Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti per scoprire un nuovo modo di vivere la tua passione.

I Am Future – Recensione

C'è un certo tipo di gioco che non vi chiede di salvare il mondo, ma solo di sopravvivere in un angolo dimenticato di esso. I Am Future, sviluppato da Mandragora e pubblicato da tinyBuild, si inserisce in questa categoria con una proposta chiara: un survival post-apocalittico in cui la pressione non arriva da orde di nemici o da eventi catastrofici, ma da una gestione quotidiana fatta di fame, energia e risorse limitate. Il protagonista si risveglia su un tetto sommerso, in una città invasa dall'acqua, e da lì inizia una lenta ricostruzione fatta di orti, robot, oggetti da riciclare e alcune creature ostili da eliminare.



Su PlayStation 5, il gioco arriva dopo un lungo periodo in accesso anticipato su PC, portando con sé un'interfaccia adattata al controller, un ritmo volutamente dilatato e un'estetica che punta più al comfort che alla frenesia. Non è un titolo per chi cerca sfide serrate o progressione rapida, ma per chi vuole prendersi il tempo di sistemare un angolo di mondo, un oggetto alla volta, affrontando anche qualche imprevisto.



Un tetto, un mondo sommerso e qualche ricordo



La premessa narrativa è molto semplice: il protagonista si risveglia da un lungo sonno criogenico su un tetto in mezzo a una città allagata e semi distrutta. Non c'è nessuno intorno, solo resti di un mondo che non esiste più. Da qui parte un'esplorazione lenta e frammentaria, fatta di oggetti da analizzare, messaggi vocali da decifrare e strutture da ricostruire. Il tono è volutamente leggero, a tratti ironico, ma sicuramente non superficiale. Il gioco non spinge su una trama lineare, ma dissemina indizi che raccontano cosa è successo al mondo, chi eravate, e perché vi siete risvegliati proprio lì e proprio in quel momento.



Non ci sono dialoghi veri e propri, ma interazioni con intelligenze artificiali, robot e dispositivi tecnologici che conservano memorie del passato. Alcuni momenti riescono anche a essere toccanti, la maggior parte, però, è più funzionale che altro. La narrazione, infatti, non è il motore dell'esperienza, ma un contesto che dà senso alle attività quotidiane. È quindi una storia che si costruisce per accumulo, senza forzature, e che lascia spazio all'interpretazione.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2026/01/i-am-3.jpg



Costruire, coltivare, riciclare



Il gioco si sviluppa in tempo reale, con un ciclo giorno/notte e una progressione basata sull'espansione del tetto dove vi risveglierete e sulla costruzione di strutture utili alla sopravvivenza e al ripristino della vita su quel mondo ormai distrutto. Si parte ovviamente con poco: qualche oggetto da raccogliere, un letto da sistemare e qualche orto da piantare. Poi arrivano le officine, i pannelli solari, i sistemi di irrigazione e anche i robot assistenti. Tutto si basa su risorse da raccogliere e riciclare: plastica, metallo, circuiti, legno. Non ci sono troppi combattimenti, né grosse minacce esterne, se non qualche parassita “alieno” che verrà a distruggervi alcuni macchinari e a tentare di mangiarvi le coltivazioni dell'orto. L'unico limite è dunque il tempo, la fame e la gestione dell'energia del protagonista, che dovrà quindi anche cucinare, sfamarsi e dormire per recuperare le forze.



La struttura è modulare: ogni nuova area del tetto sbloccata introduce nuovi materiali, nuove ricette e nuovi utilissimi strumenti. Alcune sezioni sono bloccate da ostacoli ambientali quali acqua, detriti o piante infestanti, che richiedono strumenti specifici per essere rimossi. Il ritmo è volutamente lento, ma costante. Non ci sono grossi picchi di difficoltà, ma nemmeno momenti di vera sorpresa. Il gioco punta tutto sulla routine: raccogliere, costruire, migliorare e poi ripetere.



Il sistema di controllo su PlayStation 5 è ben adattato, anche se l'interfaccia resta un po' macchinosa nei menu più affollati. La gestione dell'inventario richiede pazienza, soprattutto nelle fasi avanzate. Alcune azioni sono meno fluide del previsto, come il posizionamento preciso degli oggetti o l'interazione con elementi sovrapposti. Ma nel complesso, l'esperienza è stabile e funzionale.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2026/01/i-am-futu-4.jpg



Un'apocalisse luminosa



Visivamente, I Am Future si distingue per una direzione artistica coerente e riconoscibile. Il mondo è colorato, luminoso e pieno di dettagli. Le texture sono pulite e le animazioni sono essenziali ma efficaci. Ogni oggetto ha una sua identità visiva, e il tetto si trasforma lentamente in uno spazio vivo e pieno di elementi costruiti a mano. L'estetica è volutamente “cozy”, ma non infantile: c'è un equilibrio tra leggerezza e malinconia che funziona.



Il design degli oggetti e delle strutture è chiaro e leggibile, anche se a volte la quantità di elementi a schermo può rendere difficile orientarsi. La telecamera è fissa in isometrica, con una buona libertà di rotazione, ma in alcuni casi si fa fatica a gestire le sovrapposizioni. Le animazioni del protagonista, inoltre, sono semplici, ma accompagnate da piccoli dettagli che danno personalità, come il modo in cui si siede o si gratta la testa quando è stanco.



Il comparto sonoro, infine, è discreto ma ben integrato. La colonna sonora è composta da brani ambientali rilassanti, con strumenti acustici e sintetizzatori leggeri. Gli effetti sonori sono funzionali: il rumore degli attrezzi, il fruscio delle piante e il ronzio dei robot. Non ci sono voci, ma alcuni dispositivi parlano con testi su schermo e suoni sintetici. Il risultato è un ambiente sonoro che accompagna senza distrarre, coerente con il tono generale del gioco.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2026/01/i-am-future-6.jpg



La strada verso il Platino



La lista trofei di I Am Future è piuttosto estesa, con 1 trofeo di Platino, 6 d'oro, 8 d'argento e 18 di bronzo, per un totale di 33 coppe. La maggior parte degli obiettivi è legata alla progressione naturale: costruire determinati oggetti, sbloccare nuove aree o completare missioni principali. Alcuni trofei, invece, richiedono di raggiungere livelli avanzati di produzione o di completare tutte le missioni secondarie, ma non ci sono sfide punitive o obiettivi nascosti particolarmente criptici.



Tra i trofei più impegnativi ci sono quelli legati alla costruzione di tutte le strutture disponibili, alla completa automazione della base e alla raccolta di tutti i collezionabili. C'è anche un trofeo per completare il gioco al 100%, che implica una buona dose di pazienza e gestione efficiente delle risorse. Tuttavia, non ci sono penalità per errori o scelte sbagliate. Il Platino è quindi accessibile, ma richiede giustamente tempo; non è un trofeo da speedrun, ma bensì da costruzione lenta. Chi si lascia coinvolgere dal ritmo del gioco troverà soddisfazione nel completarlo, mentre chi cerca un'esperienza più dinamica potrebbe abbandonare prima di arrivarci.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2026/01/i-am-futu-5.jpg



L'articolo I Am Future – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

Continua la lettura su www.playstationbit.com

oggi alle 17:10