Il corriere (The Mule) - recensione
Siamo qui riuniti per parlare del nuovo film di Clint Eastwood, da lui diretto e interpretato, che racconta una storia vera, quella di Leo Sharp, che deve averlo attratto non poco. Un personaggio roccioso come lui, burbero, inviso alle correttezze politiche dei giorni nostri, avverso alle novità tecnologiche, un tipico individualista americano, abituato a risolvere da solo i propri problemi.
Del resto l'America è un padre senza indulgenza, che storce la bocca quando mette il figlio alla prova e lo vede sbagliare, condannandolo così alla sconfitta, e che fomenta ad arte quell'individualismo estremo che rende degno di merito chi nella vita ce la fa. Se non ci si riesce si può accusare solo se stessi e da soli cercare una soluzione. E chi sbaglia, paga.
La sceneggiatura di Il corriere (The Mule) è di Nick Schenk (Gran Torino, Narcos, Manhunt: Unabomber) ed è tratta dall'articolo del giornalista Sam Dolnick, pubblicato sul New York Times. La storia si riassume velocemente: nel 2005 Earl Stone, un anziano veterano della Seconda Guerra Mondiale, è un floricultore di successo, così appassionato della sua arte da avere trascurato la famiglia per trent'anni (o almeno questa è la scusa che lui si racconta).

Divodark
Ho visto gran parte dei film dell'Eastwood regista e attore/regista. Penso che questo lo andrò a vedere alcuni cinema settimana prossima.
kenneth
ma solo a me ricorda il giustiziere della notte?