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Life is Strange: Reunion – Recensione

Sin dal suo debutto nel 2015, la serie di Life is Strange ha polarizzato la critica e l'utenza, creando una squadra di convinti sostenitori e una di accesi detrattori. Gli elementi su cui si basano i giochi pubblicati da Square Enix sono un gameplay ridotto al minimo, alla film interattivo, e un focus importante sulle atmosfere, sulle emozioni e sull'approfondimento dei protagonisti, il che porta l'una o l'altra squadra a criticare ed elogiare questo o quell'elemento per supportare la propria posizione nei confronti della serie.



Volenti o nolenti, Life is Strange ha saputo resistere alla prova del tempo, con prequel, sequel, spin-off e storie nuove, arrivando fino a quel Life is Strange: Reunion che è l'oggetto della recensione che state per leggere e che dovrebbe tirare le somme almeno sulle vicende delle protagoniste storiche, con l'obiettivo di parlare ai fan di sempre e senza la velleità di voler far cambiare idea a chi il gioco non l'ha mai apprezzato.



Max e Chloe, parte 2



Gli eventi di Life is Strange: Reunion riprendono da dove si erano interrotti dopo i titoli di coda di Life is Strange: Double Exposure, ma sono direttamente collegati anche a quelli del primissimo Life is Strange, per prepararci alla conclusione di una trilogia che vede Max e Chloe, i poteri della prima e la loro relazione come protagonisti. Nel caso qualcuno abbia la memoria corta, un riassunto iniziale tira le somme di quanto è accaduto fino ad ora, in modo da riprendere le avventure con il piede giusto e con tutti gli elementi narrativi di cui abbiamo bisogno per non perdere il filo della trama. Va da sè che avere giocato i precedenti capitoli consente di vivere con più coinvolgimento le vicende, anche perché ognuno può essere stato toccato in modo diverso dagli eventi pregressi delle due ragazze.



L'impalcatura della storia di questo nuovo capitolo è comunque abbastanza canonica. Max, che dopo Double Exposure ha una nuova consapevolezza per quanto riguarda i suoi poteri, e in particolare per quello “originale” del riavvolgimento del tempo, continua la sua attività da insegnante di fotografia alla Caledon University, tra nuovi amici e studenti che abbiamo conosciuto nel precedente titolo della serie. A minare una situazione apparentemente tranquilla arrivano due eventi principali: la ricomparsa di Safi, la ragazza mutaforma rivelata da Life is Strange: Double Exposure, e soprattutto un incendio che devasta il campus universitario causando vittime e distruzione.



Proprio nel corso di questo incendio, a cui si trova ad assistere impotente, Max riavvolge il tempo grazie a una fotografia che la riporta indietro di tre giorni. Un intervallo che le darà una seconda possibilità per capire che cosa abbia portato al tragico evento e per provare a evitarlo, con un'indagine che la conduce tra diversi sospettati e possibili moventi. Un'indagine nella quale non è sola, perché, oltre all'amico Moses, Max ritrova inaspettatamente proprio Chloe, un ritorno dal passato con forti implicazioni sentimentali e che le dà la forza di portare avanti una missione fondamentale per non dover assistere a una nuova catastrofe.




Life is Strange come lo conoscete



Life is Strange: Reunion non porta stravolgimenti in termini di gameplay per la serie, anche se non mancano qualche aggiunta, integrazione e piccole novità. Di base, dunque, controlliamo la protagonista di turno muovendoci liberamente all'interno di ambienti di dimensioni limitate, con la possibilità di interagire con oggetti e persone. L'interazione è molto spesso una semplice osservazione, del tutto opzionale e utile per approfondire la narrazione e leggere nella mente della protagonista, mentre per far avanzare la storia sono fondamentali i dialoghi con altri personaggi. Questi, oltre a fornire informazioni utili, possono sbloccare nuovi obiettivi da perseguire con altri dialoghi o risolvendo quelli che potremmo definire impropriamente come enigmi.



Di fatto, come ben sa chi conosce la serie Life is Strange, non c'è niente di impegnativo o realmente sfidante. Tutto quello che ci serve è a disposizione nelle immediate vicinanze e non serve ricorrere a ragionamenti particolari o fare collegamenti astrusi per arrivare all'obiettivo richiesto. Giusto un esempio: un meccanismo a parete richiede una piastrella rotonda per essere aperto, questa cade e si rompe, ma alle nostre spalle troviamo un sottobicchiere che si rivela utile allo stesso scopo e ci consente di aprire un passaggio segreto. Non si tratta di un problema o un difetto del gioco, ma della conferma che non ci si deve aspettare da Reunion qualcosa che non vuole e non deve dare. Il focus della serie è sempre stato narrativo ed emozionale più che interattivo e anche l'ultimo capitolo resta fedele alla linea.



