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THE FOUNDERS – INTERVISTA ANDREA PIOVAN

Cosa resta quando le console si spengono e i software invecchiano? Restano le persone. Ma nel caso di Andrea Piovan, resta qualcosa di ancora più profondo: il calore di un uomo che ha saputo abitare i nostri silenzi, trasformando un microfono in un ponte teso tra mondi lontani e la nostra quotidianità.



Incontrare Andrea nel suo “bunker” creativo non è solo un'intervista, è un'epifania. È trovarsi di fronte a un gigante che ha saputo “commuovere la commozione” stessa, mescolandola con la purezza di una risata nel momento in cui rievoca quel suo esordio a Londra, un salto nel buio fatto di sogni, valigie e una bonomia tutta veneta scaraventata nel cuore del mondo. In quel racconto, la nostalgia si fa gioia, e la risata diventa il velo sottile che protegge un'emozione troppo grande per essere spiegata a parole.



Lo abbiamo visto nei suoi occhi: un luccichio improvviso, dolce e fiero, nel momento in cui ha pronunciato la parola “matrimonio”. È in quell'orgoglio per la sua Nicoletta, in quella nobiltà di chi sa dare valore ai legami che restano quando le luci della ribalta si affievoliscono, che risiede il vero carisma di Andrea. Non è solo una questione di timbro; è la capacità di infondere in ogni sillaba, dal grido lacerante di Liquid Snake al sussurro antico di un documentario naturalistico, una verità umana che non si può simulare. Oggi, per The Founders, raccontiamo l'uomo che ha dato un'anima all'immaginario, restando, prima di tutto, un esempio luminoso di autentica e poetica umanità.



L'Origine dello Strumento



Press-Start (Mirco): Andrea, vorrei iniziare dal momento in cui hai scoperto il tuo strumento. C'è stato un istante preciso nella tua giovinezza in cui hai capito che la tua voce non era solo un mezzo per comunicare, ma un'entità capace di generare emozioni profonde negli altri?



Andrea Piovan: Guarda, io ho iniziato a lavorare quando avevo 14-15 anni come animatore nei villaggi, no? Ho fatto i villaggi a Palma di Mallorca, in giro per l'Europa. Da lì, tornando a casa, ho cominciato a lavorare nei centri commerciali — stavano aprendo i primi in Italia perché dicevano che ero simpatico e avevo una voce giusta per quel lavoro.



Ricordo un episodio chiave: lavoravo a Venezia, in un centro commerciale chiamato “Panorama”. Facevo il “Mago Gig”, quello che invitava le persone a comprare: “Venite alla cassa 33, venite al reparto pescheria perché c'è il pesce fresco a metà prezzo!”. Un signore di una grossa agenzia di pubblicità di Venezia mi sentì e disse: “Ma tu hai una bella voce, interessante. Vieni a lavorare con noi, se ti va ti facciamo fare le pubblicità”. Era il 1982. Prima ancora lavoravo in radio col mio amico Franco; nel '76-'77 abbiamo creato le prime radio locali. Siamo sempre stati un po' dei pionieri. Pionieri della voce, curiosi di capire come funziona questo organo, l'apparato fonatorio, i muscoli risonatori. È una curiosità che non mi ha mai abbandonato.



Press-Start (Mirco): Questo ruolo di pioniere, nel corso della tua carriera, ti ha pesato o l'hai trovato sempre un mezzo entusiasmante per sperimentare?



