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Italian Video Game Awards: l'Italia che guarda all'estero e al futuro dell'industria - editoriale

L'Italia videoludica che guarda (anche) all'estero per poter finalmente affermare la propria creatività anche in questo settore ha fatto un altro passo in avanti. La serata degli Italian Video Game Awards è stata un importante tassello di un mosaico che, negli ultimi anni, sta cercando di dare risalto anche alla scena nostrana dei videogiochi, guidata dall'Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani (AESVI). Un volto di richiamo internazionale che potesse dare respiro e sostanza alla rinnovata volontà di confrontarsi e affiancarsi alle cerimonie degli altri Paesi rimarcando l'obiettivo di dire la nostra anche nei premi della critica.



Per farlo l'Italian Video Game Awards ha dovuto guardare al di fuori dei confini nostrani, carpendo l'ispirazione da eventi più consolidati e che rappresentano vetrine imprescindibili nelle cerimonie di premiazione. Innegabile, infatti, che il formato dell'evento sia stato più esterofilo rispetto al passato, sulla falsa riga dei British Academy of Film and Television Arts (BAFTA): tavoli rotondi in sala, persone in smoking e un ritmo più regolare di premiazioni, interrotto da sporadici momenti di autoironia e di scambio di battute fra i due presentatori riconfermati dalla passata edizione, Lucilla Agosti e Rocco Tanica.



La voglia di fare qualcosa di migliore rispetto all'anno precedente era tanta e la sensazione è che, sì, questi Italian Video Game Awards possano essere un ottimo nuovo inizio. Lo ha dimostrato una serata in cui, al netto di qualche saltuario passo falso qui e là, sono stati gestiti bene i tempi morti, l'incendere delle assegnazioni è stato ben cadenzato e, soprattutto, ci sono stati molteplici interventi di personalità videoludiche internazionali.

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15 marzo 2018 alle 17:10