, il campo visivo è ampio e infine la risoluzione rende giustizia alla palette cromatica.

La strada verso il Platino
La lista trofei di Umami Grove riflette perfettamente la filosofia del gioco: non è pensata per punire in difficoltà, ma bensì per accompagnare l'avventura. Non ci sono trofei che richiedano riflessi sovrumani o precisione chirurgica. Ci sono obiettivi che vi invitano a esplorare, a sperimentare, a completare incarichi secondari, a cucinare piatti specifici e a interagire con certi personaggi.
Il Platino non è difficile, ma richiede ovviamente tempo. Non perché il gioco sia lungo, ma perché vi spinge a prendervi il vostro tempo, a esplorare tutto, a provare tutto e a divertirvi con ogni meccanica. È un platino che si ottiene giocando con curiosità, non con fatica. E in questo è perfettamente coerente con l'anima di Umami Grove.
L'articolo Umami Grove – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.
