Starfield – Recensione
Ci sono giochi che arrivano con un peso sulle spalle così grande da rischiare di crollare sotto le aspettative. Starfield è stato proprio uno di questi. Il primo universo originale di Bethesda in oltre vent'anni, un progetto che prometteva libertà assoluta, esplorazione interstellare, misteri cosmici, fazioni in conflitto, scelte morali e un senso di avventura che solo questo studio, nel bene e nel male, sa evocare. Al lancio su Xbox, però, il sogno si era incrinato: bug, sistemi acerbi, caricamenti frequenti, pianeti troppo vuoti, un fast travel che spezzava il ritmo e un mondo che sembrava più grande che profondo. Era un titolo ambizioso, ma non ancora compiuto del tutto.
Tre anni dopo, con la pubblicazione su PlayStation 5, la situazione è cambiata radicalmente. Patch su patch, aggiornamenti quality‑of‑life, DLC narrativi di peso, l'introduzione del REV‑8 per gli spostamenti terrestri, mappe cittadine finalmente leggibili, un sistema di viaggio più fluido, un bilanciamento migliore delle armi e un lavoro costante su IA, interfaccia e stabilità hanno trasformato Starfield in ciò che avrebbe dovuto essere fin dall'inizio: un GDR spaziale monumentale, vivo, stratificato, capace di inghiottire il giocatore per ore senza che se ne accorga. Oggi possiamo dire infatti, che Starfield è un universo maturo, un'opera che non chiede più di essere giustificata, ma semplicemente vissuta in pieno.
Constellation e il richiamo dell'ignoto
L'avventura ci porta nel 2330, nei Settled Systems, una porzione di galassia colonizzata dall'umanità dopo l'abbandono della Terra. È un futuro credibile, più vicino a The Expanse che a Star Wars: astronavi pesanti, tecnologia funzionale, città che mescolano progresso e precarietà e un'umanità che continua a essere complessa, fragile, contraddittoria. Il nostro viaggio inizia come minatori, un ruolo umile che dura giusto il tempo di scoprire un misterioso manufatto capace di generare visioni cosmiche. Da quel momento veniamo trascinati in Constellation, una sorta di gilda di esploratori che cerca di comprendere l'origine di questi manufatti e il loro significato.
La storia principale è solida, ben scritta, con momenti di meraviglia e un finale che apre a un New Game+ sorprendentemente meta, capace di intrecciare le nostre scelte con la natura stessa dell'universo di gioco. Ma, come sempre nei titoli Bethesda, la trama è solo una delle tante storie possibili. Le fazioni — l'Unione Coloniale, la Freestar Collective, la Ryujin Industries, la Crimson Fleet — offrono campagne secondarie che potrebbero essere giochi a sé: intrighi corporativi, western spaziali, pirateria interstellare, politica, diplomazia, sabotaggi e investigazioni. Ogni linea narrativa ha un tono diverso, un ritmo diverso o un'identità precisa. E soprattutto, ogni scelta pesa. Non sempre in modo plateale, ma sempre in modo coerente.

