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Laysara: Summit Kingdom – Recensione

Negli ultimi anni il genere dei city builder ha iniziato a esplorare direzioni leggermente diverse rispetto alla formula classica. Accanto alle produzioni più complesse e punitive, incentrate su sopravvivenza e gestione delle crisi, stanno emergendo titoli che puntano a un'esperienza più rilassata, concentrata soprattutto sulla costruzione e sull'ottimizzazione delle proprie città.



È in questo contesto che si inserisce Laysara: Summit Kingdom, titolo sviluppato da Quite OK Games che prova a distinguersi con un'idea piuttosto particolare: costruire un regno non nelle pianure o lungo i fiumi, ma sulle cime di montagne innevate ispirate all'Himalaya. Una premessa che cambia sensibilmente il modo in cui si pianificano insediamenti e catene produttive, introducendo il concetto di verticalità come elemento centrale del gameplay.



Durante la campagna principale non saremo completamente soli nella costruzione del nostro regno. Alcuni personaggi accompagneranno il giocatore lungo le varie missioni, seguendo una narrazione che alterna momenti più seri ad altri più leggeri, con dialoghi capaci di strappare anche qualche sorriso. Non si tratta certo di una componente narrativa particolarmente approfondita, ma contribuisce a dare un minimo di contesto alle nostre azioni e a rendere più piacevole la progressione tra una montagna e l'altra. Il risultato è un city builder solido e interessante, che però non sempre riesce a sfruttare completamente la propria idea di base.



Costruire tra le montagne



Alla base di Laysara: Summit Kingdom troviamo meccaniche abbastanza familiari per gli appassionati del genere. Il gioco ruota attorno alla gestione della popolazione e delle risorse, con un sistema economico che ricorda quello visto in serie come Anno. I cittadini appartengono a diverse classi sociali e per prosperare hanno bisogno di soddisfare requisiti fondamentali come cibo, fede e servizi. Soddisfare questi bisogni consente di far crescere la popolazione e, di conseguenza, sbloccare nuovi edifici e catene produttive più avanzate. Fin qui nulla di particolarmente rivoluzionario per il genere.



La vera differenza è rappresentata dall'ambiente in cui si costruisce. Le mappe sono infatti costituite da imponenti montagne innevate, dove lo spazio edificabile è estremamente limitato e distribuito su terrazze naturali e pendii. Questo significa che pianificare un villaggio non è solo una questione di efficienza economica, ma anche di gestione dello spazio disponibile. Il risultato è un'esperienza che a tratti ricorda quasi un puzzle: ogni edificio deve essere posizionato con attenzione e spesso è necessario ripensare completamente la struttura di un insediamento per far fronte alle nuove esigenze della popolazione.



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Un city builder… a incastro



Questa impostazione rende Laysara: Summit Kingdom piuttosto diverso da molti altri city builder moderni. Invece di espandere gradualmente una città su ampie pianure, qui ci si trova spesso a smontare e ricostruire interi quartieri per ottimizzare lo spazio e mantenere efficienti le reti di distribuzione. Molti edifici devono infatti trovarsi entro una certa distanza da strutture specifiche per funzionare correttamente, il che rende fondamentale progettare con attenzione la disposizione di case, mercati e centri di servizio.



Questo approccio può risultare molto stimolante per chi ama la pianificazione meticolosa e l'ottimizzazione delle catene produttive. Allo stesso tempo, però, rappresenta anche uno dei limiti principali del gioco: la libertà creativa tipica del genere viene in parte sacrificata, e non tutti i giocatori apprezzeranno questo livello di rigidità.



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Catene produttive e pianificazione



Uno degli aspetti più interessanti del gameplay riguarda il sistema di distribuzione delle risorse. Le catene di approvvigionamento devono essere organizzate con cura, collegando i produttori agli edifici che ne richiedono i materiali attraverso percorsi efficienti.



