RIDE 6 – Recensione
Milestone ci ha, ormai da diversi anni, abituato sempre meglio. RIDE 4 uscito nel 2020 era un capitolo rivoluzionario rispetto a RIDE 3. Il quinto episodio è stato ancora meglio, dunque ora che abbiamo finalmente per le mani RIDE 6 e il suo nuovissimo RIDE Fest, le aspettative sono alle stelle. Casco allacciato, luci accese anche di giorno e si accende il motore per la rombante recensione di RIDE 6.
Bentornati in RIDE
RIDE, casa dolce casa. Ogni volta è un piacere tornare a giocare a un nuovo capitolo, e questa nuova iterazione della serie mi riporta a sensazioni già viste, ma in qualche modo sempre nuove. Il sesto capitolo si focalizza sul RIDE Fest, un evento internazionale che ci porterà a correre nei più importanti circuiti del mondo e sulle più disparate due ruote del mondo. Moto da strada, moto da corsa (racing e endurance), scooter e scooteroni, moto da enduro, motard e anche le bagger. L'evento ha richiamato l'attenzione dei grandi campioni del mondo delle corse e tra questi possiamo nominare Casey Stoner, Guy Martin, Niccolò Canepa e molti altri come James Toseland e Skyler Howes.
Tutto parte come di consueto dalla costruzione del nostro personaggio e dalla sua discesa in pista sul celebre circuito del Red Bull Ring, in Austria. Lì potremo subito saggiare la fisica del gioco che è molto familiare per chi come me vive a pane e motociclismo, mentre per i meno avvezzi potrebbe essere un punto di partenza verso una scalata quasi infinita. Potremo provare la stessa gara in due modalità di fisica di gioco, prima quella Arcade e poi quella Pro. La differenza tra le due non è enorme, ma è comunque sensibile. La prima permette di giocare divertendosi senza pensare a nulla, buttando dentro la moto come viene, accelerando e frenando “a sentimento” e facendo cose che la fisica reale non permetterebbe minimamente.
La modalità Pro invece è un po' quasi come guidare sulle uova. Le staccate sono fondamentali e l'uso di entrambi i freni in modo oculato è utile per fare i tempi sul giro. Il freno anteriore va dosato quando serve e ridotto con l'aumento dell'angolo di piega. Se siamo lunghi o larghi in curva utilizzare il freno posteriore può darci una grossa mano a chiudere la traiettoria, così come dare un manata di gas in modo un po' ignorante ci aiuterà a mettere la moto leggermente di traverso e spigolare la traiettoria.

Tante moto, tante piste, tante gare
RIDE 6 ha al suo interno oltre 340 moto dei più importanti costruttori del mondo, giapponesi, italiani, statunitensi, tedeschi e chi più ne ha, più ne metta. Le vere novità di questa versione sono l'introduzione delle Bagger, cioè le moto custom americane che corrono negli States e ora anche in concomitanza con le gare della MotoGP nella realtà. Sono prodotte dalla Indian e hanno l'aspetto delle classiche moto da viaggio americane, un po' come le Harley Davidson con i borsoni posteriori e il cupolino. Sono moto goffe, ingombranti ma profondamente ignoranti e soprattutto facili da guidare, nonché divertentissime.
Tornano anche qui gli Scooter (con l'introduzione dei maxiscooter) con l'Italjet Dragster 300 e 700 bicilindrico, ma anche altre moto come le enduro per andare a fare gli sterrati o le mulattiere in mezzo ai boschi di montagna. Ci sono oltre 45 piste nel gioco, tra le più famose come Monza, Imola, il Nurburgring, ma anche circuiti minori come Vallelunga, Sugo (in Giappone) e molti altri. Compaiono le parti dedicate all'enduro fuoristrada, un nuovo modo di andare in moto tutto da godere.