Un nuovo inizio che cambia il significato del viaggio
Tra le molte sorprese che Starfield riserva, il suo New Game+ merita un discorso a parte, perché non si limita a essere un semplice ricominciare da capo con qualche potenziamento in più. È un'idea che Bethesda ha costruito con una cura quasi filosofica, trasformando la fine della storia principale in un punto di partenza che rilegge tutto ciò che abbiamo vissuto fino a quel momento. Quando si arriva al termine dell'avventura, il gioco ci mette davanti a una scelta che non è solo narrativa, ma esistenziale: accettare di ripartire da zero, pur mantenendo le abilità acquisite, sapendo però che il mondo che ritroveremo non sarà identico a quello che abbiamo lasciato. È un gesto che richiama la fantascienza più speculativa, quella che usa il viaggio cosmico per parlare di identità, memoria e possibilità.
Il New Game+ di Starfield non è un semplice ciclo che si ripete, ma un percorso che si arricchisce a ogni iterazione. Alcuni eventi cambiano, alcuni personaggi reagiscono in modo diverso, alcune situazioni assumono un tono nuovo, quasi come se il gioco stesso fosse consapevole del fatto che stiamo vivendo una seconda, terza o quarta versione della stessa storia. È un'idea che gioca con la percezione del giocatore, che intreccia ciò che il protagonista sa con ciò che noi, come persone, abbiamo imparato durante la prima run. E più si va avanti, più questo intreccio diventa evidente, quasi disturbante, come se l'universo di Starfield ci stesse osservando mentre lo attraversiamo.
La cosa più affascinante è che il New Game+ non è obbligatorio. Possiamo ignorarlo e continuare la nostra avventura nel mondo che abbiamo costruito, con le nostre scelte, le nostre case, le nostre navi e i nostri compagni. Ma se decidiamo di accettarlo, scopriamo un modo completamente diverso di vivere Starfield, un modo che mette in discussione il concetto stesso di “fine” e “inizio”. È un sistema che premia la curiosità, la voglia di sperimentare o la disponibilità a lasciarsi sorprendere. Ma soprattutto, è un modo elegante per dare senso alla vastità del gioco: non tutto deve essere vissuto in una singola run, perché l'universo è troppo grande per essere compreso in un solo viaggio.
Il risultato è un New Game+ che non si limita a prolungare la longevità, ma che diventa parte integrante del messaggio del gioco. Starfield parla di esplorazione, di possibilità, di percorsi che si biforcano e si ricongiungono, di scelte che definiscono chi siamo. Il suo New Game+ è la forma più pura di questa filosofia: un invito a guardare le stelle non come un traguardo, ma come un punto di partenza.
Un GdR che non ha paura di essere un GdR
Starfield è un gioco che non ti prende per mano. Non ti spinge, non ti strattona e non ti dice cosa fare. Il sistema di abilità è diviso in cinque rami — Fisico, Sociale, Combattimento, Scienza, Tecnologia — e ogni perk si sblocca completando una sfida legata alla sua natura. Vuoi migliorare la persuasione? Devi persuadere. Vuoi diventare un pilota migliore? Devi volare. Vuoi hackerare serrature avanzate? Devi dimostrare di saperlo fare. È un sistema che incoraggia a vivere il personaggio, non a costruirlo a tavolino.
Il ritmo è volutamente disteso: Starfield non è un gioco da “una missione e via”, ma un'esperienza che alterna momenti di quiete, esplorazione e contemplazione, a improvvisi picchi di azione. È un gioco che ti invita a perderti e quando lo fai, succede la magia: inizi una missione, poi trovi un laboratorio abbandonato, poi un segnale di soccorso, poi un tempio misterioso, poi un pirata da abbattere, poi un pianeta da scansionare… e quando guardi l'orologio sono passate tre ore. Starfield è questo: un flusso continuo di possibilità, un universo che non smette mai di offrirti qualcosa da fare, anche quando non stai cercando nulla.
Il ritmo giusto per sentirsi davvero nello spazio
Il viaggio è stato uno dei punti più criticati al lancio. Troppi caricamenti, troppi menu, troppa distanza tra l'idea di “volare nello spazio” e la realtà di “saltare da un'icona all'altra”. Oggi, grazie alle patch, il sistema è più fluido, più leggibile e molto più coerente. Non è un simulatore, non è No Man's Sky, ma è un viaggio che funziona in modo diverso. Decollare, uscire dall'atmosfera, saltare tra sistemi, atterrare, rispondere a chiamate di soccorso, imbattersi in pirati, minare asteroidi, intercettare navi, attraccare a stazioni abbandonate: tutto questo crea un ritmo che restituisce la sensazione di attraversare davvero lo spazio.
Ma soprattutto, il fast travel non è più obbligatorio. Puoi usarlo, certo. Ma puoi anche ignorarlo e vivere il viaggio come parte dell'avventura. È un cambiamento molto sottile, ma fondamentale. Il senso di distanza, di movimento e di attraversamento, è tornato a essere parte integrante dell'esperienza.