Una singola struttura può rifornire più edifici, creando reti produttive piuttosto articolate che richiedono una pianificazione attenta. Una volta comprese le logiche del sistema, ottimizzare i percorsi e migliorare l'efficienza delle proprie città diventa una delle attività più soddisfacenti del gioco. Peccato però che alcune di queste meccaniche non vengano spiegate nel modo migliore. Il tutorial fornisce le basi, ma diverse dinamiche emergono solo con il tempo e attraverso tentativi ed errori, rendendo le prime ore di gioco meno immediate di quanto potrebbero essere.



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La verticalità: idea brillante, ma limitante



La caratteristica più distintiva di Laysara: Summit Kingdom resta comunque la costruzione in verticale. L'idea di sviluppare insediamenti sulle pendici delle montagne dona al titolo una forte identità visiva e offre situazioni di gioco piuttosto originali. Allo stesso tempo, però, questa scelta introduce anche alcune limitazioni. Il sistema di costruzione è basato su una griglia molto rigida, con strade dritte e spazi ben definiti. Questo porta spesso a piccoli sprechi di spazio lungo i bordi delle montagne e rende le città piuttosto simili tra loro dal punto di vista strutturale.



Dopo qualche partita si finisce inevitabilmente per adottare sempre gli stessi schemi di costruzione, semplicemente perché rappresentano le soluzioni più efficienti. La verticalità, quindi, è senza dubbio l'elemento più innovativo del gioco, ma al tempo stesso anche uno dei fattori che ne limitano la varietà nel lungo periodo.



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Atmosfera himalayana



Dal punto di vista artistico, il titolo riesce comunque a distinguersi. Lo stile grafico mescola elementi realistici e leggermente stilizzati, creando un colpo d'occhio piacevole e coerente con l'ambientazione. Particolarmente riuscita è l'ispirazione all'architettura tibetana: monasteri, templi e edifici religiosi dai tetti dorati contribuiscono a creare un'atmosfera suggestiva e rendono la costruzione di questi luoghi un elemento centrale dello sviluppo delle città.



Anche il design delle montagne e delle ambientazioni innevate aiuta a rafforzare l'identità visiva del gioco, offrendo panorami affascinanti mentre si espande il proprio regno tra le vette. Ad accompagnare il tutto troviamo un comparto sonoro ben riuscito, con musiche rilassanti che si sposano perfettamente con il ritmo pacato dell'esperienza. Le tracce musicali non risultano mai invasive o ripetitive e contribuiscono a creare quell'atmosfera tranquilla che il gioco cerca chiaramente di trasmettere.



Dal punto di vista tecnico l'esperienza risulta complessivamente stabile e piacevole da giocare. Va inoltre segnalata una novità molto apprezzabile: il titolo include la lingua italiana, aggiunta dagli sviluppatori grazie al lavoro di una traduzione realizzata dalla community di fan. Una scelta che dimostra attenzione verso i giocatori e che rende l'esperienza decisamente più accessibile anche per il pubblico italiano.



La scalata al Platino



Per quanto riguarda i cacciatori di trofei, Laysara: Summit Kingdom propone un Platino tutto sommato accessibile, anche se richiede una buona dose di tempo e dedizione.



La maggior parte dei trofei è infatti legata alla progressione naturale nel gioco: completare le varie mappe della campagna, sviluppare le proprie città e raggiungere determinati traguardi legati alla popolazione o alla gestione delle risorse. Non mancano obiettivi che richiedono di raggiungere un certo numero di abitanti o di animali presenti nei nostri insediamenti.



Nel complesso non si tratta di una lista particolarmente complessa dal punto di vista della difficoltà, ma piuttosto di un percorso che premia chi è disposto semplicemente a giocare, costruire e continuare a sviluppare le proprie città nel tempo. Chi apprezza il gameplay del titolo non dovrebbe avere particolari problemi a ottenere il trofeo di Platino.




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