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Necrophosis: Full Consciousness – Recensione Speedrun

Dopo un anno dal suo debutto su PC, tra l'altro con accoglienza molto positiva su Steam, Necrophosis arriva anche su console nella sua versione Full Consciousness, comprensiva del DLC Subconsciousness e di tutte le migliorie che il gioco ha ricevuto nel corso dei mesi. Ad attirare l'attenzione dei possibili acquirenti c'è prima di tutto il comparto artistico molto evocativo, che richiama prodotti come Scorn o il meno memorabile Agony, ma resta da capire se sotto la superficie dell'aspetto estetico c'è anche della sostanza videoludica. Scopriamolo nella nostra recensione.



Un'enigmatica storia di enigmi



Necrophosis è uno di quei giochi che portano avanti una narrazione volutamente nebulosa, con elementi che vengono suggeriti e che lasciano al giocatore l'incombenza di riordinare i tasselli, unire i puntini e determinare una visione d'insieme. Sempre a patto che il giocatore abbia il tempo, la voglia e le capacità per farlo. Difficile dunque definire una vera e propria storia senza aiutarsi con quanto suggerito dagli stessi sviluppatori, che ci fanno intendere che il nostro personaggio si trova in un mondo pervaso da morte e dolore, soggiogato da una sorta di maledizione (la Necrofosi) che consuma persone e cose.



Nei panni del protagonista, che controlliamo in prima persona, ci risvegliamo dentro a una grotta e siamo introdotti al primo mini-enigma che ci consente di uscire all'aria aperta. Un ambiente vasto ma desolato si apre di fronte a noi, tra corpi semi-decomposti e sofferenti e resti di un'antica civiltà sullo sfondo, tra statue di possibili divinità o antichi regnanti e creature mitologiche che ci lasciano criptici messaggi in forma di versi poetici. L'impatto visivo, come anticipato, è molto forte.



Cerca, trova, usa



Meno memorabile è il passaggio alla fase di gameplay, che mostra subito alcune criticità. Necrophosis si rivela, infatti, un gioco basato su enigmi molto blandi, fortemente incentrati sull'esplorazione più che sul ragionamento. L'interazione a nostra disposizione si limita al tasto X con cui toccare oggetti, eventualmente esaminarli e raccoglierli aggiungendoli a una sorta di inventario. Questi stessi oggetti vanno poi posizionati in determinati posti per attivare reazioni a cascata che ci consentono di proseguire.



Fin qui niente di anomalo o sbagliato, non fosse che il ragionamento dietro alla ricerca e all'utilizzo degli oggetti sia quasi totalmente assente. Tutto si basa sull'esplorazione minuziosa dell'ambiente in cui ci troviamo per identificare elementi interattivi e oggetti, il cui posizionamento è palese. Due esempi: nella prima grotta possiamo interagire con due occhi e, una volta raccolti, possiamo appoggiarli sulle due mani aperte di uno scheletro, che si sposterà lasciandoci passare. Appena fuori incontreremo un ex-re che rivuole la sua corona: spostandoci di poco sulla sinistra troveremo senza alcuna difficoltà quella corona su un corpo morto e potremo riportarla al suo proprietario.



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Il tenore degli “enigmi” resta questo fondamentalmente per tutto il gioco, che si può concludere in un tempo dalle due alle tre ore. La vera difficoltà, semmai, sta nel reperire gli oggetti, che non risaltano in modo troppo evidente nella gamma cromatica che pervade gli ambienti che esploriamo. La ripetitività di alcuni elementi scenici rende più confusionaria l'individuazione di quelli con cui si può interagire, senza contare che il puntatore richiede una certa precisione per trasformarsi nella “manina” che indica la possibilità di raccogliere qualcosa, probabilmente in conseguenza del fatto che il gioco nasce su PC. Questo porta, in alcuni casi, a sorvolare su un oggetto che invece è quello che cercavamo.



Semplicemente “medio”



Nel complesso, dunque, l'esperienza di Necrophosis si rivela eccessivamente semplificata in termini di gameplay, arrivando appena sopra al livello del walking simulator, e piuttosto nebulosa in termini di storia, con un coinvolgimento molto forte del giocatore nella ricostruzione delle vicende che stanno alla base del gioco. Il comparto artistico, come si diceva, non tradisce le aspettative, anche se alcuni elementi tendono a ripetersi e la grafica non è certo quanto di più realistico si sia visto negli ultimi anni. Buono ma non determinante il comparto sonoro.



Trofeisticamente parlando: leggi e completa



Al momento della stesura di questa recensione, i trofei di Necrophosis non sono ancora disponibili sui server. Basandosi sugli obiettivi Steam, comunque, la lista è piuttosto breve e legata al completamento delle diverse aree del gioco e al ritrovamento dei teschi che forniscono informazioni sulla lore. Considerata la natura del titolo, non sarà niente di difficile, anche se servirà attenzione per non lasciarsi sfuggire oggetti rilevanti.




L'articolo Necrophosis: Full Consciousness – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.

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sabato alle 16:50

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