Costruzione delle Navi
La nave è considerata casa, arma, mezzo di trasporto e un simbolo. E Starfield lo sa bene. Il sistema di costruzione è uno dei più profondi mai visti in un GDR: moduli abitativi, laboratori, stive, motori, scudi, armi, cabine, decorazioni interne ed equipaggio. Puoi creare un caccia leggero, un cargo pesante, una nave pirata, un laboratorio volante o un'astronave da esplorazione. Ogni modifica ha davvero un impatto reale: peso, autonomia, potenza di fuoco, manovrabilità, capacità di salto della nave.
Il combattimento spaziale, poi, è sorprendentemente tattico. Ridistribuire l'energia tra scudi, armi e motori, agganciare bersagli, disattivare motori nemici, abbordare, rubare, distruggere: ogni scontro è un piccolo puzzle, un equilibrio tra rischio e strategia. È un sistema che non si limita a “sparare nello spazio”, è proprio un gioco nel gioco.

Tra meraviglia, quiete e proceduralità
Starfield inoltre offre oltre mille pianeti. Non tutti sono memorabili, e non tutti devono per forza esserlo. La bellezza dell'esplorazione sta nella varietà: pianeti tossici, deserti ghiacciati, lune vulcaniche, foreste aliene, oceani di metano, città cyberpunk, avamposti abbandonati, rovine misteriose, fauna ostile, fauna pacifica, tempeste magnetiche, cieli viola e orizzonti impossibili.
La proceduralità è ovviamente evidente, ma non è sterile: ogni atterraggio genera punti di interesse, incontri, risorse, creature o strutture. E con il REV‑8, introdotto dopo il lancio, muoversi sulla superficie è finalmente piacevole, veloce e divertente. L'esplorazione è un'esperienza che alterna silenzi profondi a scoperte improvvise, e che trova la sua forza proprio nella sua capacità di sorprendere quando meno te lo aspetti.

Progressione, Abilità e Ruolo
Starfield è uno dei pochi giochi moderni che meritano davvero l'etichetta di “role‑playing game”. Puoi essere un mercenario, un esploratore, un diplomatico, un pirata, un contrabbandiere, un cacciatore di taglie, un ingegnere, un ladro, un soldato, un ricercatore, un collezionista di artefatti, un costruttore di avamposti, un pilota, un assassino o perché no, un pacifista. E la cosa bella è che puoi cambiare idea quando vuoi.
Le abilità infatti non sono solo numeri: sono veri e propri modi di giocare. La persuasione apre strade narrative, la scienza apre nuove tecnologie, la tecnologia apre nuove navi, il combattimento apre nuovi stili di approccio e la fisica apre nuove possibilità di movimento. È un sistema che ti permette di costruire un personaggio che non è definito da statistiche, ma da scelte.

Un universo credibile, non patinato
Starfield non punta al fotorealismo ma punta alla coerenza. Le città sono splendide: New Atlantis, elegante e luminosa; Neon, un cyberpunk marino decadente; Akila, un western spaziale polveroso; Cydonia, un avamposto minerario sporco e vissuto. Gli interni inoltre sono ricchi di dettagli, le astronavi hanno un design “NASApunk” credibile e persino i pianeti riescono ad offrire panorami che sembrano dipinti. Non tutto è perfetto ovviamente: alcune texture sono semplici, alcune aree meno ispirate e infine la proceduralità si nota. Ma l'insieme funziona, e funziona bene.
La colonna sonora invece è uno dei punti più sottovalutati di Starfield: temi orchestrali che evocano meraviglia, solitudine, scoperta o pericolo. Il sound design delle armi è solido, quello delle navi è eccellente, e i dialoghi — oltre 250.000 linee — creano un mondo che parla, respira e vive. Non tutto è perfetto nemmeno qui: alcune voci sono rigide, alcuni NPC ripetono frasi e alcune interazioni risultano meccaniche. Ma nel complesso, l'atmosfera sonora è potente e coerente.
Starfield oggi è un altro gioco
Su PlayStation 5, Starfield gira in modo stabile, fluido, con caricamenti rapidi e un livello di ottimizzazione che al lancio era impensabile. Le patch hanno migliorato l'IA dei compagni, le mappe cittadine, la gestione dell'inventario, l'interfaccia, la stabilità generale, il bilanciamento delle armi, il comportamento dei nemici, la qualità delle superfici planetarie e anche la gestione del viaggio. Il REV‑8 infine ha rivoluzionato l'esplorazione terrestre. Le QoL updates hanno reso tutto più scorrevole e Il DLC “Shattered Space” ha aggiunto una storia più compatta e intensa. Starfield oggi è un gioco rifinito, solido e maturo.

