XIII PS5 – Recensione
La storia di XIII, più in particolare del suo arrivo nel mercato contemporaneo, è piuttosto problematica. Volendo rilanciare lo sparatutto in prima persona datato 2003, Microids e PlayMagic optarono per un remake – anche se nella pratica l'operazione è parsa più accennata rispetto all'uso tradizionale di questo termine – cioè un progetto che non facesse tabula rasa dell'originale, forte di una trama ancora oggi ben ritmata e di un gameplay fruibile senza troppi anacronismi. Il risultato per PlayStation 4 fu il secondo posto tra i giochi peggiori del 2020 secondo Metacritic, un fallimento così roboante da spingere l'editore stesso a fare ammenda e ad andare in silenzio radio per circa due anni.
Compiendo un balzo a settembre 2022, il timone di questa nave in balia dell'oceano è stato affidato a Tower Five, che con il secondo tentativo propone una versione PlayStation 5 (e un aggiornamento corposo e gratuito per quella PlayStation 4) intenzionata a mettere una pezza e a riconquistare il cuore dei giocatori attraverso migliorie tecniche e non solo. Si tratta di un caso quasi paradossale: un remake del remake che, al pari del protagonista della sua storia, si sveglia con una forte amnesia e si trova con gli occhi di molti puntati addosso a lui.
A caccia del tredicesimo
È di Ubisoft l'idea primigenia di trasporre la serie a fumetti XIII – scritta da Jean Van Hamme e disegnata da William Vance – in un videogioco. Lanciato per PlayStation 2 circa 19 anni fa, l'omonimo titolo non fu un successo di vendite abnorme, riuscendo però a entrare nei cuori di molti appassionati che, dopo un ventennio, aspettavano di tornare a vestire i panni del misterioso personaggio. Questo ultimo si ridesta su una spiaggia sconosciuta, senza ricordare nulla tanto del suo più o meno recente passato né del suo nome. I personaggi e il giocatore stesso lo identificheranno solo da un tatuaggio: il numero romano XIII, presente sulla sua clavicola.
La sorte non ha in serbo un ritorno alla vita tranquillo per il nostro eroe. Un gruppo armato cercherà di renderlo un pezzo di groviera al gusto di polvere da sparo. Solo successivamente ne scoprirà il motivo: il Presidente degli Stati Uniti è stato assassinato e un video di sorveglianza sembra dare la prova schiacciante della sua colpevolezza. Parte da qui una duplice indagine al cardiopalma. Bisognerà scoprire il mistero dietro questo omicidio e inganno e togliere il velo di Maya dalla sua identità.
Nel corso della storia ci saranno tante trovate che, agli amanti del genere, ricorderanno un po' la serie cinematografica Jason Bourne. Come da filone dei film di spionaggio, la sceneggiatura e l'impalcatura narrativa tutta di XIII riescono a tenere il giocatore in tensione fino alla fine. Certo, i dialoghi mostrano il fianco a un ritmo spezzato da tante pause. Dopo tre generazioni di console lasciano un sorriso nostalgico, ma nel complesso la curiosità di scoprire i sotterfugi dietro gli eventi raccontati non viene mai meno.

Spolverare le armi
Il rifacimento del remake modifica il gameplay quel tanto che basta per migliorare l'esperienza. Al netto, comunque, di qualche inciampo derivante da un sistema che soffre il peso degli anni. Con una prospettiva in prima persona (indovinata in funzione dello stratagemma dell'amnesia) il giocatore è chiamato a farsi largo tra agenti dell'FBI e poco di buono. Bisognerà vendere cara la pelle, nel tentativo di svelare l'arcano. A sua disposizione, un set piuttosto variegato di armi a distanza. Tra queste coltelli da lancio, revolver e fucili da cecchino, oltre a bottiglie di vetro e persino delle sedie da lanciare contro i nemici. Se la ruota delle armi, insieme alla possibilità di cambiarle con la semplice pressione del d-Pad, funzionano egregiamente, il rinculo dei colpi troppo irrealistico e alcuni comportamenti avversari non fanno lo stesso.
Il lavoro degli sviluppatori sull'intelligenza artificiale si nota, tuttavia permangono delle ingenuità. Il rischio di essere notati a distanze siderali o, di contro, di essere scoperti per un cadavere lasciato a terra mentre XIII è nascosto in un tubo di aerazione, sono sempre presenti. Queste e altre piccole pecche rischiano di minare le dinamiche stealth in seno al titolo. A questo proposito, va citato il ripristino delle onomatopee per segnalare l'arrivo altrimenti impossibile da vedere di un nemico, attraverso il rumore dei suoi passi. Tower Five e Microids hanno pensato di aggiungere anche una modalità multiplayer inedita sia offline, per un massimo di quattro giocatori in split screen, che online fino a tredici giocatori. Nonostante alcuni scatti nei momenti più concitati, questa aggiunta funziona per qualche partita in compagnia di amici.

Il fumetto riscoperto
Gli sforzi compiuti per salvare il progetto da parte degli autori sono vari ed evidenti dal punto di vista tecnico. L'edizione PlayStation 5 di XIII supporta i 60 fps rimanendo costantemente su un livello di fluidità più che sufficiente. Non presenta inoltre quei tanti bug che affliggevano la precedente. Permangono delle compenetrazioni e un aliasing evidenti, tuttavia si parla di un grande balzo in avanti rispetto al passo falso del 2020. Peccato che il materiale audio originale sia stato implementato nel remake nella sua totalità. Se da un lato ciò conferisce una maggiore fedeltà al modello, dall'altro mette in mostra un elemento figlio del suo tempo. I dialoghi sono percepiti come distanti e con continui sbalzi di volume. Tutto avrebbe meritato una profonda revisione.
Anche lo stile artistico va promosso alla luce sia del materiale di provenienza che delle intenzioni di un rifacimento prevalentemente grafico. Nel trasformare un fumetto in un videogioco, a inizi anni 2000 si optò per un cel shading e una serie di accorgimenti che ben legavano un medium e un altro. Il sistema venne stravolto circa venti anni dopo, con una patina cromatica meno pronunciata, in un limbo tra animazione e fotorealismo fuori dal sentiero originale. Con l'aggiornamento del 2022 tornano i contorni marcati, le schermate a ricalcare le gabbie di un fumetto ben congegnato. Nel complesso, si è quindi ripristinato il cuore di questa trasposizione.

Trofeisticamente parlando: giocare con il mistero
A differenza di altri elementi, i trofei del 2020 sono giunti tali e quali nel 2022. Ventisei trofei di bronzo, nove d'argento, quattro d'oro e l'agognato Platino, per un totale di quaranta coppe. Dalla lista completa visualizzabile sul forum PlayStation Bit i cacciatori possono evincere che sia necessario terminare tre partite, una per ogni livello di difficoltà. Bisognerà anche eliminare nemici in vari modi e compiere altre azioni specifiche per completarla. Si tratta di una spesa non troppo pesante in termini di tempo, tuttavia sarà necessario fare attenzione alle singole richieste.
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