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“Appartengo a una generazione perduta” - editoriale

Ci pensavo da mesi, a questo editoriale, ma mi mancava la scintilla per iniziarlo. Un po' perché pezzi così non ne scrivevo dai tempi di The Games Machine, e un po' perché toccare certi argomenti significa aprire una parte di sé, una porta su di sé, a persone che non si conoscono.



La scintilla è infine scoccata con l'ultima lettera di Michele, il trentenne che qualche giorno fa s'è tolto la vita dopo un'esistenza di precariato. In essa c'è un passaggio che ho trovato indicativo: "Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati". Ed è da qui che vorrei partire.



Ho una figlia di otto anni e nel crescerla mi sto trovando di fronte agli inevitabili dilemmi di un genitore. Sta entrando in un'età in cui, come mostravano i Pink Floyd in The Wall, la società la sta incamminando verso quel tritacarne da cui uscirà l'impasto necessario a costruire i mattoni della società. E da cui, finora, sono sempre riuscito a fare un passo a lato.

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11 febbraio 2017 alle 10:40