Skelattack - recensione
Annunciato per la prima volta nel lontano 2017, Skelattack è uno di quei titoli che a forza di prendere tempo ha rischiato di sparire dal radar dei giocatori. Il roguelike di Ukuza ha sin da subito conquistato l'attenzione grazie alla sua simpatica componente artistica, però, complice l'affermarsi di opere come Hollow Knight, il timore di non riuscire più a stupire era palpabile. L'attesa ora è finita, Skelattack sta per arrivare sugli scaffali digitali e siamo finalmente pronti a parlarvene.
La trama inizia da un incipit alquanto basilare: vestiamo i panni di Skully, uno scheletro recentemente defunto che si appresta a iniziare la sua nuova vita dopo la morte. Ad accompagnarci c'è Imber, un pipistrello con l'abilità innata di passare dall'essere tenero all'essere fastidioso in tempo record. Poco dopo l'inizio incontriamo Elzedon, un vecchietto che ci spiega che dopo il nostro risveglio ci tocca affrontare il Ricordo, una sorta di avventura in cui poter recuperare parte dei nostri ricordi, per capire chi eravamo quando ancora in vita.
Arrivati alla fine del primo livello, che consiste semplicemente in una sorta d'introduzione alle meccaniche base del gameplay, Elzedon viene rapito e scopriamo così che gli umani dalla superficie hanno invaso il mondo sotterraneo in cerca di qualcosa di ben preciso. L'avventura ha richiesto poco più di quattro ore per essere completata quasi al 100%, motivo per cui non abbiamo intenzione di condividere ulteriori dettagli circa gli eventi raccontati.
