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Moonage Daydream: David Bowie, uno, centomila

I grandi personaggi che sono entrati nel nostro immaginario hanno nature diverse, a seconda del campo in cui si sono mossi. Per certi l'immagine ha avuto quasi più importanza della sostanza (problema oggi drammatico), ma ci sono casi in cui la sostanza è stata pareggiata da un aspetto affascinante, da geniali invenzioni visive, caratteristiche mantenute intatte attraverso lunghe carriere, variando, inventandosi in sempre nuove forme.



Stiamo cercando di arrivare al fulcro del discorso, che riguarda il documentario Moonage Daydream, dedicato a David Bowie, artista, personaggio, essere umano sul quale perfino sul malvagio web è difficile trovare voci contrastanti, pettegolezzi imbarazzanti, malignità da gossip. Ha attraversato decenni di enormi cambiamenti sempre con una specie di soavità interiore, che si trasmetteva al suo modo di fare, fin dagli albori della sua carriera, nei momenti in cui cercava la sua strada; poi quando l'ha trovata, l'ha quasi persa, poi ritrovata e cambiata, tante volte.



Vorace ricercatore di sempre nuove forme di espressione, eclettico ogni oltre ogni limite, dalla fine degli anni '60 ha percorso un cammino in cui, oltre a produrre dischi rimasti nella storia, ha costruito un personaggio che, anche quando per motivi di salute ha dovuto ritirarsi nel 2004, è rimasto sul suo piedestallo, adorato dai fan ma ammirato e rispettato anche da chi con il personaggio aveva meno confidenza. Qualche film ha contribuito a renderlo anche più famoso, alcuni memorabili e di culto, altri assai al di sotto delle sue potenzialità (e in infiniti film sono state usate le sue canzoni).



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16 settembre 2022 alle 16:11