Port of Jumanah – Recensione
Pronunciato velocemente, il titolo Port of Jumanah sembra quasi un'imprecazione. In realtà nasconde un videogioco gradevole, bello da vedere e semplice da imparare, ricco di missioni da portare a termine e di personaggi con cui interagire, ma senza velleità da “giocone” complesso. Un perfetto esempio di passatempo, pensato per chi vuole dedicarsi per qualche ora al suo hobby preferito senza doversi concentrare troppo su una trama profonda, anche se non esente da qualche difetto. Scopriamo questo e altro nella nostra recensione.
Mansour a caccia di perle
Protagonista di Port of Jumanah è il giovane Mansour. Lo scopriamo all'inizio, in una sequenza che fa insieme da tutorial per i comandi e da introduzione per la semplice storia, mentre solca i mari a bordo della sua piccola barca. Amante esploratore dei fondali marini e cacciatore di perle, Mansour rimane colpito da una conchiglia gigante che compare sul fondale marino dopo una sorta di terremoto subacqueo. Dalla conchiglia escono sei enormi perle nere, che immediatamente si disperdono come se fossero dotate di vita propria, attirando la curiosità del ragazzo.
Ma non c'è tempo per meravigliarsi, perché alcuni pesci particolarmente aggressivi iniziano ad attaccare il protagonista, che deve fare sfoggio della sua abilità in combattimento mentre cerca una via di uscita per risalire a galla. È l'occasione per incontrare due degli aiutanti che collaboreranno con Mansour, fornendogli assistenza e potenziamenti nel corso delle sue spedizioni e riportandolo al villaggio e al porto di partenza in caso di morte. Proprio il piccolo villaggio fa da punto di raccolta per interagire con personaggi che fanno avanzare la storia principale e le missioni secondarie e per migliorare l'equipaggiamento del protagonista, consentendoci di arrivare alla soluzione del mistero e allo scontro con i veri antagonisti del gioco.

Esplorazione marina
Port of Jumanah ha una struttura molto ben definita, che lo fa rientrare nel genere dei roguelite, anche se con una formula molto edulcorata. Quando avviamo una spedizione dal porto, possiamo recarci in una di sette macroaree che vengono sbloccate progressivamente. Ogni area rappresenta il nostro campo di battaglia, che si snoda attraverso un percorso che noi stessi possiamo definire. Superata una serie di incontri con i nemici, potremo passare alla zona successiva, scegliendo da una minimappa se spostarci in una zona con altri nemici o in una con potenziamenti o nuove armi. L'unica zona obbligatoria, ovviamente, è quella finale con la boss fight.
Anche all'interno delle singole zone possiamo scegliere se limitarci a sconfiggere i nemici o esplorare vie secondarie dove poter trovare potenziamenti o collezionabili. Possiamo anche ignorare del tutto l'ambiente circostante distruttibile (alghe, cartelli, rocce, tubi, ecc.), oppure fare piazza pulita per raccogliere più denaro e risorse da usare al porto. Nel complesso, comunque, le zone da esplorare sono di dimensioni molto contenute e ogni spedizione si risolve in pochi minuti, ma tenete presente che sarà necessario ripetere più volte ognuna di esse per completare le missioni. Trattandosi di un roguelike, a ogni iterazione la mappa cambia leggermente, ma si tratta davvero di differenze trascurabili.
Comandi semplici
Mansour si sposta nuotando con la levetta sinistra, combattendo con il tasto quadrato ed evitando i colpi nemici con il tasto cerchio. A sua disposizione ha anche un gadget secondario, attivabile col tasto triangolo, ma limitato per numero, anche se ricaricabile raccogliendo “proiettili” dai nemici. Liberata un'area dalle minacce marine, Mansour può raccogliere oro e risorse da una conchiglia che compare al centro dello schermo. Di tanto in tanto è possibile trovare distributori automatici con carte potenziamento, nuove armi o gadget e un aiutante sottomarino che ci consente di attivare abilità particolari, come l'esplosione dei nemici sconfitti o la riduzione del consumo di ossigeno quando veniamo colpiti.
La classica barra della salute, infatti, è sostituita dalla scorta di ossigeno di Mansour. Il problema è che questa si riduce sia quando subiamo danni (e la riduzione è abbondante e pericolosa), sia quando ci spostiamo normalmente per esplorare ogni area della mappa. Dobbiamo quindi stare bene attenti a dove vogliamo andare, fermo restando che di tanto in tanto troviamo aree in cui possiamo ricaricare buona parte dell'ossigeno. Iniziare una nuova area con percentuali basse, comunque, equivale a morte certa e alla necessità di ricominciare da capo.

Missioni a non finire
Ad arricchire l'esperienza c'è la possibilità di potenziare la nave e le armi di Mansour prima di partire per una spedizione. Le risorse e il denaro raccolti in precedenza possono essere spesi per migliorare e acquistare dai PNG del villaggio. I miglioramenti alle armi le rendono più potenti, ovviamente, e quelli alla nave consentono di avere bonus passivi, alcuni legati alla quantità di personaggi che possiamo portare con noi come equipaggio. Le missioni secondarie che possiamo accettare liberamente, infatti, contribuiscono non solo a prolungare il divertimento, ma a reclutare PNG che portano potenziamenti specifici, anche se non combatteranno mai al nostro fianco a schermo.
Le missioni secondarie, a proposito, sono molto numerose, anche se per niente complesse. Accettarle “a grappoli” è la scelta migliore, visto che molte sono parallele ed è possibile completarne contemporaneamente più di una mentre ci si dedica a una spedizione. Alcune richiedono di eliminare nemici, altre di raccogliere oggetti, altre di liberare rane intrappolate, ma di fatto nessuna presuppone attività diverse da quelle che già facciamo per portare avanti la trama. Si tratta di un riempitivo, in altre parole, che risulta però gradevole e non opprimente, quindi apprezzabile.

Un equilibrio che si spezza
Il vero problema di Port of Jumanah sta in un certo sbilanciamento. Se le prime due aree si portano a termine piuttosto semplicemente, già dalla terza è facilissimo restare senza ossigeno e morire a causa di pochi colpi nemici. A poco serve potenziare le armi o sceglierne di diverse e a poco servono eventuali potenziamenti attivati per facilitare la run: dobbiamo mettere in conto di ricominciare tanto e spesso per accumulare abbastanza oro e risorse da spendere nella speranza di potenziarci a dovere. Considerate le minime variazioni alle mappe e il gameplay limitato alla pressione di due tasti, senza grandi strategie, la ripetizione risulta però noiosa, persino frustrante a volte, e non giustificabile in un titolo con gli obiettivi di Port of Jumanah.
Peccato per questa scelta, che però potrebbe essere sistemata con una patch, perché per il resto anche il comparto grafico è bellissimo, per quanto non si eccella in termini di varietà di location ed elementi ambientali, e la colonna sonora accompagna in un'avventura leggera e molto piacevole. Anche i PNG con le loro storie e le loro richieste contribuiscono a creare un'atmosfera piacevole che ci riporta a essere un po' bambini.
Trofeisticamente parlando: una lunga spedizione
Il Platino di Port of Jumanah si nasconde dietro a 20 trofei di bronzo, 10 d'argento e 5 d'oro. Le richieste spaziano dallo sconfiggere boss nelle diverse aree all'eliminare migliaia di nemici, passando per tutti i potenziamenti e il reclutamento di personaggi dell'equipaggio che possiamo completare al porto. Una lista trofei per nulla esigente, forse solo un po' lunga.
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