Untitled Goose Game - recensione
Chi non ha mai sognato di essere una dispettosissima oca che va in giro a seminare il panico e rovinare la routine di un tranquillissimo quartiere residenziale di una piccola cittadina? Eppure finora non era possibile vivere un'esperienza simile con un videogioco, non fino a quando House House, un piccolo studio indie formato da sole quattro persone con sede a Melbourne ha deciso realizzare Untitled Goose Game, un gioco che raccontato così sembra fantastico. Ma l'implementazione sarà all'altezza delle aspettative? Lo scopriremo insieme in questa recensione.
Fin dal suo reveal nell'ottobre 2017, il titolo ha suscitato grande curiosità nella community, fino a raggiungere oltre mezzo milione di visualizzazioni nel trailer pubblicato da Nintendo per la versione Switch. Numeri pazzi, soprattutto se pensiamo al tipo di gioco e all'infimo budget con cui è stato realizzato. Il titolo è infatti stato prodotto da Panic e supportato dalle istituzioni australiane, e questo ha permesso di procedere abbastanza speditamente nello sviluppo per un team dalla forza lavoro così ridotta, oltre a garantire una release multipiattaforma (Windows, Switch e MacOS) ed essere tradotto in ben 11 lingue (italiano incluso).
Ma che gioco è questo Untitled Goose Game? Sostanzialmente è un platform/puzzle con impostazione sandbox e una buona componente stealth. La nostra simpatica oca ha l'unica missione di dare fastidio agli umani in vari modi: interrompendo il loro lavoro o il loro relax, rubando oggetti, quindi sostanzialmente mandandoli in bestia. A chi non piacerebbe sfogarsi facendo questo in un videogioco?! Bene, finalmente è possibile e il mio entusiasmo era palpabile già dai primi trailer. Non si tratta solo di caos indiscriminato: in ogni livello avremo degli obiettivi da raggiungere (una sorta di quest-system), come ad esempio bagnare un giardiniere con l'idrante, chiudere NPC in cabine telefoniche, rubare e collezionare oggetti da lavoro, rompere scope e tante altre cose simpaticamente fastidiose.