Questi pseudo-enigmi spesso approfittano anche del potere di riavvolgimento del tempo di Max. Dopo aver parlato con un personaggio, ad esempio, e aver scoperto informazioni utili, possiamo tornare indietro e scegliere una nuova opzione di dialogo che fa tesoro di quanto abbiamo appreso e che ci consente di progredire. In altre occasioni, dopo aver ottenuto un oggetto chiave possiamo riavvolgere in modo da cancellare le prove delle nostre azioni, pur mantenendo il possesso dell'oggetto stesso. Non siamo mai davvero noi a dover capire quando è il momento di usare il potere, visto che risulta evidente dalla situazione e dalle indicazioni a schermo.



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Punti di vista



Una piccola novità, come anticipato, sta nell'alternanza tra le due protagoniste nel corso dei diversi capitoli che compongono la storia. In alcune sezioni controlliamo Max e in altre, dopo il suo arrivo al campus, siamo al comando di Chloe. Questo si traduce in meccaniche di interazione leggermente diverse, legate alle diverse capacità e caratteristiche dei personaggi. Con Max siamo meno sfrontate nelle situazioni, ma possiamo sfruttare il riavvolgimento del tempo per ripetere scelte sbagliate (ad esempio, per provare una nuova parola d'ordine per accedere a una festa dopo aver sbagliato la prima volta) e la macchina fotografica per interagire con determinati elementi. Con Chloe ci facciamo meno problemi a compiere certe azioni o fare scelte di dialogo più sfrontate, ma siamo responsabili delle nostre scelte senza possibilità di tornare sui nostri passi.



Si tratta comunque di differenze narrative, previste dal gioco e dalla scrittura delle protagoniste e senza una reale implicazione in termini di gameplay. Come sempre, infatti, le nostre decisioni e il rapporto causa-effetto diventano determinanti in pochissime situazioni. La maggior parte delle scelte hanno effetti minori e immediati e solo quando le indicazioni a schermo ci dicono che la nostra decisione avrà delle conseguenze a lungo termine, ponendoci di fronte a un bivio decisivo, sapremo che stiamo dando una precisa direzione al flusso degli eventi. Per il resto dell'avventura ci limiteremo a dare pennellate di colore, piccole sfumature che non definiscono differenze macroscopiche.



In questo senso è utile sottolineare che, per risolvere il problema delle diverse decisioni che ogni giocatore potrebbe aver preso nei giochi precedenti, prima dell'inizio di Life is Strange: Reunion abbiamo la possibilità di definire gli esiti di cinque eventi e/o relazioni passati, oppure di randomizzarli. In questo modo possiamo continuare proprio la nostra storia, oppure quella che avremmo voluto scrivere prendendo certe strade piuttosto che altre. In generale, poi, la trama di quest'ultimo capitolo ci conduce verso una sintesi di tutto quello che abbiamo visto e vissuto prima, sfruttando il concetto delle diverse linee temporali già introdotto in Double Exposure.




Parlando… di dialoghi



Sempre in termini di piccole novità, dobbiamo parlare anche della meccanica che coinvolge alcuni dialoghi di Chloe. In queste sezioni, nelle quali interagiamo con altri personaggi, possiamo affrontare una sorta di minigioco che consiste nel dare risposte corrette per ottenere la corona di vincitrice del dialogo prima dell'avversario. La conversazione a schermo avviene in modo naturale per non distogliere dalle atmosfere della scena, ma in sovrimpressione vediamo una linea con pallini che si accendono via via che diamo le risposte giuste (un pallino per Chloe) o sbagliate (un pallino per l'interlocutore), fino alla corona centrale. Non si tratta di una rivoluzione che passerà alla storia, ma è comunque un livello di interazione interessante, anche se si riduce letteralmente a una manciata di situazioni in tutto il gioco.



Parlando di dialoghi, segnaliamo anche alcuni scambi tra Max e Chloe, che ovviamente trascorrono del tempo insieme e approfondiscono la loro relazione, nei quali potremo controllare contemporaneamente entrambe. Tra domande e risposte, un'icona a schermo ci informerà se stiamo impersonando l'una o l'altra protagonista, per essere registi onniscienti e onnipotenti della scena in corso. Un altro modo per indicare la direzione che preferiamo nel rapporto tra le due protagoniste, in questa ultima avventura insieme.