Carriera, cuore pulsante del gioco
Come poteva non essere RIDE senza una carriera? Tutto il sistema si basa sulle stelle: ogni competizione che affronteremo avrà un obbiettivo principale da portare a termine il quale darà solitamente 20 stelle e uno secondario che ne darà 10. Man mano che sbloccheremo queste stelle (che non sempre riguardano la vittoria ma a volte anche il semplice arrivare sul podio) potremo aprire nuove aree della carriera.
Immaginiamolo come un mosaico, dal quale noi partiamo e man mano che completiamo delle sezioni, delle altre si possono sbloccare. Non per forza dovremo fare tutto, ma avremo sempre questa possibilità. L'inizio della carriera sarà da portare a termine con moto ricevute a noleggio, ma ben presto guadagneremo abbastanza soldi da permetterci di acquistare nostre moto (o utilizzare quelle ricevute in premio, con la possibilità a volte di scegliere). Man mano che continueremo a terminare le gare potremo godere sempre di più del gioco, con le sue sfaccettature e le sue novità.
In carriera potremo poi anche potenziare le nostre moto, elaborarle, modificarle, cambiarne l'estetica e la funzionalità. Il garage è lì apposta e potremo selezionare i pezzi da acquistare, metterli nel carrello e pagarli una volta sola. Le migliorie sono sensibili e passare da ultimi a primi con qualche modifica ben selezionata è sempre un grande piacere.
L'intelligenza artificiale del gioco ha due modalità: statica e dinamica. La modalità statica è quella in cui noi selezioniamo manualmente come vogliamo che siano gli avversari: potremo scegliere la loro violenza in pista in una scala da calmo a aggressivo e anche la difficoltà in termini numerici, da 20 a 100. La modalità dinamica non prevende niente di questo, ma adatta l'IA alle nostre prestazioni. Ora, non ho ben capito come funzioni dato che nel mio caso sono passato dal dare numerosi secondi agli avversari ad arrivare ultimo con una decina abbondante di secondi di distacco, quindi forse la taratura su di me non è risultata perfettamente, ma sicuramente una variazione considerevole c'è stata.

Telecamera, fisica di gioco e modello di guida
Una delle più belle cose che ho notato giocando a RIDE 6 durante la recensione è la bellezza dei movimenti della telecamera posteriore. Personalmente mi trovo scomodo a utilizzare la visuale dal casco o dal manubrio, quindi utilizzo la telecamera a inseguimento. Bene, la qualità e i movimenti in avanti-indietro e destra-sinistra sono di una bellezza indescrivibile. La telecamera danza insieme al pilota, non rimanendo mai statica ma accompagnando e soprattutto anticipando le mosse del nostro pilota, puntando verso l'uscita della curva successiva, allontanandosi in rettilineo e avvicinandosi in frenata, dando la sensazione di sapere sempre dove andare (e grazie tante, vorrei dire), ma facendolo in un modo che fa dire “wow”.
La fisica di gioco che abbiamo provato durante la recensione di RIDE 6 è la condensazione di oltre 10 anni di esperienza (con il primo capitolo della serie uscito nel 2015) e guidare è semplicemente uno spettacolo oltre che un grande piacere. Il tutto viene chiaramente unito a un sonoro all'altezza e a una grafica che supporta la bellezza generale del titolo. Posso dire senza paura che da RIDE 4 in poi Milestone ha cambiato marcia per quanto riguarda questa serie di videogiochi, e ora si sta spingendo verso il diventare davvero e finalmente il Gran Turismo delle moto. Un titolo che meriterebbe di ottenere, soprattutto per l'orgoglio italiano.
Tornando alla fisica, tutto è semplicemente perfetto, i movimenti delle moto sono realistici, i trasferimenti di carico, le reazioni dei freni e all'uso dei freni in certi modi, ma anche alle manate di gas date con badile e a tutto il resto. Perfezione e piacere di guida ai massimi livelli. Torna anche la scuola di Guida, adatta sia per gli esperti a riprendere il contatto con la fisica del gioco che per i novizi per imparare le basi della guida su due ruote che è profondamente diversa da quella a quattro, chiaramente.

Il Platino di RIDE 6
RIDE 6 ha una lista trofei composta da 50 coppe, divise in 36 di bronzo, 11 di argento, 2 d'oro e uno scintillante e prezioso Platino. La conquista di quest'ultimo non richiederà tantissimo tempo, già numerosi Platini sono stati conquistati e richiederà di conquistare tutti gli ori nelle patenti, completare tutti gli eventi carriera, battere Casey Stoner nell'evento carriera a lui dedicato e molti altri trofei di miscellanea. Nulla di veramente difficile, per un Platino che si porta a casa tranquillamente in una 40ina di ore.
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