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God of War: Sons of Sparta – Recensione

Ricevere l'annuncio di un nuovo gioco canonico nella saga di God of War per il 2026 è ottimo, scoprire che si tratta di uno shadowdrop con disponibilità immediata sul PlayStation Store è incredibile, trovarsi di fronte a una declinazione del franchise videoludico in chiave bidimensionale e in pixel art è… strano.



God of War: Sons of Sparta parte con queste premesse, buttato sul nostro piatto di fan affamati senza preavviso, senza darci il tempo di pensare se è giusto, se è desiderabile, se è buono, senza consentirci di creare quelle aspettative o quei dubbi che normalmente accompagnano un gioco nella sua strada di avvicinamento al giorno di lancio. Per una volta, non ci resta che affidarci alla pura esperienza, lasciarci prendere per mano dagli sviluppatori e capire solo mettendo mano al prodotto vero e proprio se la scommessa di chi lo ha ideato e creato è vinta o persa. La risposta, la nostra almeno, è nella recensione che state per leggere.



Un giovane Kratos



God of War: Sons of Sparta ha come protagonista assoluto, ovviamente, il nostro amato Kratos, anche se l'altro dei due “sons” citati dal titolo è suo fratello Deimos, che ci accompagna nel corso di tutta l'avventura. I due sono rappresentati nel periodo dell'adolescenza, più o meno quando hanno l'età dell'Atreus dei capitoli norreni della serie. I fratelli, nella città di Sparta e dintorni, sono nel periodo dell'Agoghé, il rigoroso sistema educativo e di addestramento obbligatorio imposto dallo stato spartano a tutti i cittadini maschi a partire dai 7 anni. I ricordi di quel periodo sono introdotti da un Kratos adulto, che ne racconta alla figlia Calliope facendo da narratore esterno per tutto il gioco.



Dopo una breve premessa, con un combattimento contro un ciclope che ci costringe ad apprendere da soli le meccaniche fondamentali del gameplay, cominciamo a capire dove vuole condurci la trama, o meglio qual è il pretesto per dare il via all'avventura dei due fratelli. Un altro ragazzo, Vasilis, è apparentemente scomparso e Kratos e Deimos sono intenzionati a ripercorrerne gli spostamenti, cercando indizi per capire che fine abbia fatto. Inizia così un viaggio che ci conduce per le aree articolate e pericolose di una mappa suddivisa in 21 parti, ricche di segreti da scoprire, nemici da sconfiggere e collezionabili da raccogliere.



Il tasto quadrato al centro (ma dai?)



A livello di comandi di gioco, God of War: Sons of Sparta non propone niente di difficile o innovativo per chiunque abbia preso in mano un controller negli ultimi trent'anni. Gli attacchi di base sono gestiti con il tasto quadrato ben noto ai fan di Kratos, il salto con la X e la rotolata o il saltello all'indietro per evitare i nemici con il cerchio. Possiamo anche lanciarci da subito nel sistema di parate con lo scudo, che attenua i danni nel caso scegliamo di proteggerci semplicemente e respinge più a lungo il nemico, fino a stordirlo in alcuni casi, se riusciamo a parare con il perfetto tempismo.



Su questa struttura di base andremo a innestare, con il procedere dell'avventura, altri attacchi più complessi, più potenti e più vari che arricchiranno le possibilità di Kratos e della sua lancia, consentendoci di adattare la strategia al tipo e al numero di nemici che ci troveremo di fronte. Dobbiamo sempre tenere presente, comunque, che oltre alla barra della salute dobbiamo gestire una barra dell'energia e una della magia, che ci consentono rispettivamente di eseguire attacchi speciali e di usare oggetti particolari. Affidarci solo alle mosse più potenti, insomma, non è consentito e sarà fondamentale destreggiarsi al meglio anche con gli attacchi basilari e coreografare al meglio colpi semplici, schivate e parate per uscire dalle situazioni spinose.



