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Sweet Girl - recensione

Ray vede spegnersi l'amore della sua vita, dopo una delle lunghe e crudeli agonie che il cancro infligge alle sue vittime. C'era una cura che avrebbe potuto forse salvarle la moglie, ma è costosissima e il povero rappresentante della working class non se lo può permettere. La distribuzione di un medicinale alternativo, ugualmente valido ma alla portata di portafogli meno pieni, è stato bloccata dalla potente Big Pharma che detiene il brevetto del farmaco originale. Quando tutto crolla, Ray giura vendetta.



Questo è successo anni fa, noi apprendiamo la storia nel solito modo, attraverso successivi flashback che ci riallacceranno al presente. Dopo la morte della donna, Ray e la sua amatissima figlioletta, una saggia ragazzina che sta diventando una saggia adolescente, cercano di andare avanti in grandi ristrettezze, mentre fioccano le fatture dell'ospedale. Lui allena combattenti in una palestra, lei, pur minuta e non molto alta, è già una promessa di MMA, degna figlia di cotanto padre.



Un giorno un giornalista contatta Ray e riesce a raccontargli qualche segreto che scatena il sempre affranto vedovo lungo una pista di corruzione e complotti che lo porterà molto lontano, a compiere azioni che metteranno gravemente a rischio l'unica cosa che gli è rimasta, la sua piccola famiglia. Ray finisce vittima di una feroce caccia all'uomo da parte di misteriosi individui, l'FBI inizia a indagare, con due agenti più civili della media, di cui specialmente la donna si appassiona umanamente al caso. Alla fine, anche chi sembra al vertice della macchinazione, si rivelerà una semplice marionetta, mentre ben altri sono quelli che tirano i fili. Se le Big Pharma non fanno bella figura, pure la politica si difende bene.



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21 agosto 2021 alle 12:10