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Il futuro e i problemi dei videogiochi open-world - editoriale

La montagna russa che ha caratterizzato l'evoluzione recente dei videogiochi basati sulla formula dell'open-world non accenna a diminuire la sua corsa. Impennatasi definitivamente a partire dalla settima generazione di console, dopo gli straordinari successi raggiunti dalla serie Grand Theft Auto che hanno infine portato all'esordio di un brand come Assassin's Creed, questa particolare deriva ha finito per imporsi nel mercato al punto da attrarre un numero incalcolabile di IP storiche nella sua massiccia orbita.



I grandi maestri del settore, come ad esempio Bethesda Softworks, hanno avuto di che festeggiare, perché l'utenza non vedeva l'ora di affacciarsi sui panorami sconfinati di una regione come Skyrim o muoversi fra le macerie della Zona Contaminata della Capitale. Serie un tempo circoscritte a piccole nicchie come The Witcher di CD Projekt hanno conosciuto nuova fortuna sull'immenso palcoscenico internazionale, mentre interi franchise, da Far Cry a Watch Dogs passando per Batman Arkham e tantissimi altri, hanno legato la propria stessa esistenza con la costruzione di enormi mondi aperti.



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9 gennaio 2022 alle 11:10