Il sistema di potenziamento di Kratos e delle sue armi sfrutta una sorta di valuta di gioco costituita da globi rossi che otteniamo sconfiggendo i nemici o aprendo i bauli sparsi per la mappa. Ogni volta che troviamo un falò, che fa da checkpoint, oltre a salvare abbiamo la possibilità di sbloccare una delle abilità dal ramo offensivo o difensivo di Kratos, oppure di potenziare la lancia e lo scudo. A contribuire alla varietà e alla letalità dell'arsenale ci sono anche punte di lancia con effetti di stato (avvelenamento, fuoco, gelo), che possiamo trovare in alcuni forzieri e applicare alla nostra arma per definire la nostra strategia di attacco.



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Kratosvania



Stabilite le meccaniche di gameplay, possiamo lanciarci in un'avventura che riprende piuttosto fedelmente i canoni del genere metroidvania, adattandoli a una saga, quella di God of War, che non aveva mai preso questa strada. Ecco allora che la mappa prende forma, stanza dopo stanza, mentre la esploriamo, anche se all'inizio troveremo molte strade sbarrate da ostacoli che solo poteri e abilità acquisite in seguito ci consentiranno di aggirare. Uno dei primi “gadget” che vengono in nostro soccorso è la testa scolpita di Licurgo, che viene donata a Kratos e Deimos e che è in grado di acquisire alcune abilità (un esempio è la capacità di aspirare esalazioni tossiche consentendoci di superarle), oltre che di fungere da vera e propria ricetrasmittente per la comunicazione a distanza tra i due fratelli.



Nel procedere dell'avventura troviamo poi diversi templi dedicati agli dei, ognuno dei quali propone un nuovo potere o una nuova abilità, come la possibilità di correre e saltare più lontano o quella di lanciare palle esplosive, fornendoci via via tutti gli strumenti che consentono a Kratos e a Deimos di sbloccare nuovi passaggi e accedere a nuove aree fondamentali per il progredire della storia, ma anche opzionali per soddisfare il nostro bisogno di completamento della mappa. Un completamento che possiamo monitorare con comode checklist nel menù mappa, in modo da non lasciare niente lungo il percorso.



E poi ci sono i nemici. Le mappe ne sono prevedibilmente stracolme e si rimpolpano ogni volta che salviamo a un checkpoint. Creature dalla mitologia greca, alcune già note ai fan di God of War e riviste in chiave pixel art, ognuna con il proprio minaccioso attacco e con una strategia di approccio ottimale per evitare troppi danni e chiudere velocemente la pratica di eliminazione. Non sempre è tutto lineare anche in questo caso: oltre agli attacchi semplici, i nemici possono esibirsi in attacchi che vanno necessariamente parati, schivati o del tutto evitati, come indicato da un contorno di diverso colore che li circonda. Un elemento in più da tenere in considerazione e che indubbiamente aggiunge pepe ai combattimenti.



Ogni nemico è accompagnato dal numero corrispondente al suo livello di esperienza, in modo da darci un'indicazione di quanto sarà difficile eliminarlo, e dalla barra della salute. Sotto a questa, un'altra barra grigia si riempie per indicarci quanto ci stiamo avvicinando allo stordimento del nemico, un valore aumentato nel caso di parate perfette con lo scudo: quando arriviamo al riempimento, possiamo eseguire una mossa finale crudele in pieno stile Kratos, per raccogliere ancora più globi colorati e arricchire le nostre barre salute, energia e magia, oltre che accumulare più globi rossi da spendere ai checkpoint.



Il discorso si complica, ovviamente, nel caso dei veri e propri boss, che richiedono molta più attenzione, pazienza e studio dei pattern di attacco per non soccombere malamente. Anche in questo caso gli strumenti a nostra disposizione non variano e quante più mosse e abilità avremo sbloccato, tanto più rapidamente potremo avere la meglio. La pazienza e il metodo, comunque, sono i nostri migliori amici in queste situazioni, che alzano il tasso di difficoltà ma che, almeno al livello intermedio, non diventano mai frustranti.