Andrea Piovan: La seconda. Tutt'oggi, a 63 anni, sono qui che faccio i miei esercizi. Domani ho tre sessioni importanti per degli spot TV e oggi mi sto preparando con l'articolazione. Deve essere tutto velocissimo. Gli scioglilingua ogni giorno, il riscaldamento… è un lavoro costante. Non smetto mai di esercitarmi, anche quando non lavoro. Oggi non ho registrato nulla, ma so che le mie labbra e la mia lingua devono avere un esercizio quotidiano per garantire quella chiarezza richiesta nei 15 o 30 secondi di un commercial. Ti chiedono sfumature infinitesimali: “Qui la finale falla più invitante”. Se non ti diverti, non puoi farlo. Chi fa intrattenimento deve trasmettere entusiasmo, deve essere altruista e generoso. Non puoi portare i tuoi problemi personali nel microfono. Devi tirare fuori tutto il bello che hai dentro per darlo al mondo. Altrimenti meglio cambiare mestiere.
L'Epopea del Doppiaggio Videoludico



Press-Start (Claudia): Agli esordi del doppiaggio videoludico in Italia, spesso lavoravate “in blind”, senza immagini e con pochissimi riferimenti. Tecnicamente, come si costruisce la coerenza di un personaggio basandosi esclusivamente su una colonna di testo e sulla propria intuizione?



Andrea Piovan: Avevamo chi ci suggeriva, il direttore che aveva già letto il testo e sapeva di cosa parlava la storia. Molto dipendeva dalla bravura di chi ti dirigeva nel darti il giusto “mood”, il carattere, il profilo. La cosa bella di quegli anni, specialmente per Metal Gear Solid, è che registravamo agli Abbey Road Studios di Londra. Per un attore entrare lì è un sogno ad occhi aperti.



Lavoravamo ancora in gruppo, tutti insieme nella stessa sala. C'è un feedback continuo con il partner. Avevo Alessandro Ricci, Marinoni, Cola, Ciccone… eravamo tutti lì. Ognuno col suo microfono e le sue cuffie, ma ci guardavamo negli occhi. C'era una complicità che faceva la differenza, specialmente quando lavori senza video. Se avessimo avuto anche le immagini sarebbe stato meraviglioso, ma nel '94-'95 a Londra era quasi tutto al buio.



Press-Start (Mirco): Abbey Road… la prima cosa che viene in mente attraversando quelle famose strisce pedonali. Cosa si prova a varcare quella soglia?



Andrea Piovan: Abitando a Maida Vale, ci andavo spesso. Ma entrare lì… c'è una foto famosa di me e Ricci all'entrata. Era come varcare una porta sacra, tipo quelle di Tokyo. La prima cosa che vidi fu un vetro enorme: dall'altra parte un'orchestra di cento elementi stava musicando le immagini di Batman. Mi chiesi: “Ma dove sono finito? Cos'è ‘sta roba?”. Io arrivavo da Spinea, in provincia di Venezia, dove tutto è a misura d'uomo. Arrivare a Londra fu uno shock, vincere il provino con la Warner per Cartoon Network fu incredibile. C'era un'atmosfera internazionale bellissima, colleghi francesi, russi, giapponesi… ci trovavamo tutti a berci una birra a South Square alle sei del pomeriggio. Un ricordo meraviglioso.
I Volti della Voce: Liquid Snake e il “Capo”



Press-Start (Mirco): Interpretare Liquid Snake significava dare voce a un antagonista mosso da un profondo risentimento. Qual è stata la sfida tecnica più complessa nel trasmettere quella tensione?



Andrea Piovan: “È una questione di geni, fratello!”. Lì è venuto fuori anche il mio carattere. Olivier Dieland, il direttore, mi chiese di esplorare il mio lato oscuro, il mio “chiaroscuro”. Io sono uno solare, ma abbiamo cercato dentro di me quella parte più dark. Abbiamo provato varie strade, vari suoni “in maschera”, per trovare la coloritura giusta che si matchasse con le voci degli altri, come quella di Ricci (Solid Snake). Abbiamo fatto mezza giornata solo di prove prima di iniziare a registrare il personaggio.



Press-Start (Claudia): Spesso si dice che il doppiatore lascia un pezzo di sé nella sala. Hai mai provato una connessione quasi spirituale con un personaggio che, di fatto, non esisteva ancora fisicamente davanti a te?



