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Sviluppato da Tango Gameworks e prodotto da Bethesda, The Evil Within è un gioco d'azione e avventura uscito il 14 ottobre 2014 per PlayStation 3 · Pegi 18+

Mentre indaga sulla scena di un raccapricciante omicidio di massa, il detective Sebastian Castellanos e i suoi colleghi si scontrano con una forza misteriosa e potente. Dopo aver assistito al massacro degli agenti intervenuti, Sebastian cade in un'imboscata e perde conoscenza. Al suo risveglio, si ritrova in un mondo impazzito e opprimente, nel quale spaventose creature vagano tra i cadaveri. Di fronte a un terrore inimmaginabile, e combattendo per la propria sopravvivenza, Sebastian si imbarca in un pauroso viaggio per scoprire cosa si cela dietro a questa forza maligna.

7.8

Recensioni

23 utenti

Recensioni

7.8

Media dei voti
23 recensioni degli utenti

Randolph Carter

ha scritto una recensione su The Evil Within

Cover The Evil Within per PS4

Quale dei due? Nessuno, grazie

Dopo circa 14 ore ho terminato questo viaggio, non sempre leggero, nel malato e marcio mondo di The Evil Within. Scrivo ora la recensione perché, nonostante il titolo vorrebbe fornire una longevità di molto superiore, tra trofei e modalità ng+, non credo che lo riprenderò più in mano, o almeno non lo farò sicuramente per molto tempo. Le aspettative relative al titolo erano piuttosto alte, essendo capitanate da nientemeno che Mikami, padre della storica saga di Resident Evil. E se è vero che più l'aspettativa per un gioco è pesante, più il gioco fa rumore quando cade, in questo caso il tonfo ha causato un terremoto. Si dovesse riassumere il titolo con una parola, quella parola sarebbe "incostanza".
il gioco è un avvicendarsi di capitoli molto diversi l'uno dall'altro, senza riuscire a portare realmente a un gameplay omogeneo. La sensazione alla fine infatti è di non aver capito effettivamente quale fosse la natura più profonda del gioco. A capitoli capaci di raggiungere vette horror piuttosto alte (uno tra tutti il capitolo 9, a mio parere il più bello e forse l'unico significativo di tutta l'opera, che mi ha riportato davvero alle origini e alle emozioni dei primi resident evil) si alternano capitoli rispetto cui non hanno nulla da invidiare i cabinati più scalcagnati delle sale giochi, con fasi di shooting piuttosto approssimative e fuori luogo. Insomma, l'idea che sorge spontanea è che ad animare il gioco siano due anime completamente diverse, incapaci di amalgamarsi: l'horror più puro e tecnicamente ricercata (in dose minore) e lo splatter sparatutto caciarone e trash (in dose decisamente maggiore). Il ritmo di gioco risulta pertanto essere l'elemento più rotto, ma non l'unico. Dal punto di vista tecnico non si grida al miracolo: texture abbastanza tristi, effetto pop up ricorrente, cali di frame non indifferenti e un input lag nei comandi che, con lo scopo di rendere le animazioni più realistiche e verosimili, ha il solo risultato di tirar fuori cristoni nelle fasi di gioco più concitate.
altro punto debole del prodotto è la narrazione: i passaggi fondamentali comprensibili sono pochi, presenti in due o tre capitoli su quindici totali. Il resto è lasciato sottinteso, forse alla fantasia del giocatore, che effettivamente nelle parti noiose del gioco, tempo per pensare ne ha in abbondanza. Neanche alla fine la narrazione si dipana o si epicizza, regalando un quindicesimo capitolo anzi tra i peggiori (insieme al dodici e, in generale, agli ultimi).
Nota di merito al design delle ambientazioni, decisamente ispirate, e al design delle boss fight, spesso ambientali e ansiogene, l'unico punto del gameplay decisamente riuscito.
insomma, tutt'altro che un capolavoro. Si fa giocare e finire, ma dopo di ciò il suo luogo torna ad essere lo scaffale impolverato. Un gioco destinato ad essere dimenticato, con un Mikami che sembra aver dimenticato come produrre giochi horror validi salvo rinsavire ogni tanto con qualche capitolo per poi tornare in amnesia. Un gioco dalle due anime destinato a scontentare il pubblico di entrambi i generi.

