Ubisoft cancella Prince of Persia Remake e altri titoli in sviluppo.
La notizia della cancellazione definitiva di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo Remake non è solo l'ennesimo fallimento produttivo di un titolo rimasto per anni in un limbo imbarazzante, ma rappresenta il segnale inequivocabile di una nave che imbarca acqua da ogni lato. Per anni abbiamo assistito a rinvii, cambi di studio e promesse di eccellenza, solo per veder naufragare uno dei progetti più attesi dai fan storici. La giustificazione ufficiale di Ubisoft, che parla di standard qualitativi non raggiunti e di responsabilità nell'impiego delle risorse, suona come una tardiva ammissione di colpa: la compagnia non è più in grado di gestire i propri miti.
Il taglio di altri cinque progetti non annunciati, inclusi tre nuovi franchise e un titolo mobile, delinea il profilo di un'azienda in ritirata strategica, terrorizzata dall'innovazione e costretta a rifugiarsi nell'usato sicuro. La tanto sbandierata ristrutturazione interna, che vede la nascita di cinque case creative, appare più come una mossa disperata per compartimentare le perdite piuttosto che come un'autentica rivoluzione artistica. Affidare a entità come Vantage Studios il destino di Assassin's Creed e Far Cry significa ammettere che Ubisoft ha smesso di essere un laboratorio di idee per diventare una catena di montaggio che deve ottimizzare i costi prima ancora di pensare al divertimento del giocatore.
C'è un paradosso amaro nel dichiarare che Prince of Persia rimane un pilastro fondamentale del catalogo proprio nell'istante in cui si decide di abbatterne la colonna portante. Se un remake di un titolo così iconico non è riuscito a vedere la luce dopo un percorso di sviluppo tanto lungo e travagliato, quale speranza rimane per franchise come Splinter Cell o Rayman, relegati ora a divisioni minori che dovranno lottare per ogni briciola di budget? La sensazione è che Ubisoft stia cercando di convincere gli investitori, e non i videogiocatori, di avere ancora il controllo della situazione.
Il futuro descritto dai vertici aziendali è fatto di selezione rigorosa e qualità elevata, ma la realtà dei fatti parla di una ritirata verso i soliti noti, verso quei mondi aperti e ripetitivi che hanno ormai saturato il mercato e la pazienza del pubblico. Quando un colosso di queste dimensioni inizia a cancellare progetti a raffica e a rimescolare le proprie carte interne con tale frenesia, raramente lo fa per un eccesso di zelo qualitativo; lo fa perché il modello economico che l'ha resa grande è ufficialmente imploso. Ubisoft non sta cambiando pelle, sta cercando di sopravvivere ai propri stessi errori, e il sacrificio del Principe potrebbe essere solo il primo di una lunga serie di addii a un'epoca che non tornerà più.
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Raito93X
Che fine amara in vista per una delle mie software house preferite di un tempo. Meritatissima, ma comunque triste e difficile da digerire