40 anni di Pac-Man - articolo
Pac-Man compie quarant'anni, il tempo passa e la pizza gialla si avvicina alle nozze d'oro con il popolo dei videogiocatori. Non è una novità per noi di Eurogamer festeggiare questa ricorrenza: la creatura di Toru Iwatani è un appiglio saldo agli albori del nostro media, è la mascotte delle mascotte che tutti conoscono e di cui tutti hanno una qualche memoria. È l'icona pop di un'epoca dalle luci psichedeliche, dello spirito arcade, un totem senza voce che sta al di sopra dei padri videoludici delle generazioni seguenti.
Pac-Man è la figura in cui si condensa lo spirito della decima arte, è come uno di quei generali che rappresentano una ben precisa atmosfera storica. Sbilanciamoci pure: è il Cesare degli anni ottanta. Nel mondo di Pac-Man troviamo un labirinto infinito, la velocità schizofrenica della fuga dai fantasmi, il punteggio crescente, il rischio di un glitch. Troviamo un gameplay puro, trascinante, semplice, e nonostante l'ovvia distanza con i videogiocatori di oggi, senza tempo.
Quarant'anni sono tanti, in un media rapido ad evolvere come quello videoludico, e si può parlare già di classici senza avere il sentore di esagerare. Tutto comincia il 22 maggio 1980: Shigeo Funaki è il Lead Programmer di un piccolo team di otto persone, ironia della sorte, come fossero uno per bit. Toshio Kai cura la colonna sonora e gli effetti sonori; Toru Iwatani, che aveva aperto le danze di Namco nel 1977 con Gee Bee, ha l'idea del personaggio da una pizza.
