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L'indipendenza critica esiste?

Il vero problema del conflitto d'interessi non sono le recensioni.



Cos'hanno in comune l'indipendenza critica e l'oggettività delle recensioni? Entrambe non esistono! Esaurito l'interrogativo principale possiamo salutarci, o andare un attimo a fondo su un tema relativo al conflitto d'interessi che non si è trattato da nessuna parte o quasi.



Si è riaccesa la diatriba sul conflitto d'interessi ed indipendenza a seguito della decisione dei Playerinside di interrompere le loro collaborazioni con le aziende di settore, così da essere autonomi ed indipendenti, come fatto da Falconero poco più di un anno fa. Non entriamo nel merito della loro scelta ma affrontiamo il tema in generale perché sarebbe altrimenti un esercizio inutile. Questa scelta può renderli più affidabili ai nostri occhi rispetto ad altri solo in base alla considerazione che già abbiamo di loro o in base ai nostri valori. Senza comunque avere prove a sostegno della nostra tesi e quindi si rimane sul piano empirico personale.



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window.RTBuzz.cmd.push("masthead1");Ho detto che l'indipendenza non esiste e cerco di spiegare perché. Nel momento in cui quello che facciamo ha un risvolto economico/lavorativo noi dipendiamo sempre da qualcuno o qualcosa. Di base c'è uno scambio economico, che sia con un'azienda o direttamente con il pubblico. Se decidi di staccarti dalle aziende che ti danno le key dei giochi, allora vorrà dire che indirettamente a pagarti quelle key dovrà essere il pubblico supportando il tuo lavoro. Si passa da una dipendenza ad un'altra, sicuramente diversa e che possiamo definire potenzialmente meno problematica o più etica.



Questo però non è sinonimo di deontologia – perché io potrei non essermi mai piegato alle aziende anche quando mi davano le key, ma viceversa potrei piegarmi al volere del pubblico che adesso è la mia unica fonte di sostentamento. Entrambe le ipotesi sono fondamentalmente indimostrabili, quindi torniamo alle sensazioni personali di cui sopra. Il tema più caldo preso in esame è stato proprio l'affidabilità e l'onestà delle recensioni, che secondo me non è assolutamente il lato più problematico. Sicuramente le aziende sono più contente se un portale d'informazione o il content creator di turno dà un 9 piuttosto che 6 ad un suo gioco, ma difficilmente cercherà di influenzarne attivamente il giudizio. Potrebbe essere un rischio enorme e controproducente: se il critico in questione dovesse portare alla luce un qualcosa del genere i danni d'immagine sarebbero enormi. Non solo diventerebbe nulla una recensione in particolare, ma anche tutte le altre – comprese quelle positive, perché chi ce lo assicura che non l'abbiano fatto anche con altri?



In pratica è una sorta di implicita deterrenza tra recensore, azienda e pubblico. Ovviamente parlo di chi fa grossi numeri, magari ad un piccolo che inizia ad ottenere le key dei giochi potrebbe anche succedere. Però essendo piccolo sarebbe in grado spostare poco o nulla, quindi non avrebbe nemmeno senso accollarsi il rischio da parte dell'azienda.



A volte diamo per scontato che sia indipendente chi usa un linguaggio più colorito o scorretto nei giudizi sui giochi. Potrei scrivere che è insufficiente e invece scrivo è una merda, quello è solo il modo di comunicare scelto e oltre a non cambiare il significato di fondo ad un publisher o software house non cambia proprio nulla.



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window.RTBuzz.cmd.push("insideposttop2");“Vabbè Dons ma ce lo dici il tema di cui non si parla? Io avrei una vita” giusto scusate arriviamo al punto.



Il vero problema del conflitto di interessi non è quello che si dice o come lo si dice, ma è quello che non si dice. Quello che si sceglie di ignorare. A Naughty Dog frega relativamente del voto che hai dato a TLOU, frega molto di più che non parli del crunch degli sviluppatori o della censura degli elementi che rimandano alle comunità queer nel video anniversario di TLOU. A Blizzard interessa relativamente il voto dato a Diablo, quanto piuttosto che non si parli dello scandalo delle molestie sessuali interne. A Jyamma games non interessa che voto hai dato ad Enotria, interessa che non parli delle condizioni economiche misere dei contratti degli sviluppatori freelance. A Sony non interessa che voto hai dato ad Horizon, purché non si parli del divieto fatto ai dipendenti di esprimersi su temi come l'aborto, ecc ecc – insomma ci siamo capiti. Sono queste le informazioni che fanno davvero male alle aziende, le cose per cui si può finire facilmente in black list.



Infatti sono proprio queste le cose di cui i grandi portali d'informazione e content creator non parlano, avendo comunque l'audacia di definirsi giornalist* e/o divulgator*. Oppure se ne parlano relegano il tutto ad una news in mezzo a mille altre senza un minimo di approfondimento giornalistico. Le uniche volte in cui si spendono per approfondimenti è quando il merdone di turno è diventato così grande da non poter essere ignorato, non rischiando comunque nulla perché se ne parlano tutti sei automaticamente al riparo.



Il bello è che questo fenomeno non è nemmeno sinonimo di corruzione perché nessuno viene pagato per tacere. È puro e semplice servilismo in quanto si sa già di cosa si può parlare e di cosa è meglio di no per non far arrabbiare le Software House. Questo, oltre ad essere un danno per gli utenti, contribuisce a falsare l'idea che abbiamo dell'industria videoludica esaltandone i lati positivi e nascondendo sotto il tappeto le enormi problematiche, impedendo anche all'utenza e di conseguenza al medium di maturare. Quindi se volete un modo il più attendibile possibile per decidere se fidarvi o meno di tizio o caio, non guardate quello di cui parla ma quello di cui decide di non parlare.



window.RTBuzz.cmd.push("topmobile");Ma soprattutto ricordiamo che siamo costretti a vivere in un sistema in cui nessuna persona può essere pura. Ognuno ha degli aspetti della vita con cui deve scendere a compromessi e/o mettere da parte le questioni di principio. Io in primis magari non lo faccio col videogioco, perché non è quello che mi dà da mangiare, ma devo farlo in altri ambiti anche se a malincuore. Non cerchiamo la purezza, non etichettiamo la gente come buona o cattiva. Le questioni sono complesse, vanno sicuramente dibattute e non ignorate ma senza fare gli eroi de sta ceppa. Nel capitalismo la nostra stessa esistenza è impura: semplicemente vivendo in Italia, un paese sicuramente privilegiato rispetto ad altri, godiamo di un agio immeritato ma frutto di fortuna. Allora seguiamo chi ci pare, giudichiamo i contenuti ed il loro modo di fare, anche con asprezza quando serve. Cambiamo idea, smettiamo si seguire certe figure e/o apprezziamone altre, ma non ergiamo nessuno ad eroe o villain. Perché purtroppo e per fortuna siamo molto più complessi di così. È giusto vivere per grandi ideali in tutti gli ambiti, ma dobbiamo anche renderci conto che se cerchiamo esclusivamente purezza in noi e negli altri allora ci ritroveremo soli. Perché gli altri si sentiranno in dovere di pretendere la stessa purezza da noi e spoiler… non la troveranno.
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oggi alle 11:40

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Premessa doverosa e inutile (forse): io adoro le etichette. Su tutto, nulla fa eccezione. È un articolo profondo comunque. Credo che, se il pubblico vuole recensioni libere - che le apprezzi o meno - un passo avanti per l'indipendenza critica c'è, di fatto. Essere se stessi, senza condizioni filtro, è sempre un bonus che va riconosciuto alla persona. Almeno per me.