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“Worldbreaker“ – Recensione

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Cinque anni prima degli eventi narrati in Worldbreaker uno squarcio nella realtà ha aperto la porta del nostro mondo a delle orribili creature aliene, esseri mostruosi che trasformano gli umani in ibridi con un semplice contatto. La società è collassata su se stessa, buona parte dell'umanità è morta o infettata, con i pochi superstiti che fanno affidamento su una resistenza armata guidata da gruppi di guerriere. Le donne infatti sono parzialmente immuni alla mutazione e perciò impegnate in prima linea sul campo di battaglia.



In questo scenario apocalittico, un uomo cresce la figlia adolescente Willa insieme alla moglie, leader proprio di quell'esercito tutto al femminile. Quando il gruppo viene attaccato dagli alieni, il padre e la ragazza trovan rifugio su un'isola remota, dove la minaccia non può, almeno momentaneamente, raggiungergli. La situazione si complica quando un nuovo arrivo rischia di minare lo status quo...
Of monsters and men
L'invadente background affidato al voice-over è tanto verboso quanto paradossalmente inutile, in quanto ci riconsegna appena un abbozzo di questo mondo allo sfascio, con un'infarinatura talmente banale da rasentare la parodia involontaria. E d'altronde Worldbreaker sembra pagare tutti i limiti di molte delle produzioni sci-fi pensate per il mercato streaming, con l'impressione che l'intelligenza artificiale dia spesso ben più di una mano in fase di stesura dello script.



Un'ora e mezza di visione sovraccarica di cliché, che sembra una sorta di brutta copia delle dinamiche di The Last of Us, con l'addestramento della giovanissima protagonista affinché sia pronta ad affrontare quel pericolo che ha ormai devastato l'intera pianeta, facilmente riconducibile a influenze zombesche che di originale hanno ben poco.
Chi si rivede
Per il regista Brad Anderson appaiono lontanissimi i tempi di Session 9 (2001) e L'uomo senza sonno (2004), ma anche quelli di titoli più recenti come il pur imperfetto horror familiare Blood (2002). Un film che per quanto imperfetto manteneva comunque un minimo di dignità, cosa che non si può proprio dire di questo finto blockbuster a medio / basso budget, che non fa che limitarsi a uno stanco riciclo di topoi.



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Al punto che a reggere il peso dell'intera operazione sulle proprie spalle sono Luke Evans e la ventenne Billie Boullet, capaci di dar vita ad una dinamica padre/figlia relativamente credibile, almeno fino a quell'epilogo che per non saper dare una conclusione lascia molto di aperto in maniera grossolana e inutilmente sacrificale. La narrazione funziona quindi nei momenti più intimi, rivelandosi una sorta di coming-of-age travestito da survival, salvo smarrirsi quasi totalmente quando l'azione e gli effetti speciali prendono il sopravvento.
Troppo poco e fatto male
Worldbreaker è un film costruito su idee appena abbozzate, messe in scena in modo decorativo, senza un vero e proprio leit-motiv che guidi le azioni dei personaggi. A cominciare dalla caratterizzazione della figura materna, interpretata nel prologo e nel brevissimo epilogo da una Milla Jovovich che, pur strombazzata in pompa magna in trailer e locandine, appare sullo schermo per sì e no cinque minuti.



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In una storia che parte a spron battuto salvo poi rallentare notevolmente nel lungo spezzone centrale, consumato in quel gioco prima a due e poi a tre che non è altro che l'ampio preambolo all'affrettata conclusione, facente potenzialmente sottintendere la realizzazione di futuri sequel e la serializzazione di un franchise. Eventualità nel caso che dovrà andare di pari passo con una maggior cura per i dettagli e per il contesto, qui eccessivamente miseri per poter dare vita ad un universo fantastico sulla carta credibile.
Worldbreaker Recensione - Conclusione
Squarci dimensionali, creature extraterrestri dall'aspetto ragnesco e un contagio che trasforma gli infetti in mostri altrettanto fuori controllo. Non brilla certo per originalità la sceneggiatura di Worldbreaker, scopiazzando a piene mani dai classici del filone fantas(cien)ti(fi)co / post apocalittico senza riuscire a creare un background degno di nota.



Luke Evans e Billie Boullet sulla scia di The Last of Us, con Milla Jovovich quale guest-star nelle vesti della sua inesorabile eroina copia / incolla, per un film che trova qualche discreto spunto nella gestione dei legami familiari, ma si dissolve come neve al sole quando l'anima ludica e di genere dovrebbe farla da padrona, soffocata invece da un budget mal sfruttato e dalla cronica mancanza di idee originali.



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oggi alle 11:40

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