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Accessibile = godibile



Questo è un elemento importante e che segue una tendenza che per i PlayStation Studios non è nuova. God of War: Sons of Sparta propone tre livelli di difficoltà, in modo da poter essere godibile anche per chi non vuole masochisticamente mettersi alla prova con sfide tarate verso l'alto e portatrici di ansia e brutti incubi notturni. A meno che non siate completamente a digiuno di videogiochi, farsi largo tra i nemici sarà un compito più che gestibile, fermo restando qualche necessario tentativo in più in occasione dei boss o di alcune mini-arene con sequenze di nemici. Fortunatamente, in caso di morte non si parte sempre dal checkpoint, ma dalla zona incriminata o dalle sue immediate vicinanze.



In questo modo possiamo godere anche dell'altro elemento fondamentale per il genere, quello dell'esplorazione. Il level design di God of War: Sons of Sparta è ben gestito, secondo le regole dei metroidvania, e ricorre ai già citati poteri per sbloccare aree nuove, ma anche a interazioni ambientali particolari per attivare meccanismi e raggiungere sezioni sopraelevate. Meno marcata è la presenza di sezioni puramente platform e, anche quando queste sono presenti, non pretendono un livello di attenzione e di precisione visto in altri giochi dello stesso genere. In generale, l'esplorazione è fortemente incentivata da forzieri e ricompense in bella vista, ma il cui raggiungimento è momentaneamente ostacolato. I completisti si preparino a sessioni di ripulitura finale per scoprire ogni singolo centimetro della mappa.



Derivativo più che innovativo



Passando a considerazioni di carattere generale, la risposta alla domanda se God of War: Ghost of Sparta sia una scommessa vinta è sì. Il gioco diverte, la storia non è di livello cinematografico ma si segue con piacere e la declinazione metroidvania si adatta anche alle vicende di Kratos. C'è però un'altra domanda, ossia se questo titolo entrerà nella storia, e in questo caso la risposta è no. Senza girarci troppo intorno, per quanto rispetti le regole e le adatti allo stile di God of War, se il gioco non avesse il nome della nota saga e non fosse stato lanciato in pompa magna nel mezzo di un annuncio centrale dello State of Play rischierebbe di passare nell'anonimato tra i tanti esponenti del genere.



God of War: Sons of Sparta non innova e non stravolge, non fa niente in modo nettamente migliore rispetto ad altri Metroidvania, non introduce meccaniche che ridefiniscano qualcosa o lascino a bocca aperta i giocatori. Per certi versi, anzi, negli spostamenti e nei combattimenti c'è una certa rigidità, intesa come mancanza di dinamismo, che per chi viene da esperienze recenti come quella di Hollow Knight: Silksong è piuttosto evidente e capace di marcare la differenza tra un titolo che vuole elevare il genere di riferimento e uno che vuole semplicemente interpretarlo e rispettarlo. È divertente? Sì. È rivoluzionario? No. Il che non significa che non vada giocato, perché di giochi rivoluzionari ne escono sempre più raramente, ma questo non deve fermarci dal continuare a divertirci.



Il comparto artistico di God of War: Sons of Sparta è molto accattivante e ben pensato e realizzato. Vedere Kratos, la sua Sparta e i dintorni riprodotti in pixel art, con ricchezza di dettagli, come in un salto indietro agli anni Novanta, è molto piacevole e, lo ripetiamo, si adatta bene a questo spin-off dei giochi principali e al genere nel quale vuole inserirsi. Anche il comparto audio è gradevole, con alcuni brani epici e altri chiptune che sottolineano le fasi di combattimento più concitate. Il doppiaggio completo in italiano aiuta tutti a seguire meglio la storia, al netto di alcuni bug nel bilanciamento dei volumi delle voci dei due fratelli che a volte rendono fondamentali i sottotitoli.



Il Platino di God of War: Sons of Sparta



I 36 trofei di God of War: Sons of Sparta includono un Platino dopo 20 Bronzi, 10 Argenti e 5 Ori. Va da sé che la coppa più preziosa è riservata ai completisti, coloro che esploreranno in lungo e in largo tutta la mappa e che completeranno la raccolta dei collezionabili nascosti nei forzieri e non solo. Ci sono anche trofei legati all'avanzamento della storia, ovviamente, e altri che richiedono il completamento di sfide particolari. Nel complesso si tratta di una lista onesta, che chiede di dedicarsi al gioco ma senza pretendere attività assurde o inutilmente ripetitive e lunghe.




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