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EmblemadiFuoco

ha scritto una recensione su Pentiment

Cover Pentiment per Xbox Series X|S

Sono piccoli problemi di Tassing

Pentiment. Sento un magone e un pugno nello stomaco violentissimo giunto alla conclusione di questa epopea, come non lo sentivo da un po'. Non scherzo nell'affermare che Xbox ha fatto bingo inserendo questo titolo nel Game Pass, e prima di tutto finanziandolo, ma andiamo con ordine.

Innanzitutto le impressioni a caldo. Un videogioco meraviglioso e mastodontico, che ha il grosso coraggio di proporre in un'epoca dominata da avventure colossali e interazioni al millimetro un'avventura investigativa semplice e raffinata, dai colpi di scena davvero interessanti e brutale nei contenuti. Se dovessi fermarmi al mero osservarne le qualità ludiche probabilmente la mia disquisizione terminerebbe qui. Invece, da grande amante di opere come Il Nome della Rosa e da fan di gialli, misteri e simili posso dire di aver sperimentato un vero e proprio capolavoro. Lo studio dei moventi, lo strutturare le investigazioni con la possibilità di ricevere un'intricata ragnatela di possibili risposte concatenate a seconda delle nostre azioni, un agire anche nella scelta di pranzare con qualcuno invece che con altri personaggi, riuscendo in questo modo ad estorcere qualche informazione. In tutto questo marasma, ogni fine capitolo è devastante, distrugge e ammazza come poche cose riescono a fare. Nota negativa una conclusione forse troppo innalzata a vette elevate per poi essere semplice, tutto legato a grandi miti e misteriosi ordini per vanificare queste aspettative. Qualcosa che però non mina la splendida opera che Obsidian ha forgiato.

Passiamo invece al rispondere alle critiche mosse sul gioco.
-È un'avventura in cui non si fa altro che parlare? Non proprio, in quanto l'atto dello scegliere i dialoghi viene affiancato da un range di scelte infinito, da possibili ramificazioni che non possono che essere adorate da chi ama le narrative complesse e da varietà nelle sezioni di gioco che passano dal semplice parlare a estorcere informazioni a tavola fino a minigiochi funzionali alle indagini.

-Tutte le mie scelte non sono servite a nulla? Assolutamente falso. Cambiano intere scene, interi dialoghi e rivelazioni e lo sviluppo di indagini successive dipende dai risultati delle precedenti. Se pensate di aver visto una complessità nello sviluppo delle vicende pazzesca in altri titoli, Pentiment la supera senza ombra di dubbio.

-È davvero l'esperienza di cui abbiamo bisogno nel 2022/23? Assolutamente sì! Pentiment ci permette di ragionare su temi che normalmente i videogiochi non trattano. Religione e suoi estremismi. Matrimoni forzati privi dell'amore che necessiterebbero. Sostituzione di persona per rifarsi una vita. Cosa può esserci di meglio che ragionare su cose del genere?

Per concludere vi racconterei come ho vissuto io questa esperienza. Ho atteso Pentiment fin dal suo primo annuncio e una volta rilasciato è stato amore a prima vista. Per molte settimane, nel corso delle mie giornate, mi è capitato piú volte di ripensare alle indagini del prode Andreas Maler, del sul allievo Caspar, della giovane co-protagonista e della maledetta cittadina tedesca immaginaria di Tassing. Ho scoperto nuovi giochi di carte che ho provato con amici e parenti, ho ragionato su cose che proprio nel periodo del Natale vengono spesso messe al centro dei festeggiamenti, ho scorto nell'opportunità di trovare riferimenti al 1400-1500 un modo per approfondire ciò a cui mi ero avvicinato e soprattutto ho vissuto la magica atmosfera che solo le opere del mistero garantiscono. Pentiment è stato uno di quei bei quadretti che tieni in casa, in camera o nel tuo spazio personale e che ogni volta che osservi ti scatena emozioni meravigliose!

9

Voto assegnato da EmblemadiFuoco
Media utenti: 8.5 · Recensioni della critica: 8.3

EmblemadiFuoco

ha pubblicato un'immagine nell'album Emblema di Fuoco riguardante Fire Emblem Engage

𝗙𝗶𝗿𝗲 𝗘𝗺𝗯𝗹𝗲𝗺 𝗘𝗻𝗴𝗮𝗴𝗲 - 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝘁𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼 𝗠𝗮𝗶𝗻 𝗟𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗢𝗽𝗲𝗿𝗮 𝗠𝗮𝗴𝗻𝗮.

