Drizzlepath: Deja Vu – Recensione Speedrun
“Ecco che la vita riprende il suo ciclo, incoraggiata dalla vista di una nuova destinazione all'orizzonte. A chi appartiene la realtà che seguiremo oggi? Ogni viaggio è motivato dall'instintiva volontà di raggiungere nuove altezze, di salire fino a una qualche vetta. Ma è la destinazione a spingerci a proseguire, o il viaggio stesso? In ogni caso è la curiosità che ci convince a rispondere al richiamo del destino. Andiamo.”
Queste sono le prime parole pronunciate dalla voce narrante, che noi udiremo, non appena risaliremo dal laghetto da cui il nostro viaggio avrà inizio. Drizzlepath: Deja Vu rappresenta la decima opera di Tonguç Bodur, uno sviluppatore indipendente che con quest'opera ha voluto omaggiare il suo primissimo titolo, omonimo di quest'ultimo, ossia Drizzlepath (2015).
Cammina che ti fa bene…
In Drizzlepath: Deja Vu vestiremo i panni di un ignoto protagonista, risvegliatosi sott'acqua, sul fondale di un laghetto, che a prima vista, potrebbe non nascondere altro che pesci e fauna ittica in genere. Pochi metri più avanti ci si accorge di un relitto appartenuto ad un aliante precipitato e più in là si scopre, sempre sul fondale insieme a noi, un corpo dalla cui bocca spunta una murena.
Non sarà l'unica cosa strana e misteriosa in cui ci imbatteremo durante il nostro viaggio. Viaggio che inizia una volta che risaliremo in superficie e dove ci accoglierà una colonna sonora, che, per tutto il resto dell'avventura sarà sempre di altissimo livello. Ma di questo ne parleremo più avanti. Il titolo non vuole avere una trama, bensì a più riprese cercherà di far riflettere il giocatore sul significato del suo viaggio e sul significato della vita stessa, dedicando determinate sezioni alla narrazione fuori campo. Questa narrazione avverrà in concomitanza con eventi che accadranno su schermo o in sezioni di esplorazione definite dalla scoperta di qualche edificio o di qualche dettaglio apparso in lontananza.
Un ventaglio di emozioni
Ok. È vero. Drizzlepath: Deja Vu non possiede un vero e proprio gameplay, tantomeno un'interfaccia HUD, però è in grado comunque di tenere vivo l'interesse del giocatore e spingerlo a portare a termine il suo viaggio. Come fa? Seppur si tratti di un mondo in cui saremo privati dell'interazione con esso, prettamente alternato da percorsi predefiniti e open space, in cui dilettarsi nell'esplorazione, saremo comunque spinti a scoprire fino a dove ci porterà questa camminata nell'ignoto. Accompagnati da una colonna sonora di altissimo livello, che muterà in base allo scenario o all'evento a cui assisteremo e dalla voce narrante che ci accompagnerà con le sue riflessioni sul senso dell'esistenza, non vorremo altro che proseguire, per scoprire quale destinazione ci attende.
La scrittura dei testi, letti dalla narratrice, in alcuni punti raggiunge un grado di profondità che ci aspetteremmo più da un saggio filosofico di Kierkegaard, piuttosto che da un videogioco. Le musiche ci tengono compagnia per gran parte del viaggio (in alcuni frangenti vige il silenzio più totale, dove l'unico rumore che sentiremo sarà quello dei nostri passi) e questo fa sì che ci si trovi tra le mani un'esperienza, che considerato il prezzo e la durata (circa un'ora esplorando in gran tranquillità), sia adatto a chi è in cerca di qualcosa di diverso e magari chissà, che diventi l'apripista verso gli altri nove (ad oggi) lavori dell'autore. Sul fronte grafico, possiamo non lamentarci troppo, data la natura del titolo ma tuttavia, dall'Unreal Engine 4 ci saremmo aspettati qualche particolare del paesaggio presentato in modo più dettagliato.
Trofeisticamente parlando: platinarlo è… una passeggiata!
Drizzlepath: Deja Vu non necessita di alcuna guida per essere platinato, bensì occorre esclusivamente camminare proseguendo con l'avventura e ciascuno dei tredici trofei sarà vostro nel giro di un'oretta. Un trofeo di Platino che finirà ben presto nella vostra bacheca senza particolari sforzi. L'elenco trofei lo trovate sul nostro forum.
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