Sands of Aura – Recensione
Sands of Aura è il primo grande progetto di Chashu Entertainment, pubblicato da Freedom Games e arrivato anche su PlayStation 5 dopo un lungo periodo in accesso anticipato su PC. È un titolo che nasce da un team indipendente, ma che fin dai primi minuti mostra un'identità precisa: un action RPG con anima da soulslike, raccontato attraverso una visuale isometrica che cambia radicalmente il modo di percepire il mondo e i combattimenti.
L'ambientazione è il fulcro dell'esperienza. Talamhel è un continente sommerso da un mare di sabbia che ha inghiottito città, culture e confini, lasciando solo isole di roccia e rovine che emergono come relitti di un'epoca perduta. È un mondo che vive di malinconia, di silenzi, di spazi immensi che sembrano raccontare la loro storia anche senza dialoghi. Ed è proprio in questo scenario che il nostro cavaliere inizia il suo viaggio, armato di una lama e di una missione che si svela un passo alla volta.
Un mondo spezzato dalla sabbia e dalla memoria
Il mondo di Talamhel è stato inghiottito da un cataclisma che ha trasformato ogni continente in un oceano di sabbia, lasciando dietro di sé città sommerse, civiltà perdute e un'umanità ridotta a poche roccaforti disperate. Nei panni di un giovane Knight, ultimo erede di un ordine ormai in declino, ci ritroviamo a navigare questo deserto senza fine a bordo di una sandship, seguendo le tracce di un'antica corruzione che continua a diffondersi come una ferita aperta.
La storia si costruisce attraverso incontri, rovine e testimonianze che raccontano un mondo che non è semplicemente crollato, ma che porta ancora i segni di ciò che è stato: culti decaduti, popoli scomparsi, tradizioni che sopravvivono solo nella memoria di pochi. Ogni insediamento visitato aggiunge un tassello a un mosaico più grande, mentre il viaggio del protagonista diventa un percorso di responsabilità e redenzione, alla ricerca di un modo per fermare l'oscurità che ha divorato il Sole e riportare equilibrio in un mondo che sembra aver dimenticato come si vive alla luce.
Un soulslike visto dall'alto
La scelta della visuale isometrica è ciò che distingue Sands of Aura da molti altri esponenti del genere. Il gioco mantiene la struttura tipica dei soulslike — combattimenti punitivi, gestione della barra abilità, pattern da studiare, checkpoint che ricordano i falò — ma li filtra attraverso una prospettiva che ricorda gli action RPG classici.
Quello di Sands of Aura è un gameplay che prende in prestito, come detto prima, la struttura dei soulslike, ma la rilegge attraverso una visuale isometrica che cambia radicalmente il modo di affrontare ogni scontro. Il combattimento è rapido e richiede attenzione costante: ogni colpo pesa, ogni schivata va calibrata con precisione e ogni errore si paga caro. La gestione della stamina diventa un elemento centrale, così come la capacità di leggere i pattern dei nemici e di trovare il momento giusto per colpire.
L'assenza di una minimappa o di indicatori visivi, inoltre, spinge il giocatore a osservare l'ambiente, a memorizzare percorsi, a orientarsi con l'occhio più che con l'interfaccia. La progressione infine passa attraverso nuove armi, potenziamenti e abilità che permettono di modellare il proprio stile di gioco, mentre l'esplorazione alterna dungeon più lineari a zone aperte raggiungibili con la barca che scivola sulla sabbia. Le aree sono varie, ricche di segreti e di nemici che richiedono approcci diversi. Non tutto è perfettamente bilanciato, ma la sensazione di crescita è costante e gratificante.
È un gameplay che non cerca scorciatoie: chiede pazienza, attenzione e un certo spirito di adattamento, ma quando tutto si incastra regala quella soddisfazione che solo i soulslike più riusciti sanno offrire.

Una fiaba sepolta nella sabbia
La direzione artistica è uno degli elementi più riusciti del gioco. Sands of Aura costruisce un mondo che sembra uscito da un libro illustrato, ma lo immerge in un'atmosfera cupa e quasi disperata. Le città decadute, le rovine sommerse, le distese infinite di sabbia: ogni luogo racconta una storia, anche senza parole.
L'uso dei colori è delicato, quasi pastellato, ma sempre attraversato da un senso di malinconia. Le architetture mescolano suggestioni orientali, gotiche e desertiche, creando un immaginario che rimane impresso. È un mondo che vive di contrasti: luce e ombra, speranza e rovina, quiete e pericolo.

Vento, silenzi e un mondo che respira piano
Il sonoro accompagna con discrezione, senza mai imporsi. Le musiche sono rarefatte, quasi eteree, e lasciano spazio a un paesaggio sonoro fatto di vento, sabbia, passi e colpi metallici. È un audio che non cerca di stupire, ma di sostenere l'atmosfera, rendendo ogni ambiente più credibile e ogni combattimento più teso.
Gli effetti sonori sono curati, soprattutto nelle armi e nelle creature, mentre la mancanza di doppiaggi estesi contribuisce a mantenere un tono intimo, quasi meditativo. È un comparto che lavora in sottrazione, ma che funziona proprio perché non cerca di rubare la scena.

La strada verso il Platino
La lista trofei di Sands of Aura risulta impegnativa, varia e costruita per chi vuole davvero misurarsi con ogni sfumatura del suo mondo. Non si limita a chiedere di completare la storia, ma invita a padroneggiare i combattimenti più duri, a scoprire ogni isola, a reclutare personaggi chiave e a portare Starspire al massimo del suo potenziale.
Molti trofei sono legati ai boss, spesso con condizioni aggiuntive che richiedono precisione assoluta — evitare danni specifici, impedire cure, sconfiggere gemelli quasi in simultanea. Altri premiano l'esplorazione meticolosa: trovare tutti i musicisti, recuperare codici d'arma, pomelli, talismani, ricette e set completi di armature.
Non mancano sfide più tecniche, come potenziare un oggetto fino al livello massimo o affrontare il destino di Talamhel in modalità difficile. È una lista che non regala nulla, ma che sa essere gratificante per chi ama completare tutto, perché accompagna il giocatore attraverso ogni angolo del gioco e ne valorizza la crescita. Ottenere il Platino richiede tempo, pazienza e una buona dose di determinazione, ma è un percorso che rispecchia perfettamente lo spirito del viaggio.
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