Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 – Recensione
Sono passati diciotto anni dalla prima pubblicazione di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots sulla cara PlayStation 3. Una console che, già di per sé, può essere considerata leggendaria e che conservava nel suo sistema il leggendario epilogo della storia di Solid Snake. Dopo diciotto anni, Konami è riuscita a sbloccare questo capitolo e riproporlo alla corrente generazione di console e, probabilmente, ai nuovi fan della serie catturati dal prezioso lavoro della prima parte di questa Master Collection. Ed ora che abbiamo tra le mani questo capolavoro recuperato, è il momento di parlare con precisione di Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 che contiene due capitoli fondamentali dell'incredibile saga di Hideo Kojima.
War has changed
Quella che fa da titolo al nostro paragrafo è una delle frasi più celebri di Solid Snake, che apre il prologo di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots. Se siete rimasti alla fine di Snake Eater nei panni del neo-titolato Big Boss, preparatevi a fare un balzo in avanti di cinquant'anni. Nel 2014, le regole della guerra sono cambiate. Tutti sono legati ad un enorme sistema informatico chiamato Sons of the Patriots. I soldati associati ad esso, tramite nanomacchine, verranno controllati nei gesti, nelle emozioni e nell'addestramento. Molti di questi soldati non fanno parte di eserciti regolari ma di compagnie private. Solid Snake, invecchiato precocemente a causa del FOXDIE, si trova in Medio Oriente per conto del vecchio colonnello Campbell per indagare sulla possibile presenza di Revolver Ocelot in loco, che ha adottato ormai l'identità di “Liquid Ocelot” a causa della presa di posizione della personalità di Liquid Snake nel suo corpo.
Metal Gear Solid 4 riunirà, nel corso della sua opera, tutte le vecchie conoscenze del Soldato Leggendario in quella che è la sua ultima missione a causa delle sue ormai irreversibili condizioni fisiche. Un'avventura dal sapore amaro che già dal menù principale trasmette malinconia e drammaticità. Il gioco si svilupperà in cinque atti, ambientati in varie parti del mondo, con una presenza, ancora più preponderante, del marchio di fabbrica di Hideo Kojima: i lunghi filmati. Per chi c'è già stato, però, tranquilli: il gioco va installato una sola volta!

Per la pace
Sono passati dieci anni dalla fine di Metal Gear Solid 3: Snake Eater e dalla morte di The Boss. John, alias Naked Snake, alias Big Boss, ha ripudiato il suo titolo a causa della verità sulla sua mentore e si è ritirato in Colombia insieme a Kazuhira Miller, suo luogotenente e braccio destro, fondando il gruppo militare privato MSF (Militaires Sans Frontieres). Approcciati da Ramòn Gàlvez Mena e Paz Ortega Andrade, ai due viene richiesto di liberare il Costa Rica dal pericolo militare della CIA che sta occupando il posto, in cambio riceveranno una base marittima in cui poter stabilire gli MSF. Snake, riluttante, si convince solamente dopo che Gàlvez gli fa ascoltare una cassetta che contiene registrata in essa la voce di The Boss, apparentemente ancora viva dopo gli eventi di Snake Eater.
Inizia così la nuova iterazione di Metal Gear Solid pensata da Hideo Kojima: non più un'avventura unica che prosegue verso un finale, ma tante piccole operazioni che verranno alternate da intermezzi che doneranno contesto all'avanzamento della trama verso l'epilogo. Peace Walker diventa il primo capitolo della saga a portare il sottotitolo di Tactical Stealth Operations. Scelta non particolarmente apprezzata all'epoca per uno dei capitoli più importanti della saga e canonicamente noto come il quinto capitolo che veniva pubblicato, addirittura, originariamente solo su PSP.

Babilonia fantasma
Proprio come nella prima Master Collection, che conteneva gli originali Metal Gear e Metal Gear 2: Solid Snake, Konami ha ben deciso di portare, come contenuto aggiuntivo digitale in questa seconda collezione, Metal Gear: Ghost Babel. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un titolo spin-off non canonico, uscito originariamente su Game Boy Color. La storia si colloca tra la fine di Metal Gear 2 e l'inizio di Metal Gear Solid, con il soldato leggendario Solid Snake impegnato in Africa per fermare l'avanzata di un'armata rivoluzionaria locale.
Ghost Babel è una piccola perla dimenticata da molti, probabilmente a causa della sua non canonicità, che finalmente è tornata disponibile a tutti. Il titolo unisce il meglio dei titoli originali per MSX e Metal Gear Solid, con una coloratissima grafica in pixel art e un gameplay che fa dell'approccio stealth il suo punto focale. Benché non sia parte integrante della trama principale, vi consigliamo assolutamente di dargli una possibilità. Si tratta inoltre di una delle “novità” più succose di questa raccolta, soprattutto per chi ha fatto della saga di Metal Gear una vera e propria vocazione.

