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Possessor - recensione

Una organizzazione criminale mette a disposizione un servizio di assassinio su commissione. Che viene effettuato in totale sicurezza, infatti a eseguire l'uccisione richiesta sarà volta per volta una persona sconosciuta, senza il minimo aggancio con la vittima. Siamo infatti in un prossimo futuro e, tramite un impianto cerebrale, la mente dell'assassino dell'organizzazione entra materialmente nel corpo dell'esecutore, "possedendolo" e facendogli eseguire l'incarico. Dopo aver completato l'incarico, il soggetto si suicida e così dal corpo morto viene estratta da remoto la mente dell'assassino, che torna nel suo corpo attraverso un bizzarro macchinario.



Questo spietato assassino, preziosa arma dell'organizzazione, è Tasya, una fragile ragazza che, nonostante il suo mostruoso lavoro, mantiene dei forti legami affettivi con l'ex marito e il figlioletto e fatica a mantenere questa doppia vita. Ad ogni missione, il "rientro" è più problematico e dopo il "risveglio" balenano nella sua mente sempre più tracce di quanto avvenuto. Ma Tasya è una risorsa troppo preziosa per la sua responsabile (Jennifer Jason Leigh), che la invia in una missione più complessa. Per uccidere un magnate della tecnologia bisogna però passare attraverso la sua famiglia e Tasya deve "incarnarsi" nel corpo del fidanzato della figlia. La cui personalità sarà però un osso duro da governare e complicherà drammaticamente la missione. In un imprevisto e tragico sdoppiamento, alterni barlumi di coscienza, come progressivi stati di allucinazione, porteranno a completare la missione in condizioni sempre più tragiche.



Raccontata così sembra una versione fantascientifica di qualche storia stile Va' e uccidi (o The Manchurian Candidate). Quello che fa la differenza, ricordandoci tanta fantascienza "umanista" del passato, è la figura dell'assassina e la crudele conclusione. Che è crudele come gli ammazzamenti, che sono di uno splatter sadico e compiaciuto, anche visivamente disturbanti. E tutto questo ci porta al secondo motivo di interesse del film. Perché Possessor è la seconda regia di Brandon Cronenberg, quarantenne figlio di David, regista del quale è superfluo elencare la filmografia, tutti prodotti visionari improntati alla sua morbosa ossessione per la fusione organica fra uomo e macchina, per il rapporto fra uomo e tecnologia.



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7 giugno 2020 alle 10:40