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Caput Mortum – Recensione Speedrun

Avere a che fare con l'horror è sempre un'esperienza, quasi mistica. Le declinazioni di questo genere, a seconda del media di riferimento, sono sempre molteplici e ognuna ha un suo modo di esprimersi. Coi libri, per esempio, si può ricreare l'orrore descrivendo nel dettaglio ciò che sta accadendo, lasciando alla fantasia il lavoro di costruzione mentale. Film e videogiochi hanno l'arduo compito, invece, di riportare tutto su schermo, cercando anche di non cadere in cliché vari. Caput Mortum è tra quei videogiochi indipendenti che controllano il loro genere di riferimento e creano un'esperienza da non perdersi se si è appassionati dell'orrore, tutto frutto dell'ottimo lavoro di WildArts. Lanciamoci in questa velocissima recensione, dunque, per scoprire una piccola chicca dell'orrore.



Discesa nell'incubo



Benvenuti in Caput Mortum, dove l'obiettivo del giocatore e del protagonista sarà quello di esplorare e scoprire i misteri della torre di un famoso alchimista. Non ci saranno particolari cutscene o strumenti convenzionali che porteranno avanti la narrazione, ma, come hanno insegnato grandissimi game designer come Fumito Ueda e Hidetaka Miyazaki, sarà l'ambiente a raccontarci quello che è successo o che sta succedendo nel gioco. Proprio da questo punto di vista, Caput Mortum presenta stupende architetture e ambienti, ognuno ricco di dettagli pronti a narrarvi del mondo di gioco e a lasciare il giocatore in congetture e misteri da decifrare.



Non ci sono colpi di scena o effetti speciali ad alto budget, solo il lento e inquietante gocciolare della scoperta mentre vi fate strada nelle profondità delle sale dimenticate. Le ambientazioni coinvolgenti e la suggestione che causano sono i veri punti di tensione del titolo, creando un horror surreale e senza cliché moderni.



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Come una volta



La particolarità di Caput Mortum è data, sicuramente, dai comandi. Si ritorna al passato, ai vecchi dungeon crawler in prima persona, come per esempio King's Field. Il feeling dei comandi è volutamente vecchio, atto a ricreare i titoli che furono, ma si può ovviamente modificare per una sensazione più moderna, anche se consigliamo vivamente di non farlo per un'esperienza completa. Il titolo chiederà al giocatore di risolvere puzzle ed enigmi ambientali per proseguire nella scoperta. Non mancheranno nemici da combattere, non solo convenzionalmente, che amplieranno anch'essi la lore di gioco. Menzione d'onore ad un nemico stalker tra i più originali dei tempi: questa creatura arriverà a disturbarvi occasionalmente ma non chiederà fughe o combattimenti, ma solamente di giocare a nascondino insieme. C'è ovviamente da dire che questa meccanica amplierà l'alone di inquietudine generale.



Inoltre, per gli amanti dei giochi potenzialmente infiniti, Caput Mortum durerà solo poche ore. Una scelta, se permettete, saggia e onesta da parte di WildArts, per non diluire e “rovinare” un titolo che fa della qualità il suo fiore all'occhiello, più della quantità. In definitiva, Caput Mortum si pone come un horror indie memorabile ma imperfetto: un titolo che è in parti uguali pura atmosfera e una stranezza meccanica. È più efficace quando ci si abbandona al suo ritmo ponderato e si abbraccia l'atmosfera inquietante creata da WildArts, e rimarrà impresso nella mente più per il modo in cui sfrutta le sue idee che per i colpi di scena.



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Caput Mortum non ha Platino



Come avvisa il titolo di questo paragrafo, Caput Mortum non presenta alcun trofeo di Platino ma i cacciatori di trofei vorranno comunque cimentarsi nel completarlo. L'elenco delle coppe è un classico miscuglio di trofei, storia e azioni particolari da compiere, come bruciare per dieci volte un homunculus specifico o giocare a nascondino col nemico stalker di cui vi abbiamo parlato poc'anzi. Inoltre, uno dei trofei vi chiederà di terminare il gioco senza mai ricevere danni. Fatto ciò, avrete un buon titolo completato in bacheca, che non fa mai male. DING!




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