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Commodore LEO - recensione

Sembra ieri e invece è già passato un annetto dalla nostra recensione del PET, lo smartphone che riportava il marchio Commodore sugli scaffali dopo anni di assenza, anche se in un settore merceologico completamente diverso da quello degli home computer in cui l'azienda americana aveva fatto la storia, nel bene e nel male, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta.



Un gruppetto d'intrepidi imprenditori italiani aveva pensato di riesumare il marchio dalle sue ceneri e anche se non si tratta della stessa azienda, lo scopo messo in evidenza col PET era quello di riproporre un brand dal potenziale nostalgico pazzesco, soprattutto per i quaranta-cinquantenni come il sottoscritto, cresciuti a pane e Commodore 16/64/Amiga.



Evidentemente il primo esperimento non deve essere andato poi così male se a stretto giro di posta è arrivato un nuovo modello. Il LEO, questo il nuovo nome del dispositivo di Commodore, parte da un presupposto commerciale diverso da quello del PET. È un prodotto di fascia leggermente più bassa, intorno a 250 euro, aspetto confermato dalle caratteristiche tecniche che vedono schermo e prestazioni leggermente inferiori. Siamo di fronte a uno smartphone da cinque pollici, dotato di una CPU meno performante, ma comunque un prodotto pensato per soddisfare le esigenze di un pubblico che esige prestazioni di fascia media.

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21 gennaio 2017 alle 16:10