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Gloomy Eyes – Recensione

Tim Burton è senza dubbio stato (ed è ancora) un personaggio iconico che ha saputo tradurre in immagini uno stile visivo e narrativo del tutto inedito e decisamente peculiare. Non sorprende quindi che sin dal primissimo momento sia reso ben chiaro che il titolo di oggi è ispirato allo stile burtoniano, così riconoscibile come non ce ne sono molti. Seguiteci, entreremo in un racconto ricco di luci e ombre che scopriremo piano piano nella recensione di Gloomy Eyes.



Gloomy e Nena



Sviluppato da Fishing Cactus, Gloomy Eyes è un misto tra avventura, azione e puzzle che ha come protagonisti Gloomy e Nena. Gloomy è un bambino che fa parte del mondo dei morti, o meglio dei non morti. È infatti uno zombie, vagante suo malgrado nel mondo dei vivi. Nena è una bambina che non vede le cose come gli adulti, ma vede la bellezza e la purezza di intenti.



Il mondo in cui vivono Nena e Gloomy è piombato nell'oscurità, il sole non sorge più e nella notte perenne gli zombie vengono allo scoperto. Ma gli abitanti umani, se prima accettavano quasi di buon grado la loro presenza lontana dalle città, ora li avversano pesantemente e si dedicano alla loro caccia, supportati da stuoli di personaggi poco raccomandabili, armati fino ai denti e incappucciati. Parliamo dei cultisti, capitanati da “The Priest” (letteralmente traducibile come “il Prete”), nonché padre di Nena.



Nena non accetta l'oscurità e le manca il sole. Parte quindi in una missione solitaria – ma non troppo – alla ricerca della causa di questa notte interminabile. Scoprirà successivamente, con Gloomy, che il sole è stato catturato ed è tenuto prigioniero. E le sorprese non finiscono qui.



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Un po' avventura, un po' puzzle



Gloomy Eyes è un gioco un po' particolare, che è difficile inquadrare con precisione, anche data la sua natura peculiare. È un po' It Takes Two, perché si ha una cooperativa intelligente, utile a superare i livelli, ma giocabile in singolo, un personaggio alla volta. È un po' puzzle game perché i livelli sono costituiti da piccoli ma interessanti e mai banali rompicapi che necessitano di osservazione, ragionamento e un pizzico di follia per essere portati a termine.



I due bambini si uniranno ben presto, già dopo qualche livello, e da lì in poi il gioco salirà in un crescendo di complessità e interattività fino alla fine. Passeremo attraverso quattordici livelli singoli, indipendenti tra loro, e realizzati con una particolarità: si tratta di diorami liberamente osservabili dall'esterno per poterne capire dettagli, funzionamento dei meccanismi e soprattutto realizzazione delle stratificazioni, necessario sopratutto per arrivare alla fine.



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Luce io, ombra tu



I personaggi sono dotati di interattività quasi inesistente. Per Nena, questa consiste nel salire e scendere dalle sporgenze, oltre a saltare tra due bordi e poter attivare alcuni interruttori. Gloomy è invece dotato di forza per lanciare ossa, sassi e similari, oltre che per spostare oggetti di varie dimensioni, tra cui bare, carrelli e altro. Tutti i mondi di gioco sembrano però profondamente vivi e interattivi, e restituiscono la sensazione che questi due bambini abbiano le vicende in pugno.



Caratteristica peculiare che contraddistingue i vari diorami è la presenza di zombie in posizioni statiche, che però sono vincolate alla luce artificiale che li illumina. Infatti, Nena non potrò passare loro davanti se al buio, momento in cui gli zombie saranno attivi e pronti a catturarla. Viceversa, se la luce sarà accesa, Gloomy non potrà passare perché “nessuna crema solare può proteggere uno zombie dalla luce”.



Questo semplice ma apparentemente banale dettaglio crea tutta una dimensione di gioco che sarà influenzabile sia spostando le luci con le abilità di lancio di Gloomy che accendendole (o spegnendole) con le capacità di Nena.



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Musiche e direzione artistica



Come citato in apertura, il gioco è esplicitamente ispirato allo stile burtoniano, e tutto qui lo rappresenta in pieno. Lo stile grafico di Nena e Gloomy è senza dubbio peculiare, ma quello che colpisce principalmente è il personaggio di “The Priest” che possiede le stesse sembianze di Jack Skeletron, protagonista di Nightmare Before Christimas, lungometraggio in stop-motion del regista statunitense. La presenza di una narrativa che parla di Nena come una ragazza emarginata, sola in un mondo che non le appartiene e che cerca con le sue forze di risolvere una situazione spinosa è tipico della narrativa burtoniana, così come l'accostamento del mondo dei vivi e quello dei morti sotto una luce diversa da quella classica.



Le musiche, poi, sono a dir poco eccezionali. Realizzate con gli strumenti tipici per le ambientazioni oscure e criptiche, tra cui violoncelli, violini, pianoforte, celesta e organo, forniscono un sostegno incredibilmente efficace al trascorrere delle ore in compagnia dei due simpatici personaggi. Più volte abbiamo provato dei brividi a causa dei colori che la musica riesce a evocare e per le corde del cuore che riesce a toccare.



Ciliegina sulla torta, l'intera storia è accompagnata dal commento di Colin Farrel che interpreta “The Gravekeeper”, cioè il becchino, il custode del cimitero. Ricordando che Gloomy è morto prima di tornare da zombie, questo personaggio che accompagna la storia ha una conoscenza totale delle vicende e possiede una visione dall'alto del mondo di gioco. E, per la cronaca, ha una discreta somiglianza con Gehrman di Bloodborne.



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Il Platino di Gloomy Eyes



La lista trofei di Gloomy Eyes è composta da 30 coppe, divise in nessuna di bronzo, ventisei d'argento, tre d'oro oltre a un prezioso Platino. La conquista di quest'ultimo sarà legata a una serie di collezionabili da raccogliere (due per ogni livello), l'incontro del “Gravekeeper” in ciascun diorama oltre a una serie di azioni di gioco che sarà necessario studiare con attenzione. Non essendoci nulla di mancabile data la presenza di selezione capitoli, sarà un gioco da ragazzi per i Cacciatori più smaliziati e senza paura del buio. Accettate il guanto di sfida?




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17 settembre 2025 alle 17:10