Azione ed emozione



Life is Strange: Reunion procede su due livelli ben definiti: da un lato la trama legata alle indagini di Max e Chloe per capire chi abbia scatenato l'incendio e per provare a fermarlo, dall'altro il progredire della loro relazione sentimentale. Probabilmente i fan di sempre sarebbero disposti ad accettare qualche compromesso sul lato investigativo a favore di un focus sul comparto emotivo. Quello che si percepisce, però, è il tentativo di creare una blanda “detective story” che non funziona pienamente per ritmo, complessità e mancanza di reali colpi di scena e che toglie spazio all'approfondimento delle relazioni tra personaggi. Non che queste manchino, ma sono molto incentrate su Max e Chloe e sono comunque relegate a precise situazioni che non sempre si amalgamano alla perfezione con il resto della narrazione. In altre parole, sembra che si affrontino certi argomenti perché è necessario farlo, perché è ciò che il pubblico si aspetta, ma a conti fatti sia l'aspetto investigativo che quello emotivo non hanno la forza di emergere in modo netto, né la capacità di fondersi in una storia omogenea.



Anche a livello di ritmo c'è qualche mancanza. Viene meno la suddivisione classica in episodi, anche se si possono distinguere bene i blocchi narrativi che costituiscono la storia. Dopo una partenza lenta, forse fin troppo, si affronta una parte centrale di indagine che alterna momenti interessanti (spoiler decontestualizzato: la festa dell'Abraxas) ad altri che sanno di brodo allungato. Si procede poi verso un finale nel quale gli eventi precipitano e dove siamo chiamati a tirare le somme per decidere chi sia il colpevole secondo noi e per provare a evitare la tragedia, prima della sequenza finale che sì, riuscirà a toccare corde profonde nel cuore di chi ha apprezzato la serie.



I fan di Life is Strange, insomma, troveranno in questo Reunion una conclusione della trilogia degna, ma non eccellente. I detrattori, che probabilmente non giocheranno personalmente il titolo, continueranno a rafforzare la propria convinzione a proposito delle mancanze in termini di gameplay. L'occasione persa, a nostro avviso, è quella di non aver insistito senza troppe remore sui momenti tra Max e Chloe, ed eventualmente tra loro e altri personaggi, che non fossero direttamente legati all'indagine sull'incendio. Regalare ai fan più momenti di quotidianità tra le protagoniste, più parentesi puramente emotive, per concentrarsi sul “Life” più che sullo “Strange”, sarebbe stato un modo per lasciare un segno più profondo e rendere indimenticabile questo probabile ultimo viaggio con Max e Chloe.



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Grafica e audio



Dal punto di vista grafico, Life is Strange: Reunion propone modelli dei personaggi principali ben realizzati, dalle linee morbide, con un'espressività che si pone molto bene al servizio della narrazione, soprattutto nella resa degli occhi (quelli di Max sono magnetici) e delle labbra. Le location sono ricche di dettagli, ma a onor del vero sono piuttosto limitate in numero e definiscono aree di interazione molto ristrette. Da segnalare frequenti ritardi nel caricamento di alcune texture che a lungo andare diventano fastidiosi. Abbiamo registrato anche un problema di luminosità per un'intera scena, che appariva vistosamente sovra-illuminata, come se tutto fosse avvolto nella nebbia.



Il comparto sonoro, altro fiore all'occhiello della serie, onestamente sembra fare il compito minimo, con brani toccanti messi nei momenti giusti, ma senza la capacità di imporsi e diventare un ulteriore protagonista incorporeo, come accaduto in altri capitoli di Life is Strange.



Trofeisticamente parlando: Platino is Strange



Con i suoi 30 trofei (10 di Bronzo, 15 di Argento e 4 d'Oro prima del Platino), Life is Strange: Reunion non vuole fare il compitino minimo legato al completamento della storia e alla scoperta dei collezionabili, ma propone un po' più di varietà. Il fatto di gestire le due protagoniste si traduce in due diverse raccolte di collezionabili da trovare, e dobbiamo anche essere bravi a reperire tutte le prove opzionali in una singola run. Ci sono poi eventi specifici da causare con le nostre scelte, due finali alternativi e i colpevoli corretti da additare per provare a evitare l'incendio. Un Platino come sempre facile, ma meno lineare di altri da giochi precedenti.




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