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Resident Evil 7 poteva essere completamente diverso: svelati i protagonisti scartati e i problemi dello sviluppo

Resident Evil 7: Biohazard è considerato uno dei capitoli più importanti nella storia della celebre serie horror di Capcom. Pubblicato nel gennaio 2017, il gioco ha segnato un ritorno alle atmosfere survival horror dopo la svolta maggiormente orientata all'azione dei precedenti episodi, introducendo una prospettiva in prima persona e un protagonista completamente nuovo, Ethan Winters.



Eppure, il risultato finale avrebbe potuto essere profondamente diverso. A rivelarlo è stato Miguel E. Corti, ex responsabile di Capcom coinvolto nella produzione del gioco, che attraverso una lunga serie di interventi pubblicati su Bluesky ha raccontato alcuni retroscena inediti dello sviluppo.



Le sue dichiarazioni, condivise il 19 ottobre 2026, descrivono un progetto attraversato da numerosi cambiamenti, versioni abbandonate e decisioni creative che hanno contribuito a trasformare radicalmente il settimo capitolo della saga.
Leon, Jill, Rebecca e HUNK: le prime idee erano molto diverse



Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda i personaggi che Capcom aveva preso in considerazione durante le prime fasi della produzione.



Secondo Corti, Leon S. Kennedy avrebbe potuto ricoprire il ruolo di protagonista, mentre tra le altre possibilità valutate figuravano Jill Valentine, Rebecca Chambers e persino HUNK, il misterioso agente delle forze speciali della Umbrella.



Le prime versioni del progetto puntavano inoltre a rafforzare i collegamenti con la storia generale di Resident Evil, nella convinzione che un maggiore coinvolgimento dei personaggi storici potesse aiutare la serie a ritrovare il successo di critica.



Le idee cambiarono così frequentemente che Corti ha ammesso di aver perso il conto delle diverse versioni prese in esame.



La scelta definitiva di introdurre Ethan Winters, un uomo apparentemente comune e privo dell'esperienza dei protagonisti tradizionali, rappresentò quindi una svolta importante. Anziché affidarsi a personaggi già abituati a combattere mostri e armi biologiche, Capcom decise di costruire un'esperienza incentrata sulla vulnerabilità e sulla paura dell'ignoto.
Il successo di The Last of Us influenzò lo sviluppo



Un altro elemento fondamentale riguarda il contesto in cui nacque Resident Evil 7.



Dopo l'uscita di Resident Evil 6, Capcom si trovava in una situazione particolare. Il gioco aveva ottenuto risultati commerciali importanti, ma la sua impostazione fortemente action aveva suscitato numerose critiche, soprattutto tra gli appassionati delle origini survival horror della serie.



Nel frattempo, produzioni occidentali come Call of Duty dominavano il mercato, mentre The Last of Us di Naughty Dog aveva dimostrato quanto un'avventura narrativa potesse ottenere un riconoscimento critico straordinario.



Secondo la ricostruzione di Corti, il team di Resident Evil osservava con attenzione questi risultati e desiderava recuperare il prestigio della serie.



Le prime proposte per il settimo capitolo erano quindi fortemente influenzate dall'approccio narrativo di The Last of Us, con una maggiore attenzione alla storia e ai collegamenti tra i personaggi.



La situazione cambiò in seguito a una riorganizzazione interna di Capcom, che portò a un sostanziale riavvio del progetto.



Fu durante questa nuova fase che prese forma l'idea di abbandonare la tradizionale visuale in terza persona a favore della prima persona, una scelta destinata a diventare uno degli elementi più riconoscibili del gioco.
Il ritorno all'horror e l'influenza del cinema



Con il nuovo corso dello sviluppo, l'obiettivo diventò riportare Resident Evil alle proprie radici, privilegiando tensione, esplorazione e sopravvivenza rispetto all'azione spettacolare.



Tra le influenze cinematografiche citate da Corti figura anche La casa (Evil Dead), il film del 2013, il cui approccio particolarmente crudo all'orrore contribuì a ispirare alcune scelte creative.



Un riferimento diretto sarebbe persino il nome di Mia, moglie di Ethan Winters e figura centrale della vicenda, che richiama quello della protagonista del film.



Anche la caratterizzazione di Ethan subì modifiche significative.



Inizialmente, infatti, il personaggio avrebbe dovuto essere completamente silenzioso. L'idea fu successivamente abbandonata quando gli sviluppatori decisero di costruire la trama attorno alla scomparsa della moglie, creduta morta.



