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Far Cry Primal PC - recensione

Ormai è un grande classico: l'arrivo delle versioni PC dei titoli di Ubisoft catalizza l'attenzione degli appassionati come poche altre uscite. I lanci multipiattaforma dell'azienda francese sono stati tutt'altro che facili, come abbiamo avuto modo spiegare nelle nostri Reloaded di Watch Dogs, Assassin's Creed Unity e anche dell'ormai vetusto Ghost Recon. A spezzare il trend negativo ha sempre pensato la serie Far Cry visto che sia con il terzo, sia con il quarto capitolo della serie, il franchise "forestale" di Ubisoft ha avuto molti meno problemi di gioventù.



Il sospetto di chi scrive è che alla base di tutto questo ci sia la solidità e maturità dei tool di sviluppo legati al motore grafico Dunia Engine ormai arrivato alla versione 2, ma di cui già nel 2008 avevamo avuto un assaggio dell'eccezionale livello qualitativo con Far Cry 2. Una qualità di tutto rispetto soprattutto considerando l'ottimo rapporto peso/potenza di un engine capace di renderizzare spazi aperti densi di vegetazione con effetti di luce di altissimo livello e una fisica buona fattura.



Per Far Cry Primal, un gioco che fa della riproduzione della natura preistorica incontaminata il suo punto di forza maggiore, non poteva esserci una scelta diversa da questa in quanto nella sua struttura di base è molto simile a Far Cry 3 e 4 (di quest'ultimo ricicla il layout del mondo di gioco) con due grosse varianti di base: non ci sono ovviamente veicoli né armi da fuoco.

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5 marzo 2016 alle 17:10