Overthrown – Recensione
Overthrown è uno di quei titoli che catturano l'attenzione già dal concept. Brimstone Games, già noto per progetti eccentrici e fuori dagli schemi, torna con un'opera che mescola city builder, sandbox fisico, azione e cooperativa online in un'unica esperienza volutamente caotica. È un gioco che non vuole imitare nessuno, che non cerca la precisione dei gestionali classici né la serietà dei survival moderni. Preferisce invece abbracciare l'assurdo, la libertà totale e la distruzione creativa come forma di espressione.
Su PlayStation 5, Overthrown arriva come un'esperienza in continua evoluzione, sistemi e possibilità. È un titolo che punta tutto sulla spontaneità, sulla fisica esagerata, sulla collaborazione (o sul tradimento) tra giocatori, e su un mondo che reagisce alle nostre azioni in modi spesso imprevedibili. Il risultato è un gioco che diverte, sorprende e a volte spiazza, ma che non sempre riesce a mantenere coerenza e fluidità. È un'opera ambiziosa, che vuole essere tante cose insieme e che, proprio per questo, alterna momenti di pura genialità a sezioni meno rifinite.
Un regno da costruire, un mondo che respira
Overthrown non ha una trama tradizionale, né vuole averla. Il giocatore veste i panni di un monarca dotato di una corona magica, la “corona ruba-anime”, capace di sollevare e lanciare qualsiasi cosa: alberi, edifici, risorse, cittadini, animali e nemici. È un potere che definisce l'intera esperienza e che trasforma la gestione del regno in un atto fisico, quasi teatrale.
Il mondo di gioco è generato proceduralmente e cambia costantemente. Non è un semplice scenario statico, ma un ecosistema vivo: piante che crescono, nidi che si formano, bande di fuorilegge che si scontrano tra loro, predatori che attaccano le coltivazioni e stagioni che modificano radicalmente il ritmo della sopravvivenza. È un ambiente che reagisce alle vostre scelte. Un disboscamento eccessivo può rendere sterile un'intera regione, mentre ignorare un accampamento nemico può trasformarlo in una minaccia crescente. Questa dinamicità dona profondità al gameplay e rende ogni partita diversa dalla precedente.
Non c'è una storia da seguire, ma un mondo da interpretare, un regno da modellare e una serie di eventi emergenti che costruiscono una narrazione spontanea, fatta di incidenti, tradimenti, alleanze improvvisate e catastrofi autoindotte.

Costruire, distruggere, lanciare: la fisica come linguaggio
Il cuore di Overthrown è la libertà. La corona permette di sollevare qualsiasi oggetto e di riposizionarlo ovunque, trasformando la costruzione del regno in un processo fluido, immediato e spesso esilarante. Non esistono vincoli rigidi: si può costruire ovunque, spostare edifici già piazzati o riorganizzare interi quartieri in pochi secondi.
Questa libertà si estende anche alla distruzione. Overthrown è un sandbox in cui tutto può essere scagliato o ribaltato. Una segheria può diventare un'arma impropria, un mulino può volare in mezzo a un campo di grano, un masso può essere usato per aprire un varco o per creare un disastro. È un gioco che incoraggia la sperimentazione e che premia la creatività, anche quando sfocia nell'assurdo. La gestione delle risorse poi è semplice ma efficace. Le stagioni influenzano la disponibilità di cibo, la crescita delle colture e la presenza di predatori. L'inverno è particolarmente impegnativo e richiede una pianificazione attenta, mentre l'estate invece permette di espandere il regno con maggiore tranquillità.
Il combattimento è un altro elemento centrale. Ispirato agli anime, offre mosse acrobatiche, attacchi aerei, scatti sull'acqua e colpi ad area. È spettacolare, volutamente esagerato e perfettamente in linea con il tono del gioco. Le armi da mischia, dai martelli giganti alle spade, hanno un peso e un impatto che rendono ogni scontro un piccolo caos controllato. La componente survival è presente ma non opprimente. Bisogna proteggere i cittadini, difendere le coltivazioni, respingere mutanti e banditi, ma il gioco non punisce eccessivamente gli errori. Preferisce lasciare spazio alla sperimentazione, anche quando porta a conseguenze disastrose.

