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Tomb Raider III: Adventures of Lara Croft PSX

Sviluppato da Core Design Ltd. e prodotto da SCEA, Tomb Raider III: Adventures of Lara Croft è un gioco d'azione e avventura uscito nel 1998 per PlayStation.

8.1

Recensioni

13 utenti

Yack

ha pubblicato un'immagine nell'album Immagini generiche

PSM n°8 novembre 98 😍
La mia prima rivista PlayStation... quasi 20 anni fa 😱 come vola il tempo 😵

Ayafunny
Cover Tomb Raider III: Adventures of Lara Croft per PSX

In un brevissimo periodo Core Design ha dovuto rispettare i tempi di sviluppo imposti dalla Eidos sulla pubblicazione di almeno un Tomb Raider l’anno, lavoro non facile per la Software House Inglese. In un solo anno però sono riusciti a surclassare il loro primo episodio con nuovi effetti grafici, una trama più interessante e nuove scelte di gameplay. La sfida sembrò quindi parzialmente superata, fino all’arrivo dell’anno successivo. Tomb Raider III aveva il fin difficile compito non solo di superare i suoi predecessori, ma di soddisfare un ormai fin troppo esigente numero di fan, alla ricerca di novità più evidenti e una sfida molto più alta. A questo proposito Core propone delle idee notevolmente più interessanti.
Ma partiamo prima di tutto con la storia: Lara è in viaggio in India alla ricerca di un oggetto, l’artefatto “Infada”. Il viaggio la porterà a ottenere quello che vuole seppure non senza difficoltà, ma prima di tornarsene a casa fa la conoscenza di un certo dottor Willard, che le rivela l’esistenza di altre reliquie simili a quelle ottenute da lei. Riunirle significherebbe ricevere risposte a proposito della loro origine e dare molte risposte sull’evoluzione umana, ma sfortunatamente questi artefatti sono stati sperduti negli anni in diversi angoli del pianeta e toccherà alla nostra archeologa trovarle.
Qui si nota una delle prime novità introdotte da Core: per la prima volta in un adventure dell’epoca è disponibile la possibilità di scegliere quale mondo iniziare per primo, tra Londra, Nevada e Pacifico del Sud, anche se ogni mondo possiede difficoltà e caratteristiche differenti. I mondi di gioco sono raddoppiati rispetto al secondo episodio: il level design nei luoghi aperti sono di un dettaglio unico e talmente grandi da poter decidere tra almeno due percorsi differenti (spesso tra la strada più breve ma senza alcun segreto, e quella più lunga ma piena di anfratti nascosti). Con questo ci ritroviamo infinite possibilità di percorso, grazie anche alle nuove caratteristiche legate al gameplay: ora Lara può abbassarsi ed entrare in cunicoli, per poi calarsi e proseguire il percorso, oltre a poter scattare e appendersi ai soffitti. Questo, insieme all’aggiunta di nuovi mezzi di trasporto, come quad, kayak e piccole barche, introduce il gioco ad un’ottima interazione col mondo di gioco, piene di pericoli, trappole e luoghi dove mettere alla prova le nostre abilità col salto.
Le novità da questo punto di vista non mancano per nulla e la stessa cosa si può dire della parte puramente tecnica: nonostante il gioco lavori ancora sul vecchio motore grafico dei predecessori, Core introduce dettagli da non sottovalutare. Prima di tutto gli effetti di luce e ombra sono di gran lunga migliorati, rendendo l’utilizzo del bengala una cosa fondamentale. Seguono poi effetti di fumo e nebbia, oggetti ed elementi come il fuoco completamente in 3D, cambiamenti climatici come pioggia e neve e movimenti ondulatori particolarmente realistici da parte di acqua e sabbie mobili. Da non sottovalutare dettagli minimi ma che vogliono rispecchiare la realtà, come la morte per assideramento che rischia Lara ogni volta che si tuffa in acque troppo gelide oppure come l’avventuriera lascia le proprie impronte nella sabbia o nella neve. Insomma, se il secondo capitolo aveva introdotto aggiunte tecniche quasi nulle, il terzo episodio riesce a farsi ampiamente valere da questo punto di vista, e non solo dal lato grafico. I suoni delle armi oppure i versi che fa Lara quando salta o si arrampica diventano meno artificiali e più realistici. Le musiche dal canto proprio, sono varie: potrebbero avvertirci di un pericolo o caricarci d’adrenalina durante una sessione particolarmente action ma non perdendo mai completamente il sopravvento, il che è un bene in quanto il gioco vuole mantenere quella sensazione di solitudine, elemento dominante nel primo capitolo.
Proprio questo ultimo dettaglio potrebbe far storcere il naso ai nostalgici: la tinta più movimentata del secondo capitolo diminuisce leggermente in questo seguito solo in determinati livelli, come gli ultimi ma per la maggior parte delle volte le sparatorie diventano particolarmente numerose. Al contrario dei dubbiosi però, Core riesce ad offrirci anche un livello di difficoltà stavolta più equilibrato, sebbene gli utenti PS1 abbiano maggiori difficoltà dati dai Cristalli di Salvataggio, che ci permettono di accumularli ma ci impediscono di salvare ogni volta che vogliamo. Questo dettaglio infatti ci costringerà a rifare intere parti d’accapo in caso di errore, cosa che verso le ultime sessioni, riesce ad essere piuttosto irritante.
L’inventario non è cambiato moltissimo: ci sono state pochissime aggiunte, come il lanciamissili o la desert eagle ma trovare delle risorse stavolta, è molto meno complicato e disporremo in alcuni livelli di tantissimi segreti da trovare. Questo potrebbe aumentare la durata di gioco per i più temerari e perfezionisti. L’avventura si attesta dalle 15 e le 20 ore (ore personali, con 47 segreti trovati su 59: 18 e passa ore), ed è abbastanza rigiocabile grazie ai diversi percorsi che potremmo superare.
Tomb Raider III sembrava una vera e propria sfida in così poco tempo: i cambiamenti non sono stati giganteschi rispetto ai primi due episodi, ma l’ottimo level design e le aggiunte tecniche danno questo titolo una propria identità e gli permette di far parte dei migliori capitoli dedicati all’archeologa inglese. La varietà dei mondi si presenta di maggior impatto rispetto al secondo titolo e alcuni livelli, in particolari i primi, donano quella magia che regalò il successo al suo ormai primo storico capitolo.

8.7

Voto assegnato da Ayafunny
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