Jotunnslayer: Hordes of Hel – Recensione
Con Jotunnslayer: Hordes of Hel ci siamo addentrati in un'avventura che unisce mitologia norrena e azione senza tregua. Sviluppato da Games Farm e pubblicato da Grindstone, il gioco ci trasporta in un mondo cupo in cui le orde degli inferi invadono la terra dei vivi, costringendoci a imbracciare le armi per contrastare creature mostruose e divinità oscure. Il genere survivor ormai lo conosciamo bene, declinato in questa ambientazione ancora non ci era stato presentato.
I miti del nord incantano sempre
La narrazione non è certamente il centro dell'esperienza, ma riesce comunque a dare un contesto adeguato alle nostre battaglie. Vestiamo i panni di diversi guerrieri destinati a opporsi a Hel e ai suoi servitori, attraversando ambienti dominati da tenebre e simbolismi mitologici. Ma non saremo soli, infatti le divinità del pantheon norreno ci doneranno i loro colpi speciali e il loro aiuto per opporci alle forze della malvagia Hel che cerca di distruggere il regno umano.
Il filo narrativo che sostiene il gioco ha il semplice compito di dare un contesto agli scontri che affrontiamo. Non ci sono svolte imprevedibili né personaggi memorabili, ma suggestioni costanti che mantengono viva l'atmosfera. Ogni scenario porta con sé un tocco mitologico, e questo è sufficiente a farci percepire l'idea di un mondo che lotta per non soccombere al caos.
Uomini e divinità uniscono le loro forze contro il male
Il gameplay di Jotunnslayer: Hordes of Hel è costruito attorno al combattimento serrato, un hack and slash in cui la velocità e la reattività sono fondamentali. L'ossatura del sistema si basa su tre elementi: gli attacchi del nostro personaggio, la schivata e, soprattutto, le abilità divine che ci vengono donate per contrastare i nostri nemici. Tutto ciò crea un ritmo incalzante che, almeno inizialmente, riesce a trasmettere adrenalina pura. Ogni ondata di nemici ci costringe a valutare quando colpire, quando difenderci e quando liberare il potere delle nostre mosse più forti.
La soddisfazione più grande arriva quando riusciamo a gestire le orde mantenendo fluidità nei movimenti. I momenti in cui ci troviamo accerchiati da decine di avversari e riusciamo comunque a prevalere, sfruttando ogni abilità a disposizione, sono quelli che mostrano il potenziale del sistema di combattimento. C'è un chiaro invito a non buttarsi nella mischia senza riflettere: la gestione dello spazio, il tempismo delle schivate e la scelta del potenziamento giusto sono fondamentali per sopravvivere.

Col passare delle ore, però, emergono alcune criticità. La varietà dei nemici non è sufficiente a mantenere alta la tensione per tutta l'esperienza. Se all'inizio le orde ci appaiono minacciose e stimolanti, dopo alcune sessioni le dinamiche tendono a ripetersi, riducendo la freschezza degli scontri. Le creature hanno comportamenti piuttosto simili e raramente ci spingono a cambiare davvero strategia. Questo porta a una certa monotonia, soprattutto se si decide di affrontare più sessioni ravvicinate.
La progressione del personaggio e delle divinità cerca di rompere questa sensazione introducendo nuove abilità e potenziamenti. In effetti, sbloccare mosse aggiuntive e combinarle con quelle già possedute dona un senso di crescita, ma anche qui il bilanciamento non sempre convince. Alcune abilità risultano troppo potenti e finiscono per oscurare le altre, riducendo la varietà delle scelte effettive. In più, la gestione delle risorse non è particolarmente complessa, e questo limita le possibilità di sperimentare strategie differenti.
Onda su onda anche il mare si svuota
Uno degli aspetti più interessanti, ma anche più controversi, è il modo in cui il gioco gestisce il ritmo delle battaglie. Le orde sono concepite per arrivare in maniera incessante, con poche pause tra uno scontro e l'altro. Da un lato questo mantiene alta la tensione e riflette bene l'idea di un mondo assediato da forze demoniache, dall'altro può risultare logorante sul lungo periodo. L'assenza di momenti di respiro e di situazioni più varie, come enigmi o fasi di esplorazione più articolate, fa sì che l'esperienza resti confinata quasi esclusivamente alla dimensione del combattimento.
La formula che ha portato il suo predecessore più illustre, Vampire Survivors, alla fama mondiale in questo caso non sembra funzionare a Dovere. Probabilmente perché il bilanciamento non è il massimo e quindi ci potrebbe portare a frustranti run ripetute. Altri giochi nati sulla scia di Vampire hanno saputo aggiungere qualcosa, come ad esempio Achille Survivors (qui la nostra recensione), mentre Jotunnslayer: Hordes of Hel non innova nulla e quindi non riesce a conquistarci come i suoi predecessori.

Mitologia ben rappresentata
Sul fronte estetico, il titolo mette in scena un mondo che trasuda mitologia nordica. Le ambientazioni sono cupe, dominate da rovine e scenari che sembrano sospesi tra la vita e l'aldilà. Ogni livello trasmette un senso di oppressione e di pericolo imminente, coerente con il tema centrale. I nemici, pur nella loro limitata varietà, hanno un design che richiama in maniera chiara il folklore e riescono a mantenere vivo l'immaginario mitologico.
Sono ben rappresentanti con dettagli curati e anche gli ambienti sono vari e piacevoli al colpo d'occhio. Sul versante audio troviamo musiche che si adattano bene al contesto oscuro e battagliero, ma raramente riescono a spiccare per originalità. Gli effetti sonori delle armi e delle abilità, invece, rischiano di diventare ripetitivi dopo qualche ora.
Trofeisticamente parlando: le orde dei nemici sono quasi infinite, quasi…
Il Platino di Jotunnslayer: Hordes of Hel sarà uno di quelli che potrete sfoggiare al bar e dire agli amici “io ce l'ho e voi no”. Per riuscire a conquistarlo infatti avremo bisogno anche noi di un aiuto divino, in quanto le coppe esigenti sono diverse. Completare i vari mondi alla massima difficoltà non sarà abbastanza, infatti dovremo anche distruggere i mostri finali senza usare alcun oggetto curativo. Per un'altra dovremo sopravvivere almeno quarantacinque minuti nella modalità infinita. E ancora arrivare a distruggere ogni singolo boss finale usando solamente abilità di classe o solamente abilità divine. Insomma vi aspetta davvero una bella sfida, complimenti a chi la vorrà accettare!
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