6.5

Voto assegnato da Randolph Carter
Media utenti: 7.8 · Recensioni della critica: 7.9

Gabe Logan

ha scritto una recensione su The Evil Within

Cover The Evil Within per PS4

Il male dentro

The Evil Within è un survival horror creato da Shinji Mikami, conosciuto principalmente per la serie Resident Evil e Dino Crisis. Il titolo l'ho iniziato a difficoltà Sopravvivenza perlomeno fino al capitolo 14, poi purtroppo arrivato al penultimo boss e, non avendo molte munizioni ho dovuto cambiare difficoltà e inserire a facile. Ci ho messo esattamente a completarlo 16:28:10 con 124 morti, molto longevo. Al di la di queste precisazioni è sicuramente un buon titolo, non un capolavoro però, alcune cose mi sono davvero piaciute. Il fatto di raccogliere munizioni, spaccare casse per andare alla ricerca di Gel e quant'altro mi ha davvero divertito. E' un titolo lineare cosa che al giorno d'oggi è più unico che raro. Molto interessante il fattore potenziamento del personaggio che si effettua attivando la sedia elettrica, qui appunto possiamo potenziare abilità, armi, riserva e tanto altro ancora, è essenziale raccogliere il Gel che trovate in giro per i vari livelli sennò diventa davvero impossibile andare avanti. (Il Gel nel gioco sono dei crediti che si raccolgono). La trama l'ho trovata abbastanza complicata, non è proprio spiegata benissimo anzi, non dico che doveva essere semplificata però potevano descrivere meglio il tutto anche perché, molte cose sono spiegate attraverso collezionabili. A livello tecnico su PS4 non è eccelso anzi, ho riscontrato problemi anche attraverso filmati, non è proprio fluidissimo. Ci sono stati alcuni momenti che mi hanno ricordato in particolar modo Resident Evil. Che altro dire? E' un gioco sicuramente non adatto a tutti, sopratutto a chi è debole di stomaco, in alcuni momenti c'è davvero lo schifo più totale, un gioco molto malato, i boss li ho trovati molto vari alcuni abbastanza tosti. Dal capitolo 11 in poi il titolo incomincia a cadere nel ridicolo con fasi action, ad un certo punto sembrava di giocare a Battlefield / Cod.. Sono comunque contento di aver recuperato questo titolo, quando finirete il titolo la prima volta si sbloccherà la modalità Nuova Partita + con nuove armi e nuove difficoltà!

ChrisMuccio

ha scritto una recensione su The Evil Within

Cover The Evil Within per Xbox One

Alla resa dei conti, The Evil Within è effettivamente quel tributo ai Survival Horror del passato, quel ritorno alle origini voluto da uno Shinji Mikami insoddisfatto della piega maggiormente Action presa dal genere?
La risposta è Sì, ma con alcune riserve.
The Evil Within pesca a piene mani da molti classici dell'Horror, prendendo spunto in particolare da Resident Evil e Silent Hill per meccaniche ludiche e atmosfera, con quest'ultima inquietante e resa ancora più immersiva da un mondo di gioco folle e contorto, un incubo in contina mutazione.
L'opera è una lotta alla sopravvivenza, tra munizioni da tenere sempre sotto controllo e creature abominevoli dure a morire e capaci anche di eliminarci con pochi colpi mirati; tra trappole e ostacoli di varia natura, poi, non c'è spazio per abbassare la guardia, neanche per un attimo.
Il titolo sviluppato da Tango Gameworks, specie nella sua fase centrale, riesce a regalare momenti di grande coinvolgimento, toccando poi il suo apice con un capitolo avanzato che richiama alla mente la villa del primo Resident Evil, a conti fatti la parte più ispirata e appassionante della produzione. Da segnalare anche una buona varietà in termini di Gameplay: tra combattimenti diretti, fasi stealth, fughe rocambolesche e qualche sporadico enigma da risolvere, la ripetitività non alberga certo al Beacon Mental Hospital.
Eppure, nonostante le diverse frecce al suo arco, The Evil Within è lontano dall'essere un titolo impeccabile.
Oltre a una trama spesso troppo confusionaria, una certa legnosità nei movimenti del protagonista e qualche problema tecnico, il suo voler essere un continuo richiamo ai Survival Horror di un tempo (combinati con meccaniche attuali) porta la produzione a non spiccare in termini di originalità, amalgama pure bene tanti spunti presi da altri esponenti del genere ma non ci mette qualcosa di davvero suo.
Inoltre, nelle ultime ore di gioco si assiste ad un crollo qualitativo, con i capitoli conclusivi davvero poco ispirati e che ripetono costantemente quanto già fatto nelle ore precedenti dell'avventura, portando ad una fase finale priva di mordente, come se fosse stata realizzata in fretta e furia.
The Evil Within non centra totalmente il suo scopo e, pur rivelandosi comunque un titolo di valore, la sensazione generale è quella di essere davanti a un prodotto che poteva essere molto più convincente con maggiore attenzione su tutti gli aspetti critici.
Gli amanti dei Survival Horror lo tengano comunque in considerazione, poichè alcuni momenti memorabili non mancano e l'atmosfera che si respira è di quelle forti che coinvolgono.

