Come sono diventato un giocatore 'multiplayer-only' - editoriale
Lo scorso 7 gennaio ho compiuto 44 anni. Di questi, considerato che il primo approccio coi videogiochi risale all'estate del 1982 in sala giochi ( con Jungle Hunt, Popeye, Galaga) e al Natale dello stesso anno a casa (grazie ad un avveniristico Mattel Intellivision + Space Armada), ne ho trascorsi quasi 35 giocando. Da solo.
Ok, non proprio sempre, ricordo epiche sessioni a Kick Off, Street Fighter 2, Bomberman, Mario Kart, Poy Poy (titolo semisconosciuto e incredibilmente sottovalutato) e Micromachines ai tempi di Amiga, SNES e Playstation, ma si trattava di multiplayer locale e comunque gli dedicavo una minima percentuale del tempo dedicato al gioco in solitario.
Il gioco online, specie nella sua accezione "competitiva", l'ho sempre evitato, un po' perché col passare degli anni i riflessi non sono più quelli di una volta e un po' perché molto spesso ho trovato l'aria online onestamente irrespirabile, satura di, uhm, come dire, bimbominkiaggine.