Master Collection Vol. 2 – Il meglio della raccolta
La parte più importante di questa Master Collection Vol. 2 rimane sicuramente Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots. Da troppi anni l'unico modo per giocare a questo titolo era dover rimontare (o nel peggiore dei casi comprare) una PlayStation 3. Averlo ora, a portata di mano, sulle console moderne sembra quasi un sogno che si avvera, un miraggio che diventa realtà. E tutto è letteralmente immutato. Il sistema che sembrava inespugnabile, il titolo costruito ad hoc per quella console, finalmente libero e pronto all'uso. Metal Gear Solid 4, unanimemente, è il capitolo più completo dal punto di vista del gameplay, che modifica alcuni tratti di Snake Eater e li declina alla modernità del titolo.
L'obiettivo è sempre lo stesso: muoversi nei vari scenari di gioco infiltrandosi al meglio tra le linee nemiche. Già all'epoca, una delle prodezze del gioco era elaborare velocemente una texture per farla adattare al camuffamento di Snake in tempo reale, bypassando il menù di pausa. Oggi, su PlayStation 5, l'elaborazione così veloce di texture e simili è assolutamente normale e forse un po' fa svanire la magia, ma è comunque bello vedere quante delle idee passate risultavano già futuristiche all'epoca. Tra mimetiche, strade secondarie, interazioni particolari con gli ambienti, data l'ampiezza della mappa, uso di armi convenzionali e non, Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, oggi, è ancora uno dei migliori esponenti del genere stealth in circolazione.

Manutenzione mirata
Per portare il gioco su PlayStation 5, non è servita nessuna particolare prodezza tecnica: apprezzabili però la pulizia delle texture e l'adattamento all'alta definizione. Sublime l'implementazione della vibrazione del DualSense e del feedback aptico. A questo punto ci viene solo da chiederci come mai sia passato tutto questo tempo per trasportare il gioco da PlayStation 3 sui sistemi moderni. L'importante oggi, però, è avere questo capitolo a portata di mano senza alterazioni o modifiche.
Metal Gear Solid: Peace Walker, d'altro canto, proprio come già avvenuto con Sons of Liberty e Snake Eater, è letteralmente la rimasterizzazione del titolo presente già nella vecchia HD Collection, senza aggiunte o modifiche. Il titolo, oggi come allora, presenta delle limitazioni che sono state riportate dalla versione PSP ad oggi paro paro. Sì, se state pensando a Snake che non può strisciare a terra, sappiate che è ancora tutto come dovrebbe essere. Non un downgrade, assolutamente, poiché Hideo Kojima declinava un gameplay già ben rodato ad una versione “lite” per console portatili. Solo è strano oggi vedere quello stesso gameplay su una console fissa, come era strano averci a che fare anche nella HD Collection originale.
A proposito della modalità online, come già svelato da Konami, sono presenti sia la modalità cooperativa per le missioni secondarie che la modalità versus, sebbene siano stati eliminati i trofei collegati al cameratismo e alle varie modalità VS disponibili. Peace Walker resta comunque un capitolo essenziale per la saga che non dovrebbe assolutamente essere bypassato. Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è quindi in definitiva il modo migliore, oggi, per avere tra le mani una delle esperienze videoludiche più belle e importanti di tutti i tempi.
Il Platino di Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2
Ben due coppe di Platino per questa collection di Metal Gear Solid, come fu già con la prima Master Collection e le sue tre coppe. Con Metal Gear Solid 4 ci ritroviamo davanti ad uno dei Platini più difficili di sempre a causa dell'emblema Big Boss. I trofei sono pressoché identici alla sua versione PlayStation 3; ciò significa che per quell'emblema e il brano per iPod essenziale per un trofeo, dovrete completare il gioco a Big Boss Estremo con zero uccisioni, allerte, game over, oggetti curativi e in meno di cinque ore. Altri trofei arriveranno durante il normale proseguimento del gioco, facendo però attenzione ai vari collezionabili, armi speciali e chicche come i flashback nei filmati con cui interagire.
Dall'altro lato, invece, vi diciamo subito che Peace Walker non ha nell'elenco trofei le coppe dedicate all'online, quindi l'incubo del cameratismo è finalmente finito (War is over, come cantava John Lennon e auspicava Hideo Kojima proprio nel concepimento dell'intera saga). Resta comunque un elenco trofei non tra i più semplici da completare, poiché vi verrà richiesto il rank S in tutte le missioni della storia e di completare tutte le missioni opzionali. Fatto ciò, potrete sfoggiare in bacheca due preziosissime nuove coppe di Platino. DING!
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