LA RECENSIONE COMPLETA QUI: http://rysegames.forumfree.it/?t=7505928 …

7.5

Voto assegnato da ChrisMuccio
Media utenti: 7.4 · Recensioni della critica: 7.9

Ginger

ha scritto una recensione su The Evil Within

Cover The Evil Within per PS4

You don't look so good.. you should take better care of yourself!

Scrivo adesso la recensione di un gioco concluso quattro giorni fa.
La scrivo adesso perché in questi quattro giorni sono stato a pensarci su, non sapendo esattamente cosa scrivere, indeciso fino all'ultimo se pubblicare un parere ultrapersonale, di quelli che assomigliano quasi a delle poesie, descrivendo con paroloni commoventi quello che ho di fatto provato emotivamente giocando a quest'opera, o se scrivere quello che tutti vogliono sapere: com'è la grafica, il sonoro, la trama, se è difficile e quanto dura questo odiatissimo, quasi da tutti, The Evil Within. Alla fine tenterò di fare entrambi, perché nel 2017 non sono io a dovervi dire la scheda tecnica di un gioco uscito quasi quattro anni fa..

Partiamo col dire che di The Evil Within ho sempre e solo sentito parlar male. Lo massacrarono Quei due sul server, nel periodo in cui ancora seguivo il loro canale; lo criticò parte della critica specialistica; lo bocciarono in toto i pochi amici che lo comprarono, e che lo dropparono qualche giorno dopo. Ho dovuto aspettare di conoscere qualche nuovo utente su Ludomedia per cominciare a trovare posizioni diverse, ma pur sempre distaccate, nei confronti dell'ultima fatica di Mikami.
Quando, un mese fa, ho deciso di acquistarlo (30 euro, nuovo) partivo con il più grande timore che un videogiocatore può nutrire dopo aver sborsato una cifra non proprio ridicola: che il gioco faccia cagare.
O meglio, che il gioco si dimostri per quel che tutti dicono che sia. E cioè una farsa sulla falsariga di Resident Evil 4 in cui si spara, e tanto, e non si ha mai paura, in un delirio incomprensibile con fasi squallidamente scriptate e tra cali di madonne e frame rate.
Lo provo.

Come scrissi la sera stessa, i primi due capitoli 'sono andati giù che è un piacere', riprendendo le parole di un vecchio poeta milanese. Basterebbe questa prima ora di gioco per capire di che pasta è fatto The Evil Within ed interpretarlo adeguatamente.
The Evil Within vuole essere un incubo, e lo è in ogni singolo passo che Castellanos compie, dal principio alla conclusione del suo viaggio. Il videogiocatore è chiamato a vivere quest'incubo, e Mikami glielo fa vivere nella maniera più geniale, più bella e profonda che si potesse fare: scriptando. Mikami sa che un videogiocatore cerca, pad alla mano, il potere nel mondo di gioco in cui si addentra.
Quando guardiamo un film, noi siamo solo spettatori di un qualcosa già scritto, diretto e vissuto esclusivamente da altri. Chi sceglie di affrontare il linguaggio videoludico è conscio del potere che il Gamepad pone nelle mani del giocatore, e Mikami questo potere lo distrugge: ti fa credere di avere tanti modi per raggiungere un singolo obiettivo, ma non ne hai neppure uno. Ti fa sprecare pallottole, energia e scorte per raggiungere un punto che poi scompare. Crea ambienti potenzialmente ricchi di punti con cui interagire, ma lo crea statico, asettico e inviolabile anche da parte del videogiocatore stesso: è questo l'incubo vissuto dal gamer.

