A Dream About Parking Lots – Recensione Speedrun
Se uno dei vostri incubi ricorrenti è perdere l'auto in un parcheggio, allora avrete molto da spartire con A Dream About Parking Lots, titolo protagonista della nostra recensione Speedrun. Quella sviluppata da Interactive Dreams vuole essere una vera e propria esperienza di vita, un viaggio alla ricerca di qualcosa di profondo. O forse, solo della propria auto…
Sogno o son desto?
A chi non è mai capitato di non trovare più la propria macchina in un parcheggio? Piano sbagliato negli enormi silos, un modello molto comune o semplicemente sbadataggine possono portarci a vagare come zombie alla ricerca dell'auto. Fortunatamente, le moderne tecnologie hanno dotato le vetture di telecomandi che, sbloccandole, fanno emettere suoni e luci. In questo modo, anche il meno attento dei guidatori è in grado di tornare a sedersi dietro al volante.
Se vi state chiedendo perché vi parliamo di macchine e parcheggi, ebbene, si tratta esattamente del tema portante di A Dream About Parking Lots. I giocatori vestono i panni di un anonimo soggetto, chiamato semplicemente “Dreamer”, che si confronta con un terapista. Il suo sogno ricorrente è quello di essere in enormi parcheggi, ritrovandosi a cercare la sua auto con il solo ausilio di un telecomando. Questa premessa, che fa da fulcro all'interno gioco, si traduce in un walking simulator accompagnato da dialoghi in stile visual novel.
I giocatori si troveranno infatti a camminare tra file di labirintici parcheggi, schivando barriere e cercando nel contempo di sedersi nella propria vettura. Il telecomando reagirà solo quando saremo abbastanza vicini, avendo un raggio limitato. Nel frattempo, il terapista ci porrà varie domande sul nostro stato, per capire cosa si cela dietro i nostri sogni. Una struttura intrigante sulla carta, che però non riesce mai davvero a decollare.

Il gameplay di A Dream About Parking Lots
Cosa dovranno fare quindi i giocatori? Letteralmente quello che vi abbiamo preannunciato. Potremo usare la levetta sinistra per muovere il protagonista e quella destra per ruotare la visuale in prima persona. Avremo sempre il telecomando in vista e potremo premere un tasto per attivarlo. Se saremo abbastanza vicini all'auto, questa emetterà un “bip” e attiverà temporaneamente le luci. Potremo quindi salirci premendo un tasto e concludere il nostro sogno.
Tutto è accompagnato come detto da varie scelte multiple, che non portano però a nessun particolare bivio narrativo. Questo azzera la rigiocabilità e rende di fatto ogni decisione fine a se stessa. Certo, all'inizio vagare nei parcheggi sarà un'esperienza quanto meno onirica, ma basterà poco perché il tutto venga a noia, complice anche la lentezza nei movimenti. La durata estremamente contenuta (parliamo di circa mezz'ora) non aiuta certo a risollevare l'esperienza complessiva.
Il comparto tecnico risulta invece piacevole, con una grafica minimale e low-poly che aiuta a dare quel senso di smarrimento sognante, ben supportata da una colonna sonora realizzata interamente con un pianoforte. A Dream About Parking Lots ha quindi alcune buone idee e un piglio accattivante, ma nonostante questo fallisce nell'elemento più importante, ossia offrire ai giocatori un'esperienza sufficientemente interattiva e coinvolgente.
Il Platino di A Dream About Parking Lots
Ciò che potrebbe spingere i giocatori ad avventurarsi nei parcheggi alla ricerca di auto è sicuramente il Platino. Per ottenerlo sarà sufficiente completare la storia e ricordarsi di rimanere fermi un minuto, stare almeno 7 minuti in un sogno e trovare l'auto un minuto o più dopo la fine della sessione col terapista. Tutto incredibilmente semplice e rapido, per agguantare in circa mezz'ora una nuova, scintillante coppa blu.
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