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Recensione di Max Payne 3

La review non autorizzata dello sparatutto in terza persona di Rockstar largamente atteso da tutti i fan

Erano tutti morti. Avevo da poco completato Max Payne 3 sulla mia fidata Xbox 360, il gamepad sudato era come il punto esclamativo a chiusura di tutto quello a cui avevo appena assistito: lo spettacolare ritorno di Max Payne. Non potevo sopportare che la conclusione di un videogioco talmente magnifico come Max Payne 3 fosse arrivata dopo sole dieci o dodici ore di gioco, non ci volle di più affinché l’ultimo proiettile mettesse la parola fine alle lugubri vicende dell’ex detective Payne nella città di San Paolo, Brasile.

Max Payne aveva l’aria di un vecchio ubriacone con la pistola, la faccia rugosa e nessuna voglia di fare da baby-sitter ai ricchi bastardi che lo avevano assunto. Il suo compagno, Raul Passos, era andato a cercarlo nel New Jersey per proporgli il lavoro di body-guard; aveva trovato Max mentre passava nottate insonni fra antidolorifici e bottiglie di Whiskey, all’epoca portava ancora l’impermeabile nero e un’orribile cravatta, in TV davano Capitan Mazza da Baseball e fuori nevicava: sembrava di vivere una vecchia storia.

I vecchi cliché del passato non erano altro che dei flashback nella testa di Max, i due livelli ambientati nel New Jersey facevano solo da contorno ad una storia narrata in una San Paolo capace di offrire il lato peggiore di sé attraverso un alternarsi di ambientazioni socialmente molto diverse fra loro. La narrazione di Max Payne 3 inizia sull’attico del grattacielo dove ci viene presentata la ricchissima famiglia dei Branco, a cui Max fa da guardia del corpo, passando poi per la discoteca dove la bella Fabiana viene rapita da un gruppo di terroristi, per poi fare un giro turistico fra le favelas, dove la samba e il suono dei proiettili scandiscono il ritmo della giornata. Ma in Max Payne 3 nulla è come sembra, come al solito.

I don’t speak your f***ing language

Avevo iniziato Max Payne 3 con un’invidiabile dose di scetticismo. Il fatto che Rockstar avesse deciso di non doppiare il gioco in italiano mi sembrava come un insulto alla storia di Max Payne. I sottotitoli questo terzo episodio mi apparvero come piccoli e grigi, quasi illeggibili. Non trovai soluzione migliore che avvicinare la sedia allo schermo e darmi una calmata: tutti possono sbagliare, anche Rockstar.

Mentre i sottotitoli scorrevano sul fondo, sul resto dello schermo il motore grafico cominciava a mostrare i muscoli sin dai primi minuti di gioco. Nessun altro sparatutto in terza persona era riuscito prima d’ora a stupirmi fino a questo punto, e mai mi era capitato di vedere sullo schermo una cura tanto maniacale per i dettagli in un ambiente completamente dinamico. Cercavo disperatamente una texture ripetuta o un paio di poligoni fuori posto come un drogato in astinenza in un centro di disintossicazione. Tutto appariva come semplicemente perfetto, soggetto alle leggi della fisica come nessun altro gioco prima d’ora.

Una pioggia di proiettili

Desert Eagle alla mano, Max Payne aveva dimostrato subito di non aver perso il tocco, un solo proiettile sparato diritto sull’avanbraccio di un terrorista mentre ricaricava il suo fucile d’assalto lo trapassò da parte a parte, infilandosi diritto nella giugulare del malcapitato. Il Bullet-Time dimostrava di essere in forma come dieci anni fa e Max era ancora in grado di concentrarsi sulla velocità dei proiettili per evitarli e prendere la mira, oppure gettarsi in tuffo per schivare e scaricare proiettili, continuando a sparare anche da terra. Prendere un nemico alla gamba, al torace, all’inguine, al braccio o in testa faceva davvero la differenza e un singolo proiettile incassato nel posto sbagliato significava Game Over certo. Un peccato, in questi casi, non poter salvare la partita: Max Payne 3 sfrutta un sistema di checkpoint che in alcuni rari casi può risultare frustrante.