E poi la malinconia, la tragicità nascosta dietro la brutalità e la miseria che nutre i villaggi abbandonati e i castelli arroccati di The Evil Within. Quel 'Clair de lune' che ti salva la vita anche se stai per perderla, a secco e con una motosega che quasi ti porta via una gamba. Ti spinge a combattere, a metterti in salvo, a rifugiarti angosciosamente in quelle mura bianche e silenziose sella Safe Haven. Tatiana è lì che ti guarda, che fa i fatti suoi. Tu vorresti parlare, ma non puoi. E nel frattempo l'orologio a pendolo ti ricorda che là fuori c'è un mondo che ancora ti sta aspettando, e che la tua pace è un illusione destinata a finire.

Dopo questo momento da poeta maledetto, passiamo ai tecnicismi: graficamente va strabene. L'horror ha bisogno di atmosfera, e chi pensa che l'atmosfera sia direttamente proporzionale al fotorealismo può smetterla di comprare horror. Il sonoro è perfetto: la soundtrack passa da Debussy a Bach con lunghi inquietanti silenzi d'intermezzo. Cali di frame ce ne sono diversi, che spesso limitano l'esperienza di gioco, e mi chiedo come sia possibile che un gioco non riesca a stare fermo almeno sui 30 fps con tanto di bande nere. La difficoltà è quella degna di un gioco horror: poche munizioni, pochissimi kit medici, tanti boss ben costruiti e visivamente potenti, anche se privi di una profondità narrativa che un Pyramid Head poteva avere, potenziamenti del protagonista che non lo rendono mai davvero capace di dominare la situazione. Castellanos si muove come se avesse una pigna ficcata nel culo, e non me ne può fregare di meno. Se avete più di 12 anni dovreste sapere la differenza tra un semplice difetto ed uno limitante, e per ora salvo i cali di frame non ce n'è neppure uno..

La trama si sviluppa a tasselli, tra soluzioni visive da horror puro (durante la fase completamente al buio nella Save Room e durante i primi minuti del capitolo 6 mi stava partendo l'applauso) ed intreccio che si rifà alla tradizione horror spagnola, psicologica e cervellotica, e tiene incollati allo schermo per tutti e 15 i capitoli di gioco, con qualche momento altissimo ed altri (sopratutto nella parte centrale) ben più banali anche per via di conglomerato di personaggi principali e comprimari che non riescono mai a decollare, Castellanos compreso, e per una suddivisione in capitoli che sinceramente non capisco, considerato che The Evil Within andrebbe vissuto come un viaggio, mentre invece risulta frammentario, come se ogni capitolo fosse un gioco a sé stante..

In conclusione, questo The Evil Within funziona, e alla grande.
È un survival difficile, che ti pone di fronte alle tue paure, a un mondo che non conosci e che ti spaventa, che ti da poco o nulla per combatterlo e che di fa franare la strada proprio quando eri a due passi dalla soluzione finale. È visivamente straordinario, con dei giochi di luce e di bui che mettono i brividi. Un sonoro che toglie il fiato (Ho pianto la prima volta che ho sentito Debussy, per un motivo che non sono tenuto a dire, ma era giusto farvelo sapere rotfl) e una storia che si lascia seguire volentieri, anche se banalotta per chi è più avvezzo al cinema horror. Da Mikami mi sarei aspettato qualche corsetta della domenica mattina in meno e qualche momento più profondo, più 'vuoto' in termini di nemici e trappole, più riflessivo.
Tuttavia rimane un must per gli appassionati dei survival horror, che ha qualche momento da horror più puro e psicologico, che rimane in vetta tra i titoli di questo genere usciti negli ultimi 6/7 anni e che rompe il culo a quelle cagate di Outlast e Outlast 2 che non si sa come hanno ottenuto il triplo del successo e delle vendite.

Pace <3

P.s. Non ho preordinato il 2 solo perché Reita mi ha distolto dal farlo

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