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Echoes of the End – Recensione

Quando ci siamo immersi in Echoes of the End, il debutto di Myrkur Games, ci siamo trovati davanti a un mondo che sin dal primo istante colpisce per la sua forte identità visiva. L'Islanda, con le sue scogliere, i ghiacciai e le distese vulcaniche, ha ispirato in modo evidente gli sviluppatori, che hanno saputo ricreare ambientazioni evocative grazie all'uso dell'Unreal Engine 5. La sensazione iniziale è stata quella di trovarci di fronte a un progetto dal respiro cinematografico, che punta a coniugare la spettacolarità delle grandi produzioni con l'intraprendenza dei progetti indie. Tanta ambizione sarà ben realizzata? Scopritelo nella nostra recensione.



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Legami che si spezzano e si ricreano



La trama di Echoes of the End ci mette nei panni di Ryn, una vestigia (cioè una donna dotata di poteri magici antichi) che si lancia in un viaggio per salvare suo fratello Cor dalle mani dell'impero di Reigenda, nemici della sua gente. La sua avventura non però è mai solitaria, perché al suo fianco c'è Abram, compagno e contraltare caratteriale. Questo personaggio che sembra secondario invece diventa parte integrante non solo della narrazione ma anche del gameplay. La forza del racconto sta proprio nella dinamica tra i due, fatta di fiducia, conflitti e momenti di intimità che emergono attraverso dialoghi e scene d'intermezzo curate.



Non ci troviamo davanti a una trama rivoluzionaria, ma piuttosto a un viaggio che punta a raccontare emozioni universali come la perdita, la speranza e la ricerca di redenzione. In questo senso il gioco trova un suo equilibrio: sa quando spingere sul lato scenografico, mostrando eserciti e paesaggi in rovina, e quando fermarsi per darci istanti più intimi che contribuiscono a caratterizzare i protagonisti.



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Spada e magia, l'accoppiata sempreverde



Il gameplay di Echoes of the End si presenta come un'avventura narrativa in terza persona con forti elementi di esplorazione e combattimento. L'esperienza è costruita attorno alla protagonista Ryn, capace di manipolare la materia e la realtà circostante grazie a poteri particolari. Gran parte delle meccaniche ruotano intorno all'uso di queste abilità per risolvere enigmi ambientali, superare ostacoli e avere un vantaggio nelle battaglie.



Durante l'esplorazione, il giocatore è spesso chiamato a interagire con ambienti suggestivi e dettagliati, muovendosi tra scenari che vanno da rovine abbandonate a paesaggi naturali carichi di atmosfera. I poteri di Ryn permettono di alterare lo spazio, distruggere barriere o creare passaggi dove prima non esistevano, dando la sensazione di avere un vero e proprio controllo sulla materia. Non siamo davanti a un open world, ma piuttosto a un'avventura guidata che preferisce portarci per mano da una sequenza narrativa all'altra.




Il sistema di combattimento, invece, mescola azione diretta e uso strategico dei poteri. Ryn non si limita a colpire con armi tradizionali, ma sfrutta le sue abilità per immobilizzare, deviare colpi o persino succhiare energia direttamente dai nemici. Questo rende gli scontri vari e dinamici, anche se la sensazione è che manchi un po' di profondità per mantenerli sempre freschi nel lungo periodo. Dopo alcune ore, certe meccaniche tendono a ripetersi, e la curva di difficoltà non sempre risulta bilanciata.



Una delle problematiche principali riguarda il parry, caratterizzato da un timing eccessivamente rigido, quasi impossibile da eseguire in situazioni caotiche con più avversari o con nemici i cui attacchi son difficili da leggere e interpretare. A questo si aggiungono animazioni piuttosto legnose e input bloccati, infatti durante una combo non è possibile interrompere l'azione per schivare o difendersi, rendendo il sistema meno reattivo e fluido di quanto vorremmo.



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Bello da vedere, meno da toccare



Dal punto di vista tecnico, Echoes of the End è un titolo affascinante ma non privo di imperfezioni. I paesaggi sono mozzafiato e il lavoro di fotogrammetria sugli scenari regala scorci di grande impatto, tanto da spingerci più volte a fermarci solo per ammirare il panorama. Le cutscene sono supportate da un'ottima performance, che restituisce espressioni credibili e rende i dialoghi più intensi.



Tuttavia, non mancano momenti in cui il motore fatica a mantenere la fluidità promessa e i cali di frame rate sono dietro l'angolo. L'esperienza è risultata tutto sommato stabile, pur con qualche incertezza nelle sezioni più concitate. Anche il comparto audio contribuisce all'immersione: la colonna sonora alterna toni altisonanti a momenti più malinconici, accompagnando bene la progressione della storia. I doppiaggi sono convincenti, con voci che riescono a dare profondità ai personaggi principali.



Il Platino di Echoes of the End



Completare per intero la lista di Echoes of the End, sbloccando l'immancabile e scintillante coppa blu, non sarà proprio una passeggiata di salute. Dovremo infatti completare con successo sia prove di abilità, come ad esempio non prendere danni in alcuni combattimenti, sia di pazienza, come trovare molti collezionabili e sbloccare tutte le abilità di Ryn. Se volete saperne di più su una sfida dedicata ai cacciatori più tenaci, correte a leggere il nostro elenco trofei.




L'articolo Echoes of the End – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

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31 agosto 2025 alle 17:10