Era la colonna sonora della mia vita

Stilisticamente Max Payne non era più lo stesso di un tempo. La sua psiche appariva profondamente rinnovata, sembrava come guardare negli occhi l’Impero alla fine della sua decadenza o, se preferite i paragoni cinematografici, sembrava di avere a che fare con il capitano Willard di Apocalypse Now alla ricerca del suo colonnello Kurtz. Max Payne era grosso, pelato e vendicativo, ma non per questo privo della sua grande capacità di far immedesimare il videogiocatore, grazie alle sue uscite stilistiche da poliziesco vecchio stampo e la sua innaturale capacità di attirare a sé gli eventi funesti. Insomma, il Max Payne di Max Payne 3 era ancora il vendicatore, l’uomo maledetto, l’eroe senza scudo, ma semplicemente più grosso e più stanco del solito. Allo stesso modo Rockstar ha deciso di riprendere alcuni temi principali della vecchia colonna sonora del gioco e aggiungervi grandi brani d’atmosfera composti dagli HEALTH, un vero e proprio mix esplosivo che accompagna il suono dei proiettili con musiche elettroniche e un largo uso di basso e batteria.

Erano tutti morti
Max Payne 3 è una full immersion scandita al ritmo di una pioggia incessante di proiettili e azione. Narrativamente all’altezza della serie (e scusate se è poco), il titolo si presenza come uno sparatutto in terza persona in piena regola, con un comparto tecnico semplicemente straordinario, caratterizzato da un’estrema cura per i dettagli. Motore fisico, Intelligenza Artificiale degli avversari, moto dei proiettili e impatto grafico sopra ogni aspettative fanno tutto il resto. Peccato davvero per la scelta di non doppiare Max Payne 3 in italiano. Alcuni giocatori potrebbero trovare fastidioso il level-design di alcuni ambienti, spesso a senso unico e che non danno molto spazio all’inventiva.

PRO:

  • Attenzione maniacale per i dettagli
  • Tecnicamente eccellente sotto tutti gli aspetti
  • Carisma e narrazione fanno onore ai fasti della serie

CONTRO:

  • Manca il doppiaggio in italiano
  • Un po’ troppa linearità in alcuni livelli
  • Una storia così avvincente vorremmo che non finisse mai

Grafica 9,6
Sonoro 9,8
Longevità 8,8
Gameplay 9

VOTO FINALE 9,7

13/05/2012

Recensione pubblicata da piroteca

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Commenti

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Mostra commenti precedenti9 / 87

Lexgrazie per la risposta piro!! cmq come ho già detto devo gocarlo per valutare, quindi per ora è solo un dubbio....14 maggio 2012 alle 23:21 · segnala

pirotecaOps, mi sono accorto ora, rileggendo i commenti, di non aver risposto ad Ax7feed sulla difficoltà degli achievement. Secondo me è molto difficile sbloccarli tutti, alcuni sono online, altri invece obbligano a finire il gioco più di una volta a varie difficoltà.15 maggio 2012 alle 11:10 · segnala

LokiMustLiveLo sapevo. Rockstar ultimamente non sbaglia un colpo: L.A. Noire, Red Dead Redemption, GTA IV e ora Max Payne 3. Appena posso lo compro, e questa recensione rinnova i miei presentimenti su GTA V.15 maggio 2012 alle 16:02 · segnala

A7xFeeDGrazie mille per la risposta piro, purtroppo lo sospettavo essendo un gioco Rockstar ;)15 maggio 2012 alle 16:11 · segnala

Pierpix89Ah piro due domande: ma ci sono granate e molotov e quanti antidolorifici è possibile portare? Negli altri due mi ricordo che massimo 8 se ne potevano portare. Cmq sul sito della rockstar c'è una sezione dedicata per mp3 con dei consigli sul gioco, dategli un'occhiata ;)17 maggio 2012 alle 22:03 · segnala

pirotecaNo, niente granate purtroppo e neppure le molotov. C'è però il lanciagranate fra le armi utilizzabili, anche se non è affatto la stessa cosa.
Per quanto riguarda gli antidolorifici sono sicuro che fino a 7 si può arrivare, poi non so dirti precisamen..
Leggi tuttoNascondi17 maggio 2012 alle 22:07 · segnala

Pierpix89Ok grazie piro :)18 maggio 2012 alle 22:51 · segnala

peluso90Ottima recensione e ottimo gioco :)18 maggio 2012 alle 23:16 · segnala

simonino993ottima recensione per un gran gioco, per me è il gioco migliore a cui abbia giocato proprio per questo fieling che si ha quando si controlla Max26 maggio 2012 alle 12:39 · segnala