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Astro's Playroom - recensione

"Tutti i videogiocatori meriterebbero un Astro's Playroom". È questo il primo pensiero che ci ha attraversato la mente dopo aver completato l'avventura del robottino, un titolo che abbiamo sbirciato per giorni in modo disinteressato, accecati dal luccichio di esclusive ben più blasonate. E invece lui era lì, fin dalla prima accensione della nostra PlayStation 5, e custodiva stoico i cancelli di una storia d'amore durata ventisei anni.



Già, tutti i produttori di hardware dovrebbero realizzare qualcosa come Astro's Playroom, ma purtroppo l'universo del capitano di latta vivrà esclusivamente nei confini della next-gen di Sony. Anzi, sarebbe meglio dire che c'è un intero esercito di robottini che si agitano freneticamente in mezzo ai circuiti di ogni singola PS5, aspettando con trepidazione che il comandante della console decida di dargli una chance.



Sarebbe inutile mentire: scoprendo che il Team Asobi di Sony Japan Studio avrebbe confezionato una piccola esperienza fiorita dall'eredità di Astro-bot, per poi integrarla nell'OS di ogni singola console next-gen, abbiamo pensato a una produzione trascurabile, minuta, realizzata esclusivamente per aggiungere pepe alla SSD di PlayStation 5. Beh, ormai avrete capito che non è assolutamente così.



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6 novembre 2020 alle 14:12