La strada verso il Platino
La lista trofei di Starfield è un universo nell'universo, un percorso che accompagna il giocatore lungo tutte le sue anime, dalle prime ore di esplorazione fino alle campagne più profonde delle fazioni. È un set che non punta alla difficoltà estrema, ma alla costanza, alla curiosità o alla volontà di attraversare ogni angolo dei Settled Systems. I primi trofei arrivano quasi senza accorgersene, mentre si entra nello spazio per la prima volta, si raggiunge Constellation, si completano le missioni cardine della storia principale e si scoprono i momenti più intensi del viaggio narrativo. Poi, lentamente, la lista si apre e mostra la sua vera natura: un invito a vivere ogni sfumatura del gioco, a unirsi alle fazioni, a seguirne le storyline fino in fondo, a costruire avamposti, a modificare navi, a visitare sistemi stellari, a mettere piede su decine e decine di pianeti.
È un set che chiede di sporcarsi le mani con tutto ciò che Starfield offre, dalla raccolta delle risorse organiche e inorganiche alla modifica delle armi, dall'hacking dei terminali alla creazione di oggetti, dalla gestione dei compagni alla conquista di nuove navi. Anche il lato più “ruolistico” del gioco trova spazio, con trofei che premiano le relazioni, la crescita del personaggio, la lettura delle riviste che sbloccano abilità o la progressione verso livelli sempre più alti. E poi ci sono gli obiettivi più evocativi, quelli che raccontano la natura stessa del gioco: eliminare creature aliene, affrontare pirati, contrabbandare merci proibite, esplorare sistemi remoti e raggiungere traguardi di esperienza che trasformano il protagonista in una leggenda.

Trofei dei DLC
Con l'arrivo delle espansioni, la costellazione dei trofei si è ampliata e ha assunto nuove forme, seguendo il tono e la natura di ogni contenuto aggiuntivo. Shattered Space introduce una serie di obiettivi che rispecchiano la sua anima più cupa e mistica: completare le missioni principali del DLC, affrontare le creature che popolano Va'ruun'kai, scoprire luoghi nascosti, aiutare le comunità locali ed esplorare le pieghe più oscure della fede e del fanatismo. È un set che punta alla coerenza con il tono dell'espansione, e che invita a vivere fino in fondo la sua atmosfera inquieta e spirituale.
Il pacchetto Terran Armada sposta invece l'attenzione sul conflitto, sulla costruzione e sulla strategia. I trofei chiedono di completare le missioni principali della campagna, di affrontare le incursioni, di potenziare Delta fino al massimo delle sue capacità, di consegnare un avamposto a una fazione, di dimostrare il proprio valore come capitani e come comandanti. È un set più tecnico, più militare, che premia la capacità di gestire risorse, affrontare minacce ripetute e prendere decisioni che influenzano l'equilibrio di potere.
Infine, Free Lanes aggiunge un tocco più leggero e imprevedibile, con trofei che spaziano dall'installazione di moduli per astronavi alla raccolta di action figure, dal completamento di contratti per l'Arbitrator alla risoluzione di enigmi senza spargimenti di sangue, fino a momenti volutamente eccentrici come assaggiare cibo sospetto offerto da un'anziana viaggiatrice o recuperare il proprio inventario da un altro universo. È un set che gioca con l'assurdo, con il quotidiano, con il lato più umano e bizzarro dell'universo di Starfield, e che arricchisce ulteriormente la varietà dell'esperienza.
Nel complesso, i trofei dei DLC ampliano la filosofia del gioco base. Sono un'estensione naturale dell'universo, un modo per tornare a viverlo con occhi nuovi, e un invito a non smettere mai di guardare oltre l'orizzonte.
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