La saga di Fire Emblem ha un posto davvero speciale nel mio cuore da appassionato. Questa stessa pagina non avrebbe il nome che riporta se non mi fossi mai innamorato della meravigliosa epopea di strategici che Intelligent System ha sagacemente imbastito. Un brand che ai suoi esordi ha vissuto non poche difficoltà ad affermarsi in Occidente, ma che con le sue iterazioni sulla Nintendo 3DS ha trovato larghi consensi, a partire dall'incredibile Awakening. Fire Emblem fa della sua narrativa stratificata e ben costruita un pregio inviolabile, basato sulla creazione di personaggi che nel loro essere caricaturali si concretizzano in una caratterizzazione esagerata ed esuberante, con un design dettagliato e incentrato su piccoli elementi che suggeriscono informazioni sul loro passato e sulla loro origine. Le classi sociali dipinte grazie a questo semplice stratagemma sono variegate, e infondono profondità al mondo che tende a dipanarsi. Dal punto di vista del Gameplay, invece, possiamo fare i conti con un sistema di combattimento molto complesso, basato su un Triangolo delle Armi semplice ma esaustivo, Interazione con l'ambiente circostante a favorire bonus e malus, nonché Colpi Critici e Rapporto con la Magia che raramente trovano un bilanciamento così preciso come in Fire Emblem.
Le ultime iterazioni del franchise, rappresentate da Fire Emblem Three Houses e dallo spin-off Warriors: Three Hopes, sono state peró carenti sotto molti aspetti se paragonate al retaggio storico al quale siamo abituati. Infatti l'aggiunta di lotte su larga scala, con l'introduzione di mostri complessi da sconfiggere, costringe il costante uso di una sola tipologia di classe, costruita a partire da armi leggendarie che monopolizzano l'azione. Una scelta che rende letteralmente inutile tutto il lavoro di perfezionamento del sistema di Leveling e potenziamento dei personaggi, che seppur ai loro massimi livelli non potranno nulla di fronte a lance, spade e asce che riusciranno a disintegrare mostri e nemici. Se a questo aggiungiamo una narrativa non così interessante, che non approfondisce per nulla le radici dei continenti teatro delle vicende e si costruisce intorno a buchi di trama non chiariti, possiamo ben comprendere come le aspettative per il futuro dell'Ip possano essere alle stelle.
La speranza per il ritorno di Fire Emblem, dunque, non poteva che legarsi all'Anniversario della Saga, che a dispetto di un ottimo Porting in retrocompatibilità del primo capitolo originale, finalmente tradotto in Italiano, sembrava mancare di un nuovo grande titolo Main Line. Il Nintendo Direct del 13 Settembre ha però cambiato le carte in tavola, con l'annuncio di Fire Emblem Engage. La produzione, a dispetto della sua natura originale, riesce a compiere un atto irripetibile nel panorama di prodotti Nintendo. Infatti Engage vuole raccontare con piccole e semplici citazioni tutte le avventure, imprese, tradimenti, guerre e racconti d'amore che Fire Emblem è stato in grado di farci vivere nella sua interezza, scoprendo eroi di giochi che potremmo aver dimenticato, e altri che invece sono ben impressi nella nostra memoria. Nel vestire i panni del drago divino Alear sfrutteremo poteri da evocatori per ottenere una serie di speciali emblemi, in grado di donare ai suoi possessori l'aiuto di antichi grandi eroi dell'Universo considerato. Esempio lampante quello dell'anello di Marth, primo grande protagonista dei Fire Emblem, che sembra concatenare all'attacco del comprimario principale anche una serie di buff e potenziamenti dell'eroe evocato. La lista di possibili anelli sfruttabili a questo scopo sembra essere immensa, con la partecipazione di grandi nomi come Ike, Lucina, e perfino Corrin. L'impianto narrativo, dal canto suo, torna alle origini, con una dicotomia manicheistica tra bene e male che non può che giovare ad una serie di moderne trame eccessivamente legate a scale di grigi esuberanti e a volte mal scritte. Unico neo, ma facilmente sormontabile, quello rappresentato dal comparto artistico, che strizza troppo l'occhio a tendenze dell'animazione moderne e sfrutta il supporto non proprio eccezionale di alcuni disegnatori per V-Tuber. Una piccola ombra sull'enorme e troneggiante ritorno di Fire Emblem, che speriamo riporti la saga a picchi qualitativi che solo i capolavori sono in grado di definire.

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