Cooperazione, caos e tradimenti
La modalità cooperativa è uno degli aspetti più riusciti di Overthrown. Fino a sei giocatori possono collaborare per costruire il regno, raccogliere risorse, difendersi dagli attacchi e affrontare le sfide stagionali. Ma c'è un twist fondamentale: solo uno può indossare la corona. Questo crea dinamiche sociali imprevedibili, fatte di alleanze temporanee, colpi di mano, sabotaggi e momenti di comicità involontaria.
La fisica esagerata amplifica il caos: un giocatore troppo entusiasta può lanciare un edificio nel momento sbagliato, distruggere una coltivazione o scatenare un'ondata di panico tra i cittadini. È un multiplayer che vive di spontaneità, che non prende mai nulla troppo sul serio e che trasforma ogni partita in una storia da raccontare. La cooperativa non è solo un'aggiunta, ma una parte fondamentale dell'identità del gioco. Overthrown dà il meglio di sé quando è condiviso, quando il caos diventa collettivo e quando la creatività di un gruppo si scontra con la fisica imprevedibile del mondo.

Colori vivaci, mondi mutevoli, caos visivo controllato
Graficamente, Overthrown adotta uno stile stilizzato, colorato e volutamente caricaturale. Le stagioni sono rappresentate con cura, con transizioni che modificano non solo la palette cromatica ma anche l'atmosfera generale del mondo. Il design dei mutanti, dei banditi e delle creature selvatiche è semplice ma efficace, con un tocco umoristico che si sposa bene con il tono del gioco. Le animazioni sono fluide e supportano bene il combattimento acrobatico, anche se in alcune situazioni il caos visivo può rendere difficile leggere l'azione.
La colonna sonora inoltre cambia dinamicamente in base alle situazioni: melodie rilassanti durante la costruzione, toni più intensi nei combattimenti, atmosfere cupe durante gli assalti notturni. Gli effetti sonori sono parte integrante dell'esperienza. Il rumore degli alberi lanciati, le urla dei cittadini, il clangore delle armi e i versi dei mutanti aggiungono un tono comico e caotico che amplifica la natura giocosa del titolo.

La strada verso il Platino
La lista trofei di Overthrown riflette perfettamente la natura caotica e imprevedibile del gioco. Non punta sulla difficoltà pura, né su richieste punitive, ma valorizza la sperimentazione, la costruzione e la distruzione creativa che definiscono l'esperienza. Molte coppe arrivano in modo naturale semplicemente giocando: costruire il primo edificio, sopravvivere a una stagione particolarmente dura, respingere un assalto di mutanti o completare una sessione cooperativa senza che il regno collassi nel caos più totale. Altri trofei, invece, richiedono di spingersi oltre la routine gestionale e abbracciare pienamente la filosofia del gioco. Sollevare e lanciare strutture, manipolare l'ambiente in modi non convenzionali, sfruttare la fisica per creare soluzioni improbabili: Overthrown premia chi osa, chi sperimenta, chi trasforma un semplice strumento in un'arma di distruzione creativa.
La componente multiplayer aggiunge un ulteriore livello di imprevedibilità. Alcuni obiettivi richiedono di collaborare — o di sopravvivere ai disastri provocati dagli altri giocatori — e questo rende ogni tentativo diverso dal precedente. Il fatto che solo uno possa indossare la corona introduce dinamiche sociali che possono facilitare o complicare la strada verso il completamento, a seconda del gruppo con cui si gioca. Nel complesso, il percorso verso il Platino non è proibitivo. Non richiede una precisione millimetrica né una gestione perfetta del regno, ma piuttosto la volontà di esplorare tutte le possibilità offerte dalla corona ruba-anime e dal mondo procedurale.
L'articolo Overthrown – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.