Un protagonista incapace di esprimere verbalmente le proprie emozioni sarebbe risultato poco credibile di fronte a una situazione tanto drammatica.



Corti ha tuttavia osservato che alcune tracce dell'impostazione originale sarebbero rimaste nel gioco definitivo, contribuendo a spiegare le reazioni talvolta sorprendentemente contenute di Ethan davanti agli eventi più estremi.
La scelta tra Mia e Zoe fu aggiunta quasi alla fine



Attenzione: questa sezione contiene anticipazioni sulla storia di Resident Evil 7.



Tra i retroscena più curiosi raccontati dall'ex responsabile Capcom figura anche la celebre decisione che il giocatore deve affrontare nelle fasi avanzate dell'avventura: scegliere se salvare Mia oppure Zoe.



Secondo Corti, questa possibilità venne introdotta quando la sceneggiatura era ormai quasi completata, creando diverse discussioni all'interno del team.



Durante le prove, gli sviluppatori giapponesi tendevano a scegliere Mia, mentre i membri non giapponesi del gruppo preferivano Zoe.



Lo stesso Corti si schierò con quest'ultima, motivando la propria decisione con il comportamento dei due personaggi. Dal suo punto di vista, Zoe aveva concretamente aiutato Ethan durante l'avventura, mentre Mia era stata protagonista di alcuni degli episodi più traumatici vissuti dal marito.



La presenza di questa scelta sollevò inoltre interrogativi sull'efficacia della relazione narrativa tra Ethan e Mia, portando a ulteriori interventi sulla storia per rafforzare il legame emotivo tra i due.



Un esempio di come alcune sequenze diventate iconiche siano nate da modifiche relativamente tardive, anziché da un piano definito fin dall'inizio della produzione.
Perché Chris Redfield aveva un aspetto così diverso?



Le rivelazioni affrontano anche uno degli elementi più discussi dai fan all'uscita di Resident Evil 7: l'aspetto di Chris Redfield.



Nelle fasi conclusive dello sviluppo, alcuni membri del team temevano che il gioco si fosse allontanato eccessivamente dall'identità tradizionale della serie. Per questo motivo venne deciso di rafforzare i collegamenti con i precedenti episodi, introducendo proprio Chris nel finale.



Il personaggio compariva inoltre con un riferimento alla Umbrella sulla propria uniforme, dettaglio pensato per incuriosire i giocatori e alimentare interrogativi sul suo ruolo.



L'effetto, tuttavia, fu diverso da quello previsto.



Molti appassionati si concentrarono soprattutto sul suo volto, decisamente differente rispetto alle apparizioni precedenti.



Corti ha spiegato che il problema era legato anche all'impiego di modelli realizzati attraverso scansioni di persone reali. Il team non riuscì a individuare un volto sufficientemente somigliante al Chris conosciuto dai fan, pur volendo mantenere uno standard visivo coerente con gli altri personaggi.



Il risultato fu una reinterpretazione estetica che generò parecchie discussioni, diventando uno degli aspetti più controversi del capitolo.
Un progetto travagliato che ha cambiato il futuro di Resident Evil



Nonostante le numerose difficoltà produttive, Resident Evil 7: Biohazard riuscì progressivamente a conquistare il pubblico.



Secondo Corti, il titolo vendette inizialmente circa tre milioni di copie nel suo primo anno, un risultato che non rappresentava ancora il successo duraturo che avrebbe raggiunto successivamente.



L'accoglienza positiva della critica e il crescente interesse verso Resident Evil Village contribuirono però ad avvicinare nuovi giocatori al settimo capitolo.



Paradossalmente, proprio una delle decisioni inizialmente più rischiose, ovvero allontanarsi dai protagonisti storici e da gran parte dei collegamenti narrativi con i precedenti episodi, si rivelò determinante per rendere l'esperienza accessibile anche a chi non conosceva la saga.



Le testimonianze di Miguel E. Corti offrono oggi uno sguardo particolarmente interessante su quanto possa cambiare un videogioco durante la produzione. Dietro un capitolo che ha ridefinito l'identità moderna di Resident Evil si nasconde infatti una lunga successione di tentativi, ripensamenti e compromessi creativi.



E pensare che, in una delle tante versioni scartate, al posto di Ethan Winters avremmo potuto ritrovare Leon Kennedy o persino HUNK tra gli orrori della famiglia Baker.



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