Andrea Piovan: Sì, è una sorta di isolamento magico. Quando sei lì, il mondo esterno scompare. Sei tu, la luce sul leggio e il personaggio. È come in teatro quando entri in scena: non vedi nient'altro, ma senti tutto. Senti se qualcuno tossisce, senti il respiro del pubblico. È una meditazione profonda. Sei vivo, sei in simbiosi con quell'istante.



Press-Start (Mirco): Parlando di sforzi fisici… c'è stata una sessione particolarmente estenuante? Magari un personaggio bizzarro?



Andrea Piovan: Art Attack! Quello mi ha distrutto, quel maledetto! (Ride). Mi ha rovinato l'infanzia? No, mi ha dato la possibilità di giocare. La direttrice mi disse: “Andrea, questo è un coglionazzo, è un giocherellone pazzotto, devi pensare ai bambini che guardano”. Ma tecnicamente era difficilissimo: lui apre e chiude la bocca in modo strano, fa suoni incredibili: “Oh no, un guaio incredibile! Prendete la colla vinilica!”. Registravamo tutto in una settimana, otto ore al giorno così. Uscivo stremato.



Press-Start (Claudia): Un colpo di genio nato da un errore?



Andrea Piovan: Più che un errore, un'improvvisazione. Il tono del Capo è nato dalla mia scuola di teatro a Londra con Philippe Gaulier. Lui ci faceva fare gli animali ogni giorno. Io ero bravissimo a fare la scimmia, il cinghiale… battevo tutti i compagni stranieri. Quando abbiamo cercato la voce del Capo, ho iniziato a muovermi come una scimmia, a saltare, ad arrampicarmi idealmente nello studio. Da quei movimenti fisici è nato quel ritmo, quel modo di parlare assurdo. Giocavamo anche a calcetto o a beach volley con Neil Buchanan (l'ideatore di Art Attack) per stemperare la tensione prima di entrare in sala. Era un clima di puro divertimento.
La Narrazione della Natura e il Futuro



Press-Start (Claudia): Narrare la natura in capolavori come Planet Earth richiede un approccio diverso. Come cambia la gestione del diaframma quando devi farti interprete del mondo reale?



Andrea Piovan: Cambia totalmente. Devi essere empatico con l'immagine. Se vedo una leonessa nel Serengeti, devo camminare in punta di piedi. Non posso essere invadente. Uso un filo di voce, quasi un sussurro, per non sovrastare la meraviglia di quello che accade. Spesso i doppiatori spingono troppo per far sentire “quanto sono bravi”, ma così coprono l'emozione. Io voglio suggerire, colorare il momento e poi tirarmi indietro per far parlare il vento, la foresta, la musica di Hans Zimmer. È un lavoro sartoriale, di millimetri.



Press-Start (Mirco): Ti senti mai “prigioniero” del tuo timbro nella vita quotidiana?



Andrea Piovan: No, perché faccio troppe cose diverse. Dalla pubblicità ai promo di Rete 4, fino alla voce istituzionale Mediaset per la Festa del Papà o il Natale. Ho 63 anni, tra un po' andrei in pensione sulla carta, ma come potrei smettere? Mi sono appena sposato con la mia Nicoletta dopo 22 anni insieme; questa felicità, questa generosità la porto nel microfono. Se sei un libro aperto nella vita, lo sarai anche nel tuo lavoro.



Press-Start (Mirco): Un'ultima curiosità… ma le opere di Neil Buchanan erano davvero reali?



Andrea Piovan: Assolutamente sì! Negli studi di Maidstone, vicino a Gatwick. C'era questo piazzale enorme dove lui componeva queste figure giganti. C'erano telecamere su bracci lunghissimi che riprendevano dall'alto. Lui faceva tutto manualmente, da solo. Un genio vero.



Press-Start: Grazie Andrea. È stato un onore.



Andrea Piovan: Grazie a voi ragazzi, è stato un piacere immenso.



The Founders è un progetto editoriale di Press-Start.xyz.



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ieri alle 11:10

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